Mau Mau + 24 Grana - Modena (Piazza Grande) Live report, 21/06/2000

06/07/2000 di



Cielo ancora chiaro, si comincia con i 24 Grana, che per un'ora propongono la loro caratteristica miscela sonora, che varia dal dub partenope dei concittadini Almamegretta a solide intelaiature di chitarre ruvide e nervose, passando in scioltezza per tutto quello che può stare tra questi due riferimenti, con l'elettronica a sovrapporsi con gusto alla classica formazione voce-chitarre-basso-batteria e il ritmo ora a srotolarsi sinuoso ora ad aggredire incalzante. Forte di indiscutibili capacità tecniche e di un frontman ovunque osannato, il gruppo napoletano é oggettivamente valido, ma proprio non riesce ad entusiasmarmi: qualcun altro sicuramente li apprezza quanto meritano, lascio opportunamente a lui oneri e onori della cronaca, e se non é per questa sarà per un'altra occasione.

Pausa tecnica per risistemare il palco, e tra le scenografie zebrate ecco i Mau Mau, in formazione solo minimamente rimaneggiata rispetto al tour '99. L'apertura é preoccupante: alla splendida Adorè che, riarrangiata per l'ennesima volta, questa sera accetta molto meno docilmente del solito gli interventi, risultando decisamente infelice (ma quando capiranno che la versione fotografata su Bass Paradis é insuperabile?), segue la title track dell'album appena nominato, in potenza quasi altrettanto bella ma resa in maniera davvero insipida, e poi la preistorica Soma la macia: non si fa a tempo a gioire della gradita riesumazione che il pezzo termina, malamente amputato della coda tipicamente maulera. E non puo' certo essere Temporale a risollevare le sorti del concerto. Mi guardo intorno davvero inquieto: questi i Mau Mau? Aiuto.

Per il miracolo, però, non c'é che da attendere poco: Nozze, con gioia e malinconia abbracciate strette, é magica come sempre, e capace da sola di girare al meglio, con la perentorietà del "Viva!" conclusivo, una serata nata male. Da lì in avanti va tutto benissimo, con i pezzi pescati con attenzione nell'ormai vasto repertorio del gruppo (si cavalca con Per amor o Pueblos de langa, si dondola lenti con Corto Maltese e Mezzaluna, si riparte a testa bassa con la classicissime e travolgenti La ola e Ellis Island) sapientemente amalgamati con le fresche tracks tratte da Safari Beach, riproposto in ben nove episodi, con più di uno a candidarsi seriamente per uno spazio di riguardo nelle scalette dei prossimi anni (come se già adesso non ci fossero sufficienti difficoltà con le inevitabili esclusioni!). La minacciosa (?) rivoluzione (?) elettronica, anticipata da qualche riarrangiamento con inedite e sostanziose basi sintetiche e da qualche campione più in evidenza nel tour dell'anno scorso (e qualche fan purista aveva storto il naso), e portata a compimento in maniera decisa sul recentissimo album, risulta, nella proverbiale 'prova del nove' del live, metabolizzata nel modo migliore e ben armonizzata con i tipici tratti distintivi del suono della band piemontese, con interventi non certo insignificanti o manieristici, e quasi sempre senza forzature. I pezzi nuovi, in generale, sembrano beneficiare di un'esecuzione dal vivo che salva idee e strutture di Safari Beach integrandole con contributi acustici meno defilati (a parziale riscossa della più tradizionale anima maulera), e i vecchi (fatta eccezione per i già citati inciampi iniziali) non tradiscono, riproposti a volte con interventi anche incisivi e variegati e di rado in maniera filologica (come d'abitudine, in un gruppo che ha sempre scelto di rimettersi in discussione tour dopo tour, andando con coraggio a mettere mano anche ai pezzi più famosi (quante volte La ola ha cambiato ritornello?). Vinta la nuova scommessa quindi, anche se le idee migliori continuano a provenire dalla fisarmonica di Fabio Barovero e dalle trombe dell'iperattivo Roy Paci, se la voce di Luca Morino (esoticamente in gonna lunga) continua a farsi trovare puntuale, e se la solidissima sezione ritmica 'suonata' non perde mai un colpo. Ma di tutto questo non era dato di dubitare, no?

Con i bis si andrebbe avanti ad oltranza (sembra di avere appena cominciato, anche se l'orologio dice che sono passate quasi un'ora e tre quarti!), ma l'ora eccessivamente tarda per un concerto in pieno centro e l'assenza di deroghe impongono una chiusura precipitosa: la rapida e provvidenziale scelta cade su Finisterre. Felici, che in una notte calda di giugno questo gioiello é tra le migliori ninnananne possibili.

(La recensione potrebbe benissimo terminare qui, ma una nota ulteriore é dovuta. Il pubblico non é stato assolutamente all'altezza: non scarso ma certo non numeroso quanto avrebbe potuto essere, e composto in percentuale fastidiosamente alta da curiosi che non hanno nemmeno fatto la fatica di applaudire alla fine dei pezzi. Considerati i nomi in cartellone (modo di dire, che in tutta la provincia si arrivava forse a tre manifesti con scritte microscopiche), l'intensità 'fisica' dei due live act in programma (confermata come prevedibile anche questa sera) e l'ottima accoglienza che (almeno) i Mau Mau hanno trovato tante altre volte in Emilia, é stato davvero un crimine, imputabile senza esitazione alla totale assenza di pubblicità per una serata che, adeguatamente promossa, avrebbe potuto portare in Piazza Grande un pubblico nettamente migliore sia in qualità sia in quantità. In teoria non dovrebbe essere difficile capire che, perché sia davvero Festa della Musica, ci vogliono sì gli artisti sul palco, ma non si può prescindere dal pubblico sotto lo stesso: la speranza é che l'edizione 2000 serva da lezione per il futuro, dato che questa volta si é arrivati ad una sera nella quale nessuno tra i modenesi sapeva di avere sottocasa un concerto del genere, e gratis).



Pagine: 24 Grana Mau Mau

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