Franco Battiato - Mazda Palace - Genova Live report, 04/02/2005

18/03/2005 di



Il maestro entra in scena serio e compunto come al solito. Indossa un giaccone scuro, dalla cui tasca estrae un foglietto e, avvicinandosi al pianoforte che comincia ad accompagnarlo con alcune note, comincia a leggere versi di Shakspeare. Quindi nulla lascia presagire cio’ che sta per accadere: nel giro di pochi minuti il giaccone vola dietro la batteria, i bottoni della camicia ad uno ad uno si aprono e le sonorità diventano sempre piu’ forti; dosi sapienti di elettronica avvolgono l’aria e l’atmosfera che respirano le tre generazioni chiamate a raccolta al suo cospetto si fa assolutamente rockettara. Il maestro pero’ non ha stili, o forse li racchiude tutti in se, e lo si capisce quando intona “Tra sesso e castità” insieme a Kumi Watanabe che con lui ha cantato in “X Stratagemmi”. Atmosfere strane anche in “Ermeneutica” e con “Le aquile non volano a stormi”. Dall' ”Imboscata”, album quasi decennale, Franco e Kumi interpretano “Strani giorni” e il brano-manifesto “I'm that”. Scenografia e proiezioni minimaliste, che si ravvivano solo quando appare un onirico Sgalambro a duettare virtualmente “La porta dello spavento supremo”. La sperimentazione di “Areknames” e di “Meccanica” è la stessa de “Il mantello e la spiga”, anche se è passato quasi un trentennio, piu’ o meno l’età che ha quel synt che l’ultrasessantenne cantautore catanese smanetta con l’aria del bambino divertito. La stessa espressione ludica che ha quando si lancia in danze e balli sfrenati, con lo stile di un teenager chiuso in camera sua. Certe canzoni sono state anche semplificate e rielaborate, come nel caso de “La cura”, del “Il silenzio del rumore delle valvole a pressione” e della cover della PFM “Impressioni di Settembre”. Oltrechè presentare la giovane e fantastica band degli FSC, non snocciola parole, se non un grazie e un buonasera, ma a chi dal pubblico, vedendolo scatenato, gli grida “Vai Franco che sei ancora giovane” risponde con un “E menomale”! Il clou pero’ è assolutamente il finale in cui vengono proposte, in una sorta di medley, tutte le canzoni de “La voce del Padrone” e tutte le altre evergreen da “Voglio vederti danzare” a “Shock in my town”. Qui anche i piu’ composti non resistono e raggiungono il sottopalco di corsa per cantare in coro. Qualcuno è in lacrime, molti visibilmente emozionati e, l’espressione del maestro sotto quegli occhiali dalle lenti sempre piu’ spesse, è quella di un uomo felice ma, chissa perché, sempre inquieto. Forse perché inquieta è quell’umana razza che lui canta, mettendone a nudo sentimenti ed istinti, virtu’ e vizi, pensieri palesi e nascosti, tentando di purificarla con la musica. Grazie Don Franco!



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Abbiamo visto in anteprima "Fabrizio De Andrè - Principe Libero"