M.E.I. duemilatre, in ritardo

09/02/2004 di



"M.E.I. duemilatre. Cinquanta parole pubblicate in ritardo."

Venerdì sera, vigilia, non c'è nessuno a cena a casa mia.

Atipico.

Faccio torte salate per il giorno dopo.

Una volta all'anno c'è il M.E.I..

Meeting delle Etichette Indipendenti.

Faenza, fiera.

Ultimo finesettimana di novembre.

Due giorni.

Rito.

Ci vado da cinque anni (potrebbero essere quattro o sei).

Evoluzioni.

Una volta lo stand di Rockit era 'solo' lo stand della mia homepage. Avvicinarsi timidamente per prendere una copia della fanzine cartacea. Poi, per un attimo, per un’edizione, è diventato un posto in cui vedere finalmente dal vivo i redattori della webzine per cui avevo iniziato a scrivere dieci mesi prima. Poi è diventata la mia casa al M.E.I., il posto in cui trascorrere gran parte del tempo a distribuire fanze - allora erano bicolori -, dialogare con i visitatori, raccogliere demo e dividerseli alla fine del finesettimana, incontrare 'colleghi' e amici, etc.

Nell'anno appena terminato ho scritto poco per Rockit.

Torneranno tempi migliori.

M.E.I..

Questa edizione.

Duemilatre.

Angolazione completamente diversa. Altro padiglione, una tovaglia a quadretti colorati davanti, prato finto ai lati. Tre metri di tavolo in fondo all''area poveri'. aiuola dischi. Pubblicità subliminale. Sulla sinistra trovate il link al forum per gridare allo scandalo. Fate buone righe.

Sempre dietro il banchetto. Non ho visto nemmeno un istante di un qualsiasi dibattito o incontro. Non ho visto concerti (due piccole eccezioni, un po' di sabato sera e un gruppo alla tenda domenica). Non ho visto i videoclip. Non ho visto le mostre fotografiche.

A seguire, la sola cosa importante che ho da dire sul Meeting delle Etichette Indipendenti.

Al M.E.I ho visto edizioni impregnate di speranza. Palpabile. Evidente ovunque. "Faremo un mondo nuovo". Appunto. Questi anni 'fortunati' sono alternati in sequenza assolutamente indecifrabile ad anni in cui i padiglioni della fiera di Faenza sono il Raduno Ufficiale dei Perdenti d'Italia. Le persone sono le stesse. Aumentano solo di numero, sempre. Cerco ogni volta - come detto, senza risultati - di capire i motivi di questo dualismo violento. La legge che governa l'alternanza. Di certo hanno un ruolo non trascurabile le condizioni meteorologiche e la temperatura dei padiglioni. In cinque anni non ho concluso altro.

Hanno un qualche peso anche gli occhi di chi osserva, forse.

Sto facendo la fila per il pass mentre cinque metri più in là Michele Santoro (?) taglia il nastro dell'inaugurazione.

Mi danno il pass numero 007.

Come a dire.

La solita infinita serie di incontri. Spesso belli.

Inediti o attesi.

Tra gli altri, Nicola e Tae, Tottemo Godzilla Riders finalmente materializzati. Incantevoli. Se fosse una competizione, il premio sarebbe loro.

Una ragazza distribuisce a etichette e stand vari un questionario per la sua tesi di laurea. "Cosa significa per te 'indipendente'?" e altre domande maldestre del genere. Rispondo in squadra con Acty e Vincent, mentre altri occhi intorno sorridono. Le proposte per le risposte chiuse spesso sono insoddisfacenti. A "Perchè vieni al M.E.I.?" barriamo la casella 'altro' specificando "mangiare bere ridere amici".

Rompo il collo della prima Moretti che tento di stappare. Pessimo inizio.

Lo stand di Rockit assomiglia a se stesso.

Aria di casa.

Bello.

C'è quasi tutta la redazione. Pons Sixth Acty Faustiko Fiz Camillo. A me Roberta manca. Non poco. Ci sono anche collaboratori passati o presenti, vecchi e nuovi. Stefanel, Carlo, Sherry, Carolina, Alessia, Ilaria, Stopponi, Alberto Muffato e Alberto Motta, Nicola Bonardi e qualcuno di certo dimenticato e chissà quanti altri della 'nuova generazione' che ancora non conosco. E ancora, in giro, tanti che per Rockit hanno scritto (una sola cosa o righe numerose) in altri tempi: Maura, Jul, Moivven, Paoletta, Damir, l'inarrivabile Aurelione...

Faccio la tessera che ancora mi manca.

Non c'è Max Osini.

Se lo avessero saputo prima probabilmente lo avrebbero annullato, il M.E.I..

Non ci sarebbe stato bisogno di molto preavviso. Tutti avrebbero capito.

Acty è giovane, magro, con i capelli corti. Radioso, a tratti. Con il leccalecca.

Vincent è impeccabilmente transalpino. Blu e grigi, coppola gilet cravatta sottile giacca di velluto.

Io ho un completo scuro, camicia bianca, cravatta arancione. E il berretto che vedete in testa a Pons nei suoi autoscatti.

"L'immagine è niente, la sete è tutto.".

O "l'immagine è tutto, la sete non esiste", come abbiamo partorito/imparato ad Arezzo.

Chissà se la definizione - altrettanto aretina - "trio dell'improbabile" è ancora valida.

Rido sempre ripensando che nelle mie prime due edizioni del M.E.I. ho dormito in macchina a duemila sotto zero.

Modena è così vicina.

Compro alcuni cd. L'esordio di Bob è tra le cose che ho aspettato di più negli ultimi venti mesi. Valeva l'attesa. Potete leggerne da qualche parte in questo sito. Il secondo dei Cupo Beat Enterprise ha un packaging - in metallo - inarrivabile, guastato dalla pessima grafica. I Pekisch hanno le magliette più belle. Innaffiatojo fuori gara.

Tra le nomination per il premio per il miglior esordio italiano dell'anno manca uno tra i migliori esordi italiani del decennio.

Le solite tantissime istantanee acchiappate in giro.

La faccia incredula e felice di Fiz quando davvero gli compro il libretto rozzo.

Alcune foto.

L'ultimo frammento del mio M.E.I., dedicato a smontare il banchetto e infilare negli scatoloni cd e magliette e prato finto, è accompagnato dall'esilarante contest di freestyle nell'angolo del padiglione. Abbastanza disallineato dagli standard della manifestazione faentina. Ragazzi giovani, convinti. Energie buttate. Ma involontariamente molto divertenti.

Domenica sera ritorno verso casa. Primo viaggio da solo della due giorni. Non sono più abituato a guidare. Molto traffico. Subito dopo l'ingresso in A1 l'autostrada è completamente bloccata. Qualche altro losco figuro di ritorno da Faenza nelle automobili affiancate. Tutto fermo. Accendo la luce. Sfoglio il mag. Bella grafica. Sorrido di nuovo, ci sono anche io.

Modena, stanchissimo, gli scatoloni scaricati e impilati in camera - ci resteranno per qualche giorno -, fuori di nuovo, a letto troppo tardi.

E Faenza di nuovo, come sempre, tra dodici mesi.



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