Colapesce - Un meraviglioso declino Rubrica

La copertina in anteprimaLa copertina in anteprima
28/11/2011

Dice che per questo disco aveva bisogno di sentirsi a casa, e intende le atmosfere che vanno dai '50 ai '70, quelli che sentiva da bambino. E' diverso dal sound cameretta a cui ci siamo abituati, i suoni freddi e registrati in fretta, per intenderci. Lui ha affittato uno studio a Lecce, l'ha riempito di professionisti, e ci ha vissuto per il tempo necessario. Qui ci racconta tutto: ospiti, metodologie di registrazione, partite di Calcio Balilla. E' il suo “Un Meraviglioso declino”, il nuovo album del siciliano Colapesce. Uscirà il 25 gennaio, ecco in anteprima la copertina, un video che racconta i giorni in studio e un breve diario di bordo.

 

 

 

Lo studio di registrazione: quasi ogni musicista sogna di possederne uno.
Questa sorta di grembo materno sempre disponibile e pronto ad ascoltarti tutte le volte che lo desideri. Registra, e di conseguenza ripete l'amore impresso; o l'odio se preferite (ma in realtà sempre di amore si tratta).
Una tana lontano dal mondo, anche se non ne possiedi uno lo puoi sempre affittare. Una troia a pagamento che se riesci a equalizzare per bene ti resta impressa a vita, ma se sbagli EQ ti umilia tutte le volte che la incontri per strada.

(Lorenzo, Lecce 6 Maggio 2011)

 

Così cominciammo a registrare: era di maggio ([…]e te cadeono 'nzino a schiocche a schiocche li ccerase rosse[…])
Non ero mai stato a Lecce, è una città splendida, per certi versi ricorda la nostra Ortigia, hanno gli stessi colori, ma gli abitanti qui sembrano più sereni, non hanno quell’alone di snobismo e paranoia che contraddistingue la città natale dell’ex ministro dell’ambiente biondo… Si quella lì, non ricordo il nome. Qui siam venuti dal Nord Africa per registrare gran parte del disco Colapesce, con me gli amici collaboratori di sempre: l’ingegnere del suono Toti Valente a spaccare i tamburi della vecchia Ludwig, l’avvocato Peppe Sindona a dominare i vuoti e le pause con i suoi bassi Fender d’annata, io con la mia “nuova” Martin, la sempre fedele duosonic verde acqua 68’ e un ampli Gild del 50’ a cantare le nuove melodie su vecchi microfoni a nastro. La nuova entrata è Francesco Cantone al piano, organi, chitarre e synth antichi, già conosciuto in ambito “alternativo” per i suoi Tellaro e in ambito storico come illustre numismatico.
Al quartetto già rodato da una lunga pre-produzione nel nostro vertigo studio aka limoneto, si aggiunge Giacomo Fiorenza, produttore indie blasonato e boss della 42records (insieme ad Emiliano Colasanti), anche se qualcuno ogni tanto lo scambia per il macellaio di Gualtiero Marchesi, e il mitico Gigi, assistente e fonico del Posada Negro Studios di Roy Paci. Nel disco troverete anche una sezione fiati, un quartetto d’archi, Sara Mazo degli Scisma, Mirko Onofrio della Brunori Sas, Andrea Suriani dei My awesome mixtape, Lucia Manca e Grazia Negro, il mio caro amico Alessandro Raina degli Amor Fou e lo stesso Roy con cui c’è un’amicizia ventennale, ovvero io avevo 8 anni e lui da poco non suonava più con la Banda del paese. L’atmosfera perfetta per registrare il meraviglioso declino che avevo in mente da un po’ di mesi. Se metti che in più avevamo un frigobar con birre artigianali e ottimi distillati locali, un prato con l’amaca e un bigliardino nuovo di zecca direi che non ci si poteva proprio lamentare. Il torneo di Calcio balilla era fissato dopo pranzo fra le 14.30 e le 16.00 e ha messo seriamente a rischio l’intera riuscita del disco e le nostre mani. Le squadre: Io e Giacomo , Peppe e Toti, Francesco e Gigi, quest’ultimo, il vero fuoriclasse del torneo, si è anche meritato dei neologismi calcistici come “la gigiata dal centrocampo” o “il cannone del salento”. Il più intollerante è stato sicuramente Sindona che ha addirittura litigato seriamente con Toti per la sua distrazione in difesa ( quando basso e batteria litigano la cosa può rivelarsi molto rischiosa in fase di ripresa). Cosa c’era in palio per i vincitori del giorno? La possibilità di dare un calcio in culo al perdente umiliandolo davanti a tutti.
Il Posada Negro è uno studio da sogno progettato da un ingegnere inglese (uno degli Abbey road eh). Mi sono ripromesso di mettere presto online sul mio tumblr delle foto e tutta la strumentazione usata per la realizzazione del declino. Una vera pacchia per audiofili, fonici, tecnici o semplici appassionati: compressori e pre come se piovesse e come se non bastasse il macellaio Giacomo si era portato dietro gran parte delle sue macchine vintage, compresi ampli per chitarra, microfoni, valanghe di pedalini, chitarre, bassi, neve d’annata, valvole qui valvole la etc. Ogni elemento della sua collezione è un pezzo di storia della musica che va dai 50’ ai 70’.
Perfetto, a me andava benissimo, mi gasava l’idea di avere un suono a me familiare (nel senso stretto della parola, riferito ai dischi di mio padre) a supporto di nuovi argomenti. Non si tratta dunque di revisionismo storico, avevo solo un gran bisogno di sentirmi a casa in questa fase di smarrimento generale. Niente lo-fi effetto cameretta, niente glacialità o altre peculiarità moderne. Non scrivo con tono polemico, magari il prossimo disco lo registro nel cesso con il microfono del cantatù o a Detroit cassa in quattro e kaoss Pad, chi lo sa. Questo è nato così, al centro di un meraviglioso declino.

( […]torna maggio e torna ammore, fa de me chello che voi […] )

Commenti (1)

  • Pain 02/12/2011 ore 00:17 @pain

    Attendo fiducioso *_*

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