Il metal in Italia funziona alla grande

Un recap degli ultimi anni di metal italiano, che fa dei numeri incredibili nel mondo
28/02/2019 14:00

C'è stato un tempo in cui molti di voi ascoltavano il metal, godendo delle illustrazioni truci sulle copertine dei vinili e imparando testi e assoli di chitarra a memoria. In seguito, qualcuno si è dato al metal estremo nel periodo di maggior tormento, per poi diventare adulto e virare verso il folk indipendente o l'itpop. Esistono, ne ho le prove. Altri, semplicemente, sono rimasti metallari a vita e con quelli che hanno tradito la fede, ci parlano poco e malvolentieri.

In effetti, negli anni '80 (ma anche nel decennio successivo), il metal è stato il viatico per la ribellione. Musica rumorosa, distorta, primitiva, perfetta per far incazzare genitori, preti, sbirri e società in generale, sognando di volare sulle highway americane con un giubbotto pellatissimo e una moto supercromata. In realtà, quello sopra è un cliché estremamente falso, perché il metal si è sempre distinto in un sacco di sottogeneri che l'ondata nu metal di fine '90 primi 2000 ha provato a inserire nello stesso calderone, ma quelli hanno sgomitato per riprendersi il proprio spazio e negli anni '10 sono tornati a dividersi felicemente, un po' come i loro fan. 

L'appellativo "metallaro" è una roba generica che poteva usare vostro nonno per definire un ragazzetto coi capelli lunghi, la maglia degli Iron Maiden, i bracciali con le borchie e i pantaloni strettissimi, tocco fashion che i metallari hanno reso celebre ben prima che hipster e truzzi lo facessero proprio. Birra in mano, lo trovavi nelle piazze o nelle aree adibite alla compagnia del metal, che vedeva di starsene ben alla larga da quelli che ascoltavano la musica moscia. La realtà è anche altro: in Italia ci sono comunità vive e attive di Glamsters che si ritrovano vestiti come Nikki Sixx dei Motley Crue o Bret Michaels dei Poison ai concerti (spesso reunion imbolsite) delle band che hanno fatto del rock'n'roll tutto feste e scopate una ragione di vita. Il biopic "Motley Crue - The Dirt" che uscirà a marzo su Netflix, vi chiarirà gli aspetti più estremi e folli del genere. 

Questi ultimi hanno poco o niente a che fare con la vasta congrega del Death Metal, ben meno disposta a indossare pailettes in favore di look total black e distopie nucleari, apocalissi di ogni tipo, sventramenti e pesantezze che portino allo scoperto il proprio disagio interiore. Discorso a parte per la comunità Black Metal italiana, che dalla nascita del genere lo considera come un vero e proprio culto, con ferree regole da seguire. Per avere un'infarinatura di cosa voglia dire farne parte, potreste guardare il film di prossima uscita "Lords of Chaos", recente biopic sulla storia (romanzata) dei Mayhem e di Burzum, tra omicidi, riti, morti apparenti e chiese bruciate.

Last but not least, i nerd del metal, i True Defenders (spesso Riccardoni), quelli che amano le band epic-classic ultratecniche, che sbavano davanti agli strumenti, conoscendone ogni anfratto e possibilità, che dedicano ore giornaliere ai tutorial su YouTube per guardare le ultime novità suonate da chitarristi-piovre che dopo un po' fanno venire il mal di testa. Ragazzi con poca vita sociale ma con sogni turbofantasy e una voglia di rivalsa eccezionale nei confronti del resto del mondo.

Fatta la dovuta premessa, parliamo un po' della salute del metal di questi tempi in Italia. Dal sito Metal Archieves, una sorta di enciclopedia del metal internazionale consultabile per Paese o per sottogenere, potete farvi un'idea di quante band siano sempre all'attivo, di quante abbiano cambiato nome e di quante si siano sciolte dopo anni di onorato servizio. Un dato: sembra che il metal sia particolarmente vivo nella Grande Padania, in città come Pordenone, Varese, Treviso, Vicenza, Bergamo, Belluno, Como, Lecco (secondo i dati raccolti). Sicuramente la nebbia, le realtà industriali e i caseggiati affatto turistici aiutano la ricerca del metallo.

Nel caso siate tra quelli che da piccoli ascoltavano il metal e poi hanno smesso, manco facesse male come le sigarette, un ragguaglio su cosa sia successo negli ultimi anni in Italia è doveroso. Se tra i vostri dischi del cuore ci sono i Death SS (ancora attivi benché meno mascherati), la Strana Officina, i Bulldozer, i Vanadium di Pino Scotto o gli Extrema, sappiate che di acqua sotto i ponti n'è passata. Addirittura Paul Chain ha rinunciato al suo nomignolo oscuro per mettersi a fare esperimenti con la chitarra e l'arte colorata.

Il top del gradimento a livello mondiale lo hanno ancora gli inossidabili Lacuna Coil di Cristina Scabbia, che sono anche la prima band italiana a comparire nella classifica di ascolti metal su Spotify (si parla di 32 milioni di stream in un anno) e che in carriera sono arrivato alla posizione n. 28 della classifica di Billboard USA, ma anche i triestini Rhapsody of Fire, band symphonic power metal con all'attivo 10 album, più di un milione di copie vendute in tutto il mondo e mezzo milione di like su Facebook. Ancora symphonic barocchissimo ma stavolta contaminato col death è il genere dei Fleshgod Apocalypse di Perugia, band da 335mila like su Facebook, numeri che gli onesti musicanti del nuovo pop si sognano la notte.

Un progetto del tutto diverso, che unisce jazz, prog e metal sono (stati) i padovani Ephel Duath (sciolti nel 2014) mentre vanno ancora fortissimo i Sadist, techincal death metallari genovesi all'attivo dal 1991 che si sono riuniti nel 2005 tornando alle origini (l'ultimo album, "Spellbound", è del 2018). I romani (ma catanesi di origine) Novembre spaccano con il loro progressive death metal, i milanesi Destrage invece restano in bilico tra il thrash, death, prog e math. 

Spostandoci nel territorio ibrido del metal contaminato, meritano assolutamente una menzione gli Ufomammut di Tortona, che suonano doom stoner con influenze psichedeliche e che live sono degli schiacciasassi e i devastanti triestini The Secret che coniugano il metal con l'hardcore, toccando note black assolutamente negative. Esperienze al limite del metal sono quelle degli OvO di Stefania Pedretti e Bruno Dorella, che giocano col rumore e con l'industrial declinato al black ma soprattutto al drone, del funeral doom rallentatissimo dei Fuoco Fatuo, all'incredibile epic black metal partenopeo degli Scuorn coi testi in napoletano creati dal polistriumentista Giulian, fino ad arrivare a Lili Refrain che da sola canta, suona, loopa e ci fa entrare in abissi oscuri davvero sinistri. 

Il recap metal si ferma qui ma aspettiamo i vostri consigli: quali sono le vostre band metal italiane preferite di oggi? Segnalatecelo nei commenti!

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