MI AMI 09: Quale magia fa si che ancora si canti

28/06/2009 di

(Foto di Marco Becker)



MI AMI 2009 "Quale magia fa si che ancora si canti" Se c'è una cosa che la teoria evoluzionistica di Darwin non spiega, quella è la musica. Essa non serve. Essa non è utile. Essa eppure rimane. Abbassando il livello, commutando, potremmo dire che se c'è una cosa che la teoria involuzionistica berlusconiana non spiega, quella è Rockit. Italiani siamo italiani (italiani brava gente!) ma alieni. Per la società, per certa gente, saremmo già dovuti morire tempo fa. Estinti. Siamo un mistero della scienza o un tabù della religione? Siamo quello che facciamo ed ecco i nostri giorni migliori.

(Suono nasale, pigia il tasto del microfono, si apre l'interfono).

Ma allora a che serve il MI AMI? E' utile?

Se proprio dovessimo farci bastare i significati del verbo servire, Rockit serve a molti, non serve nessun padrone, mentre il MI AMI serve a Rockit per portare avanti un progetto editoriale che, da solo, non si autoalimenta. Pubblicità, finanziamenti... l'editoria musicale in un paese dove la musica non conta nulla è un bel problema. Così il MI AMI, quando Dio decide di non pisciarci addosso, riesce a dare respiro ad una realtà che del festival è la linfa. Senza il discorso quotidiano, senza le recensioni, le interviste, gli approfondimenti, il coinvolgimento degli artisti, non ci sarebbe quella credibilità che è l'unica struttura solida di una realtà come Rockit. Che dà l'idea di un percorso di continuità, sul campo.

Ma rilegare il MI AMI al concetto di utile, o peggio ancora al verbo servire, è qualcosa di drammaticamente sbagliato. E' come la ministra Gelmini che, numeri dei bocciati alla mano, ritiene di aver riportato il rigore nella scuola italiana. Come se far saltare milioni di patenti volesse dire aver risolto il problema della sicurezza nelle strade o la questione, più concreta, dei trasporti sostenibili. Tutte balle. Non siamo un'azienda. Non siamo un'istituzione. La faccia ce la mettiamo giorno dopo giorno. Questo non è un abaco. Anche se l'abaco in periodo vintage è molto cool.

"Il lento, inesorabile precipitare degli eventi
quale magia fa si che ancora si canti?"
(Giorgio Canali, "Nuvole Senza Messico")

In "Nostra signora della dinamite" Giorgio Canali ribalta il mondo. Strozza l'Italia delle canzonette rispettandone la storia, si inventa una nuova melodia, le nuvole diventano "senza Messico"; al posto di ululare alla luna come tutti i comuni mortali, è la luna che a volte ulula a lui. Le sigarette senza filtro. Le bottiglie di vino rosso portate da casa. La pelle rude. Il tono burbero. L'incazzatura radicale. Le bestemmie al firmamento. Le mani nel fango.

Chi ascolta questo disco capisce perchè non esiste solo l'utile, e spesso l'utile non serve. Ed è per dischi come questo, per la Forza e la Bellezza che mettono in circolo, per l'Italia che esprimono, per le persone a cui sono dedicati, per la saggezza di cui sono intrisi, che esistono festival come il MI AMI.

"E mentre prendo dal primo idiota che passa
lezioni di poesia e di impegno sociale
vaffanculo
io canto di te"
(Giorgio Canali, "Lezioni di poesia")

Gli occhi dei criptoprugnettosi vestiti trash in cerca di 15 minuti di gloria, mi dicono che abbiamo calato le braghe. Dividono il mondo in due perchè pensano che la musica sia un fatto loro, esclusivo. Cantanti milanesi stizzite perchè non capiamo la loro "arte". Geek con i denti marci che vivono con la tastiera al posto delle mani e dividono la vita in thread del forum. Giornalistoidi con il veleno nelle gengive, troppo tempo libero e tanto rancore in arretrato. Ghetti chic dove rifare il mondo con le parole, perchè c'è chi la storia la subisce e chi invece la fa.

Un rumore fastidioso di sottofondo che non merita più risposta, neanche un riga di polemica.

Chiudi l'interfono per favore.

Fosse per loro, in questo paese non esisterebbe niente se non un lamento compiaciuto o quel blu dipinto di merda. Invece vedo una voglia di festival che non può che fare bene (un plauso all'IndieRocketFestival di Pescara, e al Parklife di Milano). Anche se non girano soldi, si inizia a fare sul serio.

E che bello questo MI AMI! Bello di kids, la nuova onda. Iori's Eyes, Heike Has The Giggles, The Hacienda, Did, I Ganzi, The Leeches, gente che sta zitta, suona, spacca i culi e se ne fotte del resto. Bello di artisti che sono cresciuti con noi: Dente, Marta sui Tubi, Julie's Haircut, Giorgio Canali e Rossofuoco. Bello Vinicio Capossela ad occhi chiusi, il viso inclinato, la bocca leggermente aperta, le mani lungo il fianco ciondolante, sotto la Capannetta in silenzio quasi sacrale, mentre Edda – bellissimo – dopo 15 anni torna su un palco ufficiale di musica italiana. Accompagnato da una tribù di tribali che rendono la plastica del tendone meglio di quello che può essere la pelle con un cuore sotto. Gli chiedono "Uomini", lui la fa ed è Storia. A fior di pelle. Bella la cresta dei Ministri, "Libero Kebab Libero Stato". Belli i Linea 77 che giocano a carte prima di salire sul palco. Belli Lord Bean e i Minnie's, la prima volta per l'hip hop vecchia scuola sul Palco del Pertini ("e in fondo anche Gesù era solo un povero Cristo..."). Assieme per giorni migliori. Bello Garbo con la giacca poggiata sulle spalle, mi chiede una bottiglia di Glen Grant consegnandomi 20 euro: "tieni, pago la bottiglia e pago te, ti ricorderai che sono un galantuomo". Bello il magma felice per Nic Sarno, Color, Useless Wooden Toys e tutti i migliori djs della nuova generazione, i millecolori della festa.

Bello "che infonde luce a tutto ciò che ha intorno" (Minnie's). Fino ad abusarne. Fino a vedere la gente sfatta sdraiata sull'asfalto alla chiusura dei cancelli ad aspettare la mattina e il primo autobus che la possa riportare a casa. Fatevi una foto mentre andate via. Conservatene il ricordo.

Che per quanto ce ne sarebbe da dire, raccontare o spiegare, la magia non si dice, solo in parte si può raccontare e per niente al mondo si può spiegare. Bisogna viverla. Ancora si canta.

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