MI AMI 2006: Il nostro punto. E a capo!

04/07/2006

(Foto di Principessa Favilla)

37 band indie. Tantissimi banchetti colorati e popolati e barluccicanti di vita. Due reading notturni vissuti al 100%. Una zona del fumetto indipendente che può crescere. Nessun nome di clamore, nessun insegna luminosa per attirare gli allocchi, nessuno spot promozionale. Tutto quello che c'era è cresciuto con le proprie mani e le proprie dita, e si è fatto valere per il proprio Valore. Il MI AMI giunge alla seconda edizione in una location perfetta e con dei numeri che, se rapportati alla materia totalmente indipendente trattata, fanno impressione. E - mentre la mente corre già al 2007, e la voglia di reiniziare a lavorare non ha nemmeno tempo di farsi le vacanze - riflette su stesso con le parole dei suoi due principali organizzatori, Stefano Fiz Bottura e Carlo Pastore.



"Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi"
(Giovanni Lindo Ferretti)

Viene in mente tipo la vacanza di giugno. Quando da adolescente vai in villeggiatura con la tua famiglia, ma in realtà con la tua famiglia stai poco. Conosci nuovi amici, fai ballotta, ti innamori sulla spiaggia. Viene in mente quando è il momento di partire, quando ci si dà l’appuntamento all’anno successivo. Niente di troppo differente da chi passa le proprie settimane off, d’estate, in giro per i festival. Nei quali ci stai tanto bene che ti piacerebbe fossero un appuntamento fisso. Certezza nonostante tutto. Posti dove divertirsi e ascoltare roba buona. Può venirmi in mente questo MI AMI?

Seconda edizione e non dobbiamo raccontarvi com’è andata. Se ci siete venuti, avete potuto vedere/sentire/vivere cos’è stato. Abbiamo raccolto impressioni. Feedback. Pareri. Ne abbiamo formulato qualcuno, e ora vorremmo condividerlo. Crediamo infatti che ci siano alcune cose che fanno del MI AMI un festival diverso rispetto agli altri, aspetti che ne tratteggiano la fisionomia e ne possono distorcere, se non capiti, la percezione. Perchè il nostro è un festival qualunque, con musica e gente che ascolta, ma si regge su equilibri particolari. Cioè di chi non è solo producer/promoter per una volta all’anno, ma durante tutti i 12 mesi si confronta con gli artisti e il pubblico su differenti piani: redazionale, promozionale, umano. Motivi dunque che ci impongono, con naturalezza, un Rispetto 100 volte maggiore. Soprattutto perchè non ci piace fare i piacioni e parlare sempre bene di tutti, per creare meno problemi.

IL CAST
Abbiamo potuto notare, quest’anno, quanto mantenersi sui valori della Pluralità e della Qualità sia difficile. Fissiamo così paletti per aiutarci nel percorrere la linea: la scelta è stata – e sarà – di non richiamare le stesse band per due anni consecutivi. Crediamo d’essere riusciti nella missione, portando a suonare al Circolo Magnolia 37 band di circa 30 differenti etichette. Abbiamo in questa maniera stimolato il ricambio e solleticato la curiosità. C’è ricchezza nella nostra Musica, è un piacere (uno stimolo, un orgoglio, una soddisfazione) poterla valorizzare. Tutto ciò però non ha fatto mancare qualche inevitabile polemica sulle nostre scelte in fase di scaletta: ci si chiedeva – è solo un esempio – perchè i Numero 6 si dovessero esibire prima di gente come i Cosi, o proprio perchè i Cosi fossero sul palco Pertini senza neanche un disco all’attivo. Il motivo è semplice: scegliamo le scalette dopo aver visto i live di tutte le band in cartellone. Sulla base della nostra esperienza e dei feedback che raccogliamo, determiniamo l’elenco. E ci riserviamo di scommettere: con grandissimo rispetto per i Numero 6, se i Cosi sono lì senza neanche uno straccio di registrazione è perchè nelle volte in cui li abbiamo visti dal vivo ci hanno entusiasmato. Poi sta a voi darci ragione o meno. Lo scorso anno si fece lo stesso con i Red Worms’ Farm, meno chiacchierati di Super Elastic Bubble Plastic o Good Morning Boy. A noi piacevano tanto quanto i portentosi The Death Of Anna Karina quest’anno, e con assoluta tranquillità abbiamo deciso di “premiarli” mettendoli terz’ultimi di sabato. Nessuna sovrastruttura. Nessuna mafietta da italietta. Nessuna dietrologia o complotto. Siamo quello che siamo e quello che siamo lo mettiamo nero su bianco sempre (le pagine di ROCKIT’mag, il sito internet, il tabellone del MI AMI). Non ci nascondiamo. E non vogliamo che qualcuno lo faccia con noi, se avete qualcosa da dire ditecelo sempre, continuate a dircelo, è importante per tutti raccogliere pareri e critiche ovvio. Il MI AMI non è intoccabile (!) però è Importante e questo vorremmo lo capissero tutti e non si dimenticasse per far prevalere interessi personali o ripicche da niente. Come una cosa Importante (e fragile e delicata, per i motivi che si diranno poi) il MI AMI va trattato. Già, crediamo che esserci, per qualsiasi band a qualsiasi livello di “celebrità” sia – insieme - una cosa significativa e un’opportunità. Perchè siamo nel cerchio e non è un cane che si morde la coda, ma una ruota che gira: dà un senso contemporaneamente al lavoro che facciamo - appunto - durante tutto l’anno (e da anni) e ripaga gruppi ed etichette in moneta sonante (soldi e pubblico e rispetto e credibilità legati a doppio filo). Fare questo festival insieme, contribuire, darci un mano è qualcosa che vale molto di più di un mero elenco numerico o di 10 minuti in più o in meno di live set (questa, in soldoni, la grossa differenza fra posizioni in scaletta). Lavoriamo per fare in modo che la gente venga a tutte le ore, per fare sì che ognuno abbia il pubblico che si merita. In questa edizione ogni artista ha potuto avere sotto il palco sempre una bella scarica di gente attenta e incuriosita. E ne siamo contenti.

I DUE PALCHI
Secondo noi è incredibile poter pensare che in Italia sia possibile organizzare un festival di soli artisti connazionali con ben due palchi. Che suonano in contemporanea, e senza gerarchie. Il Palco Pertini non è infatti un main stage, bensì un palco con una fisionomia differente rispetto all’amatissima e intimissima Collinetta (che – inutile dirlo ma opportuno ricordarlo – non è un second). Il fatto che proprio in Collinetta vi abbiano suonato grandissimi artisti come i Diaframma e Cesare Basile è legato alla nostra scelta di creare, in un ambiente naturale senza asfalto - vicino quasi alla conformazione morfologica di un anfiteatro - un’atmosfera raccolta dove potersi godere quasi come una proprietà privata artisti che fanno delle chitarre un cuore sanguinante. Gente che interpreta la propria attitudine artistica in maniera forse più cantautoriale, o semplicemente più legata ad atmosfere slow. Ecco tutto. Non è stato bello sognare con gli En Roco sdraiati sul prato o ondeggiare con i Mojomatics senza avere male ai talloni? Ci è sembrato di si. E sicuramente proseguiremo su questa linea l’anno prossimo. Potenziando ulteriormente l’impianto audio-luci e allestendo un migliore backstage per l’operatività dei cambi palco. Che sono stati poi alcuni suggerimenti che abbiamo ricevuto e fatto nostri. In particolar modo qualcuno si è lamentato del fatto che i 2 palchi si dessero fastidio l’uno con l’altro. Questa è una critica vera, ma solo in parte. E giustificabile. E’ successo solo in 2 occasioni, con Bob Corn (con Tizio-Bob Corn che suonava praticamente sottovoce e con una chitarra acustica... Ci spiace davvero perchè lo adoriamo, ma di più noi non si poteva fare e comunque ci ha pensato lui stesso scendendo in mezzo al pubblico e andando a toccare le corde giuste là dove non c’era rumore o brusio che poteva dar fastidio...) e con i Ronin. Non rumore sovrastante, ma brusio fastidioso su Musica che meriterebbe il silenzio assoluto, spezzato anche dalle inevitabili chiacchiere. Insomma, la linea è quella. E’ ormai un solco tracciato, come l’orma dei piantoni del palco dentro il prato dell’Idroscalo e come il pugno chiuso di Sandro Pertini a ricordarci che Italiani Brava Gente!. E la risposta che ci avete dato quest’anno ci rincuora e ci dà fiducia.

IL MI FAI - Matti Incontri Fatti Fumetti All'Idroscalo
Sorpresa del 2006, scommessa per gli anni futuri, il MI FAI fa capolino dentro un ambiente come quello indipendente che difficilmente conosce il mondo del fumetto, altrettanto indipendente ma altrettanto rigoroso su se stesso. Nato da un'idea Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, da sempre agitatore e da sempre coraggioso nell'abbattere barriere che non esitiamo a definire stupide e controproducenti per tutti, si è poi configurato come un elemento di novità importante e sicuramente positivo. Obiettivo nobile, quello di mischiare carte di due mazzi diversi; difficile realizzarlo, anche per carenze strutturali e logistiche, oltre che organizzative (il Mondiale di mezzo non ha di certo aiutato lo svilupparsi di percorsi nuovi e possibili). Alla fine, tra millemila problemi, s'è fatto. E ciò che conta è sapere che è servito: libri sono stati venduti, anche se non molti; e fumettisti si son conosciuti. Crederci sarà la parola chiave anche per l'anno prossimo.

LA LOCATION
Per qualsiasi festival, la location è fondamentale. Dopo l'esperienza al Paolo Pini dello scorso anno, ci siamo spostati al Circolo Magnolia presso l'ex Riva Verde dell'Idroscalo. E ne siamo totalmente contenti. Con i ragazzi del Circolo ci siamo trovati benissimo sia a livello umano che professionale. Si sono mostrati attenti e competenti, e quando ce la si intende anche con un paio di sguardi allora significa che c'è il giusto feeling. Ci va di tributare loro un plauso e di rinnovare loro l'invito a lavorare assieme anche per l'anno prossimo. Obiettivo: far crescere il festival dal punto di vista tecnico e logistico, migliorare le prestazioni per accogliere un pubblico che vorremmo sempre maggiore, magari pensarci prima per le maledette licenze alla salamella. Il MI AMI è ormai naturalmente posato là. Fra i loro alberi e nel loro piccolo Paradiso.

PREZZI, ACCREDITI, BACKSTAGE
Il MI AMI è un festival che, nonostante quest’anno avesse due piccoli ma pesanti loghi di 2 multinazionali, ancora ha bisogno di millemila attenzioni (anzi, forse anche in virtù di quei 2 loghi ha bisogno di attenzioni ulteriori per non correre l’idiota e inutile rischio di snaturare il progetto e l’Idea iniziali). Il MI AMI non può (e non vuole) concedersi sboronaggine perchè nessuno può permettersi (poi) rimpianti (mai).

Inventarsi un Festival, chiedere a tutti partecipazione e sacrifici, e poi dopo 2 edizioni finirla lì sarebbe davvero – oltre che poco serio – poco rispettoso per tutti quelli che ci hanno Creduto. Noi, con voi, ci Crediamo. E l’obbiettivo è proprio questo: che il MI AMI ci sia, ovvero la stabilità. Fare del MI AMI un appuntamento classico, con la voglia e la freschezza e la curiosità di rinnovarsi sempre. Un sogno? Perchè no. Ogni viaggio inizia sempre con un passo e non sai mai dove ti porta. L’anno scorso abbiamo fatto il primo passo, quest’anno – raddoppiando - ne abbiamo fatti due. Poco per volta. Un passo alla volta. Così si va lontano. E intanto si ha anche il tempo di godersi il viaggio.

Un viaggio bello e a prezzi onesti. Perchè non dobbiamo farci ingannare da ciò che potrebbe sembrare: il castello che abbiamo tirato in piedi è ancora molto fragile. E’ per questo che chiediamo a tutti di darci una mano: il nostro MI AMI può esistere solo se tutti facciamo un passo indietro, perchè solo in questa maniera sarà possibile redistribuire sui fruitori la ricchezza artistica che gli artisti possiedono e noi tentiamo di organizzare in maniera strutturata. Come a questo punto saprete, la nostra politica del “PAGARE MENO, PAGARE TUTTI” impone dei sacrifici (contenimento costi) e uno sforzo (cambiamento di una prassi consolidata). Siamo abituati in Italia ad una politica degli accrediti molto vasta, flessibile e danzereccia; fra blog, band, booking agency e giornalista siamo tutti operatori del settore. E il pubblico? Solitamente a loro – quando partecipano - tocca esborsare anche il prezzo di chi entra e beve gratis senza ruoli operativi. Questo non ci aiuta a crescere. Questo non invita a partecipare. E questo a noi, anche solo dal punto di vista del principio, non piace. Crediamo che in fondo il costo del biglietto d’ingresso (10 euro per due giorni e 37 band!) sia accessibile a tutti, anche a chi è solitamente abituato a non pagare perchè – semplicemente - la prassi è questa.

E’ in fondo il discorso che facciamo con le band. Cerchiamo di trattarle da Signori, locandole in alberghi che hanno più stellette di un generale medio, offrendo loro il massimo che possiamo in quanto a catering e beveraggio (e gli artisti bevono...), ma chiediamo loro di non esagerare con i cachet. Non possiamo permetterci più di quello che loro diamo, e spesso quello che loro diamo è il giusto. Appropriate e molto intelligenti le parole che Monica Melissano, navigata indie-promoter di Suiteside, ha riferito sul nostro forum in merito alla nostra politica dei cachet: “2000 persone a sera (o più o meno) per gruppi davvero indie. O almeno, senza il nome grosso da video in rotazione o Radio Deejay. Tutti a un decente e onesto rimborso spese (giuro, ho visto i cachet in produzione). Se penso a festival che pagano migliaia di euro gente che poi fa 500 paganti mi vien da ridere (o da piangere?). E poi l'anno dopo ci si chiede ‘com'è che quest'anno quel festival non c'è più?’ Morale: una scaletta non monocorde e di qualità + prezzi accessibili + una location decente e facilmente raggiungibile + una buona promozione/organizzazione = PUBBLICO”. L’unico appunto che Monica ci fa (e ce l’avete fatta in tanti, troppi, lo sappiamo) è sulle salamella. E ha ragione, ma di questo abbiamo colpa solo in parte, perchè non era compito nostro direttamente ma anche quest’anno sono saltate le licenze. Non vogliamo cercare giustificazioni, anche perchè un festival non è un Vero Festival se non se bbeve e se mmagna, quindi l’anno prossimo promettiamo che vi sfameremo anche a costo di cucinare (nostre) costolette. // Carlo Pastore e Stefano Fiz Bottura



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