MI AMI 2008: la prima volta. Riassunto di bordo

24/06/2008 di

(Qui si poga coi sentimenti - Foto di Paolo Proserpio)

E' uno dei nostri collaboratori più giovani, era il suo primo MI AMI. Ha preso un treno ed è partito dal suo paesino nelle Marche per venire a Milano, senza sapere dove avrebbe dormito, chi avrebbe conosciuto e cosa avrebbe fatto. In due giorni si è riempito gli occhi e si è innamorato tante volte. Il Festival della Musica Bella e dei Baci secondo Alex Urso.



Mi chiedono di fare un diario di bordo delle giornate milanesi. Io non credo molto nei diari di bordo. Io non credo nemmeno nei diari, che tutto finisce con l'essere un po' più disonesto di quanto già è, a sforzarti di far sembrare i tuoi eventi un po' più cinematografici e vissuti di quanto non siano.

Comunque sia farò questo riassunto di bordo, una cosa tranquilla e indolore, giusto per non tirarmi indietro, giusto perché solo domani inizierò a fare l'imbianchino per l'estate ed oggi posso ancora dedicarmi a scrivere sulle cazzate e sui sogni. Per il resto bevo birra praghese Czech e ascolto musica depressa (Appleyard College, di Roma). E comincio.

Arrivo a Milano venerdì in treno. Parto da un paesino del cazzo di una regione del cazzo di una nazione di merda figlia di un mondo del cazzo. Arrivo a Milano carico. Mi dopo di entusiasmo e mi chiedo chi mi accoglierà, se non sarò troppo impacciato, se non sembrerò troppo inadeguato, se se se. Arrivato all'Idroscalo saluto i ragazzi, do una faccia ai nomi dei collaboratori, alle loro firme lette. Facce tutte gradevoli: i ragazzi di Rockit non deludono mai, questo è rinomato in tutto il mondo. Quindi ok. Si fanno le presentazioni, qualche scambio di parole, ancora qualche attimo di imbarazzo tra i nuovi e si parte.

Si mettono manifesti, si legano mele agli alberi, si fanno conoscenze. Conoscere apre la mente. Claudia Selmi è un angelo hardcore, ma non glielo dite. Peccato che Vasco, il suo fidanzato, sia più poeta di tutti noi e di me. Comunque appendiamo manifesti, anche se la pioggia poi li avrebbe tutti infradiciati e ci avrebbe costretti a ricominciare da capo il giorno dopo. Poi arriva il boss, Fiz, con un'autorevolezza che non sta mai sul cazzo. Ci da qualche indicazione, fa il serio, non so se fa finta di farlo o lo è, io non conosco ancora abbastanza nessuno.

I preparativi durano il pomeriggio, mentre dalle cinque la gente già inizia ad entrare. Tutti molto indie (indie?). Belli pure loro. Milano è piena di legna. Ma piena zeppa. Pantaloni aderenti, questo stile un po' mod. Sarà la primavera ma… Anche il MI AMI ha gli ormoni.

Alle sei ogni collaboratore conosce il destino per la sua giornata. Io mi piazzo alla birra. Spillo birre. Ovviamente le bevo, ovviamente per mettere a loro agio i clienti, per essere partecipe. E funziona. Milano beve, altro che aperitivi. Spillo per qualche ora, poi mi svago, faccio giri, faccio le telecronache degli eventi con gli occhi. E tutto mi piace.

La prima giornata scorre così. Sono uno degli ultimi arrivati e non lo sento. E stranamente non è grazie alla birra che si libera questa mia volontà di socializzare, ma grazie alla capacità di esseri umani di comunicare con altri loro simili. E funziona. Quindi tutto bello. Che dire, tutto grandioso. La musica riempie i timpani, e gli occhi si riempiono del MI AMI. La pioggia ti spinge ad asciugarti le guance, ma quanto sarebbe bello se tutti fossero innamorati? La pioggia allora sarebbe il luogo che hai sempre sognato per sentirti protetto nell'abbraccio semplice di un tuo simile. Così si vedono le persone senza ombrello, in due sotto la pioggia, e capisci che se si stanno stringendo non è una circostanza ma un dato di fatto, la combinazione di condizioni atmosferiche ed emotive. E quelli sul palco non sanno nemmeno di essere così importanti per quei due. Loro cantano e gli altri si innamorano.

Poi giri un po' ovunque. L'erba bagnata e il fango profumato e nessuno ha paura di sporcarsi. Musicamusicamusica. Che ti piaccia o no.

Vado sotto il palco. Due ragazze più ubriache di me mi chiamano sotto un ombrello con loro. "Se resti lì solo ti bagni, beviamo birra in tre". Nemmeno ricordo il nome ma ricordo che avevo l'amore in fermento (o era qualcos'altro?). Una era di Bologna. Non pensate che sia stata colpa mia se ci siamo pure tenuti la mano e poi lei era troppo ubriaca per ricordarsi dei miei sguardi ed aveva un esame e "domani non posso venire ma ci vediamo a Bologna" e e e. Mi sono pure perso Benvegnù per cercarla dopo. Aff!
Il MI AMI è così. Ed è bello così.

Il sabato scorre sulla stessa lunghezza d'onda, ma tutto molto più amplificato. Il sole. Il cielo. Giuliacci se lo mette nel culo, così si impara a dire che avrebbe piovuto (e invece no). Tutto perfetto. Bel tempo, la gente che continuava ad entrare ma non sapeva che avrebbe poi bestemmiato per il caos e per la fila alle birre. Al MI AMI piace la perfezione e piacciono le sbavature. Sabato è stato tutto perfetto. Il mio collo persino si era dimenticato della notte passata sul pavimento e senza cuscino (ma quando sei ubriaco tutto è più appetibile ed ospitale). L'atmosfera calda, la stanchezza, la voglia di fare e di non dormire.

La gente ride. Al MI AMI sembrano tutti più spensierati. Zero stress, altro che le pubblicità delle poltrone. Qui si poga coi sentimenti, ti sbatti nell'ondata di un'atmosfera meticcia e senza nome, solo con la sensazione di Essere e gridare al modo di Appino degli Zen Circus, che a un certo punto si tuffa gambe all'aria nel pubblico e ne esce senza ammaccature ma con la voglia di correre sul palco, prendere il microfono e gridare un "viva la vita" più forte delle bombe, forte da metterti in imbarazzo e da spogliarti nudo allo specchio per tutte le volte in cui non sei abbastanza capace di gridarlo anche tu.

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