MI AMI 2013 - MI PENSI

Prima della musica, spazio alle parole: il MI PENSI e il Contest Letterario a tema Pazza IdeaPrima della musica, spazio alle parole: il MI PENSI e il Contest Letterario a tema Pazza Idea
28/06/2013

Prima della musica, spazio alle parole. Questo il pensiero che anima il MI PENSI, giunto quest'anno alla quarta edizione. Cuore della serata del 3 giugno al Circolo Bellezza di Milano, come sempre, il torneo di Slam Poetry aperto a tutti. Insieme ai volonterosi scrittori e attori, davanti al microfono del MI PENSI sono arrivati anche Manlio Benigni, Marco Rossari e Mao, per raccontare storie e cantare canzoni. Insieme a loro, anche Leonardo Sanzò, vincitore della menzione speciale del nostro contest letterario e arrivato direttamente da Prato per leggere il suo racconto.

IL VINCITORE DEL MI PENSI

PAOLO AGRATI

IL RACCONTO VINCITORE DEL CONTEST LETTERARIO PAZZA IDEA

"Adulto" di Giovanni Bitetto

Così tante volte avevo visto il suo volto paonazzo, i baffi fremere come ali di un colibrì impazzito mentre eruttava lapilli di saliva. E ora piangeva. Accasciato su una sedia,mani che nervosamente grattavano l’emiciclo della sua calvizie, mio padre piangeva. Per anni allo sguardo ferrigno avevo contrapposto la stolidità del mio mento, agli schiaffi avevo risposto con i pugni, alle accuse di essere un debosciato, un degenerato, un fancazzista eretto un muro di bestemmie. Sono punk, un figlio punk chiuso in un bozzolo di borchie e toppe, sono anarchico, un figlio anarchico che non vuole essere imbrigliato nelle maglie delle morale borghese, sotto il giogo di un padre dispotico; e per questo fugge via di casa. Ma dopo due anni passati a condurre la vita randagia che ho sempre sognato, fra centri sociali, cene sociali, scopate sociali con ragazze che si vantano di essere asociali, mia madre mi rintraccia e c’è quella sfumatura nella sua voce implorante che tocca un nervo nascosto: inspiegabilmente torno a casa, protervo dinanzi al genitore. Ma lui non è più un guerriero, lui piange. “Ho perso il posto” ,tre minuti fa la disgraziata molotov sul mio volto. “Ma come non è possibile, no non può essere!” il tono del ragazzo di strada regredito allo spavento d’un bambino, o forse una nuova consapevolezza che si fa strada nella patina del reale. Spiegazioni, scuse e spiegazioni , un fiume di parole ha inondato il mio vecchio per indorare la pillola della triste verità: era stato licenziato, licenziato dopo una rispettabile carriera d’ufficio, licenziato da quegli uomini con la scriminatura impeccabile e la voce comprensiva. Io l’avevo sempre saputo che tutte le strette di mano e gli attestati di stima di cui mio padre si faceva vanto erano vuoti, avevo sempre combattuto e ripudiato il sorriso compiaciuto con cui a sera, steso sul divano,guardava la tv; ma no, non doveva finire così. Ora flettevo impotente le mani, allo stupo re si sostituiva la rabbia: avrei fatto come al solito. Riscattare il pianto che ancora stentava ad asciugarsi, diluirlo in un lago d’odio. Per prima cosa avrei avvisato i miei soci, e con loro aspettato sotto casa il grasso proprietario dell’azienda di mio padre, gli avremmo fatto vomitare tutta la bile che ora sputavano i suoi ex-dipendenti a suon di calci su profumato culo flaccido, e poi, tanto per gradire, avrei personalmente sfondato il parabrezza del gargantuesco SUV che non mancava mai di mostrare ai suoi facoltosi amichetti, sarebbe stato un incubo!

Mentre medito sul da farsi, mio padre si alza, riprende un po’ del suo antico vigore e avvicinandosi deciso,mi abbraccia. Mi abbraccia come se avessi sei anni, una stretta salda ma allo stesso tempo affettuosa. L’unione di uomo e uomo, pari che si riconoscono, ma allo stesso tempo un moto di compassione, come se fossi io quello ad aver subito un torto. E improvvisamente capisco: è arrivato il momento di trovarsi un lavoro.

MENZIONE SPECIALE DEL CONTEST LETTERARIO PAZZA IDEA

"Come quando" di Leonardo Sanzò

quando andiamo a suonare fuori toscana prendiamo la mia macchina, ha il gpl e ha sempre portato bene. per fortuna siamo in due, e per fortuna dopo aver caricato gli strumenti rimane appena la spazio per noi. portiamo anche cose inutili, non sappiamo bene perché, conchiglie, cappelli e una chitarra classica da cui è nato tutto ciò che suoniamo. venerdì genova, sabato la spezia, domenica modena. alla prima frenata la classica sbatte sul rullante e rimane orfana del mi cantino. poi ci arriva la notizia che la data di sabato è saltata. mangiamo un camogli all'autogrill per non pensarci. arriviamo a genova che ci fa sempre una strana impressione. suoniamo in un birrificio al porto antico, c'è puzza di mare e tutti ci guardano male perché siamo in pantaloncini e occhiali da sole anche se ci sono dieci gradi. la serata va bene, diamo sui tavoli una marea di cd sottovuoto e sudiamo tanta birra. non sappiamo dove dormire e dopo il kebab della notte cerchiamo e troviamo un parch eggio sul lungomare. le rotaie a due metri da noi. i treni ci svegliano ogni quarto d'ora. dormiamo in verticale perché gli strumenti non ci permettono di abbassare i seggiolini. la mattina andiamo a recco,un paesino di mare lì vicino. spendiamo il cachet in schiacciata e estathè. meo è un fotografo e fa milioni di foto sulla spiaggia, per immortalare il primo mare dell'anno. le onde incazzate fanno harakiri sugli scogli. non sappiamo cosa fare della nostra giornata forzatamente libera. andiamo a pagare il parcheggio scaduto un'ora e mezza fa e prendiamo la chitarra classica senza mi,un tom e il charleston. in riva al mare organizziamo il nostro palco. qualcuno ci guarda incuriosito. spezziamo il perfetto equilibrio del paesino di mare. iniziamo a cantare, come se avessimo i distorti, urliamo come se fossimo al circolo degli artisti. si avvicinano due bambini che ci ballano sopra, e non so come cazzo fanno a ballare sulle nostre canzoni. si avvicinano altri, ci fanno del le foto e ci regalano applausi che non ci meritiamo. cantiamo una canzone che dice "come quando da bambini ti dicevano di prendere in mano le conchiglie e di ascoltarlo in silenzio il mare". mi scende qualcosa dagli occhi che non è sudore, poi ci guardiamo e sono sorrisi. quando meo va a parlare con dei ragazzi chiedendogli di seguirci su facebook, io vado a un passo dall'onda, suono un accordo strano che non so come si chiama e dico al mare che gli dirò tutto, un giorno, prima della pioggia, prima della rivoluzione. dei poliziotti passano a piedi lì vicino. il tempo di una sigaretta e siamo già in macchina, non si sa mai. che recco non ce la ricorderemo per la famosa focaccia, che questa cosa ce la portiamo in tomba, che dopo mezz'ora siamo più forti e non siamo più stanchi. partiamo per modena con la voglia di spaccare tutto e la sabbia nelle scarpe. la nostra tre giorni tutta speciale, un birrificio una spiaggia una galleria d'arte. tutte le cose inutili a cui ti ca pita di pensare.

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Tag: mi ami

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