Il nostro MI AMI, il mio MI AMI

Una serie di foto anzitutto. In diversi momenti il racconto del direttore artistico Carlo Pastore dell'importante, indimenticabile, luminosa poesia del MI AMI.
29/05/2018 14:36

Una serie di foto anzitutto. La prima è quella attorno al tavolo di un bar scrauso dietro Corso Buenos Aires. Ci sono circa 10 persone sedute, ognuna con età, storia, background e vita completamente diversi dall'altro. Ci sono anche io, di fianco a Fiz, come nel 2005. Quante generazioni fanno dalla metà degli anni settanta fino al 2000? Tre, forse quattro? Siamo tutti lì, mentre fuori piove, a discutere del MI AMI. La stessa voglia d'infinito, angolazioni e prospettive speculari ma la medesima luce negli occhi. La seconda foto la scatto all'ingresso del backstage della Collinetta. Saluto Nur, accompagnata dalla sorella; chiacchieriamo. Ad un certo punto capisco che deve dirmi una cosa: “questo è il mio primo MI AMI in dieci anni senza lavorarci”, le si spezza la voce e qualche lacrima le attraversa il volto. La abbraccio forte. Conosco Nur dal 2007, quando venne a cucinarmi piatti palestinesi in diretta tv. Lei è la persona, assieme alla redazione tutta di Rockit, che ha avuto l'onore e l'onere di raccontare l'Italia musicale pazzesca degli ultimi anni, e che ora la aiuterà a uscire dal quadrato di casa con il primo Music Export italiano. Per farvi capire: fu lei a farmi ascoltare Carl Brave x Franco 126 a gennaio 2017. La sua commozione rende l'idea più di mille parole di che cosa voglia dire, nel profondo, aver lavorato a questi progetti con queste persone. La terza foto è uno screenshot di una conversazione su WhatsApp con Calcutta alle 6 di mattina. E' passata solo qualche ora dal suo mini show a sorpresa sul Pertini, una manciata di canzoni chitarra e voce proprio nel giorno dell'uscita di “Evergreen”, cantate in un estatico karaoke collettivo. Non so come ringraziarlo del regalo che ci ha fatto; risponde: “E' stato molto bello anche per me, e di solito non è così”. Cuore a mille.

 

PAROLE CON CUI FARE I CONTI 

L'edizione numero quattordici del MI AMI è l'edizione dei record, quella che ci ha costretti a fare i conti con parole ormai imprescindibili del mercato musicale italiano tipo: sold out. E' la prima volta che una giornata del festival e gli abbonamenti esauriscono in prevendita, e io ammetto che alla soddisfazione nell'apprendere una notizia del genere abbia inconsciamente sostituito una sensazione di vertigine. Diversi i motivi: 1) non abbiamo iniziato a fare questa cosa per esaurire, piuttosto per seminare; 2) continueremo a farlo con curiosità e coraggio, altrimenti non avrà più senso; 3) c'è e ci sarà nell'industria – sempre di più - qualcuno che di questo corpo vorrà prendere solo i numeri, il lucro, svuotando la musica del suo contesto, togliendo i personaggi dalla verità delle storie, riducendo le storie a spot; dovremo essere bravi a saperla gestire.

 

TROVARE IL PROPRIO POSTO

Non è (solo) una questione di numeri. E' la sensazione, a pelle, di assistere alla propagazione di un virus che incubiamo da ormai quasi quindici anni e che si è diffuso in una generazione che potenzialmente poteva non solo rifiutarlo, ma (peggio) ignorarlo. C'è molta voglia di musica in cui riconoscersi e un evidente desiderio di concerti, festival e situazioni in cui incontrarsi, farsi sorprendere e stare insieme. Per migliaia di ragazze e ragazzi questo è stato il primo MI AMI di sempre: li ho guardati studiare gli incastri orari, stupirsi sotto i coriandoli, baciarsi sul prato e sudare nel pogo. Eccone alcuni. Edoardo: “ho trovato il mio posto”. Aurora: “tanta felicità, sentirsi a casa”. Ilaria: “il MI AMI della vita”. Andrea: “più di una semplice esperienza”. Camilla: “il primo festival di questo genere a cui ho partecipato, e non potrei essere più contenta”. Siamo di fronte alla scoperta di un mondo nuovo per una generazione che vive le cose con immediatezza e naturalezza.

 

NON IDOLI MA IMMAGINARI IN CUI RITROVARSI

C'è una energia contagiosa in questa generazione di musicisti sintonizzati musicalmente con il resto del mondo eppure così serenamente italiani nell'approccio alla scrittura. E' loro il grande merito: senza i grandi dischi non ci sarebbero grandi pubblici, e ve lo dice uno che ha dovuto negli anni costruire line up setacciando l'acqua nel deserto. Le canzoni più cantate del MI AMI sono trasparenti, non leggere. Si lasciano leggere in profondità, laddove svelano che c'è dell'altro. Sono canzoni che non stanno producendo idoli ma immaginari in cui ritrovarsi. Sono il rifiuto incantato ma disincantato alla bruttezza della politica, della finanza, della società. “Tutto bene”, come cantano con ironia gli Ex Otago nella loro unica data estiva. “Contento di fare a modo mio / Mani sulla schiena, formicolio” (Masamasa in Collinetta). “Più hai niente più trovi il coraggio” (Mosè Cov al debutto live assoluto). 


LA LEZIONE DI BATTISTI E QUELLA DEL RAP

 

"La mia libertà è fare musica leggera, più o meno"

(Coma Cose)

E' stato il MI AMI di Cosmo, che in cinque anni ha ribaltato la sua vita, portato la canzone dentro la techno-house da stanza grossa. Il suo headline slot di pura festa è la chiusura di un cerchio iniziato sotto la pioggia devastante in Collinetta nel 2013. La sua parabola musicale è metafora di qualcosa di più ampio. La cosa migliore successa alla musica italiana contemporanea, dopo anni di melodie dissonanti mutuate dall'alternative rock americano, è la riscoperta di Battisti. Non solo Cosmo, che iniziò il suo percorso solista proprio coverizzando Lucio, ma una intera generazione è ripartita da lì (forse dopo “Wow” dei Verdena del 2011, evidente tributo a “Anima Latina” nelle sue influenze): i Coma Cose, la cui “Anima Lattina” da funamboli della parola dice davvero tutto, che hanno trionfato in Collinetta con un live esagerato; Germanò, con la sua eleganza e timidezza; infine Leo Pari (battistiano da sempre) e Ciao! Discoteca Italiana, per citare le più evidenti. Ma questo MI AMI è stato quello del trionfo di Frah Quintale, che un anno fa, per sua stessa ammissione, si addormentava nel parco sognando di suonare al Festival: eccolo sul palco come headliner. Frah ha coniato il genere più rappresentativo del presente: street-pop. Prendere il rap e portarlo nel pop, ecco la formula. Lo ha fatto Willie Peyote in maniera più cantautorale, gli stessi Coma Cose e MasaMasa con più soul, e in modo diverso lo sta facendo Generic Animal, trascinando i beat hip hop verso i territori più lavici dell'indie rock.


PORDENONE E L'AMORE

Ormai dieci anni fa chiesi a Gian Maria Accusani, credo dopo un concerto dei Sick Tamburo proprio al MI AMI, che se mai un giorno bramasse di riunire i Prozac+, be', noi avremmo fatto di tutto per averli. Questo invito si ripetette più volte negli anni, in maniera sempre educata e per niente asfissiante. Fin che gli strappai una promessa: “Carlo, se mai lo faremo, lo faremo da te”. A gennaio ricevo un suo messaggio e capisco che forse può essere l'anno giusto. Vent'anni precisi da “Acido Acida”, il disco seminale, 13 dopo l'ultimo concerto assieme, in un complicato periodo di salute: “lo voglio fare soprattutto per l'Elisabetta, è la cosa che più vuole al mondo, ma non è semplice perché potrebbero esserci ricadute”, mi dice. “Vi aspetto fino al giorno prima, lo vogliamo tanto anche noi”, rispondo. Mi viene la pelle d'oca se ripenso al momento in cui mi conferma lo slot. Quella dei Prozac+ è l'unica “reunion” (termine tecnicamente sbagliato perché non si sono mai sciolti) non accompagnata neanche da un'intervista, una comunicazione assolutamente radicale. Doveva essere una cosa fatta solo “per amore” e così è stato. “Ammetto che un po' l'ho fatto anche per me”, mi dice Gian alla fine del trionfale concerto. No, Gian, l'hai fatto per lei, per te e per tutti noi. Un regalo a tutte le generazioni sedute a quel tavolo, e a quelle con il sorriso stampato in faccia là fuori e nel backstage. Ed è un regalo anche quello che ci hanno fatto Toffolo e i Tre Allegri Ragazzi Morti. Quando una notte scrivo a Davide per proporgli di suonare, la band è ferma. Mi risponde senza pensarci: si, facciamolo. Vederli così tonici sul palco ed emozionati nel pit sotto i Prozac+ illumina la mia giornata. Abbiamo riunito al MI AMI il Great Complotto, la storia del rock italiano e soprattutto un gruppo di veri amici friulani che hanno fatto la storia di questo Paese.

 

#INVITOALVIAGGIO

In tutto questo balletto di numeri può darsi che alcune cose balzino meno all'occhio. Attenti. La musica è il motore del MI AMI. Alcuni grandi macrotemi attraversavano l'#invitoalviaggio, come le correnti dei venti fanno nel globo. Vado a ripercorrerne alcuni. Il primo è il cantautorato adulto e sofisticato di Colapesce, vero fuoriclasse. Il secondo è quello del cantautorato femminile, più maturo che mai, che ha in Maria Antonietta una vera e propria regina ottocentesca e floreale, in Giorgieness una calda espressioni valvolvare in blu e in Mèsa invece un futuro importante. Il terzo  è il tema contaminazione, le influenze mutuate dalla world music, evidente nei samba post-tribali di Go Dugong, nel funk degli Hit Kunle, nelle simulazioni tropicali di Mr Island, nel nu-soul dei Black Beat Movement, nella fattanza di Gruff, nel r'n'b psych dei Vanarin, in quello pop di CRLN e in quello elettronico, arty e sofisticato degli Yombe; per non parlare dei viaggi sperimentali di Machweo e quelli più onirici di Makai. Chi vi dice che l'Italia è un paese autarchico si sbaglia, siamo pur sempre un popolo di viaggiatori. Un tema questo non distante dai Selton - per i quali il pop italiano è terra d'approdo come per gli artisti sopracitati lo è la musica esotica - e molto caro a Francesca Michielin, giovanissima artista dalla tecnica portentosa e dal curriculum importante, che ha portato dentro il suo disco la Bolivia e le voci africane, Calcutta e Cosmo. A lei devo un ringraziamento particolare per aver voluto fortemente il MI AMI, ma soprattutto per avere voglia ogni giorno voglia di migliorare come artista. 

 

DAI GRUPPI DI FACEBOOK ALLA FESTA IN GRUPPO

 

C'è un'altra foto. La scatto in tarda notte, sabato, serve il flash. E' un flash. Sono al Bar Sport, uno dei luoghi più conviviali e trasversali di questo MI AMI. Il Liverpool è stato stracciato dal solito Real Madrid, il calcio è dimenticato e rimane la musica. Mi ritrovo improvvisamente fra i fondatori/admin di due delle pagine più significative del presente internettiano: Diesagiowave e Hipster Democratici. Poco oltre Auroro Borealo è già carico per il suo show finale da matto mattatore di questo Festival. Io non faccio parte delle generazione di questi ragazzi, sono più vecchio, e non condivido una certa abitudine al loro linguaggio memetico post-tutto. Eppure sono felice siano qui: è gente che fa tutto per amore della musica, per passione un po' folle. I loro gruppi setacciano il presente e lo incanalano, come tempo fa facevano i forum. Per esperienza so che distorsioni possano generare i forum, ma sono consapevole anche che niente può essere più forte di persone che si ritrovano sulla base di gusti comuni. La speranza è che non si creino fantatismi, personalismi, personalità deviate. E che rimanga la voglia, l'onestà, la passione, l'innocenza.

 

GRAZIE

Ho scritto troppo, come al solito, d'altronde mica sono bravo come Fiz. Facciamo allora che chiudere con un'ultima foto, quella fuori dai cancelli del Magnolia: lì ci sono gran parte delle persone con cui abbiamo lavorato giorno dopo giorno a questa grande piccola opera d'artigianato competitivo. Un lavoro di team che ha bisogno di fantini talentuosi, cavalli pazzi e formiche ordinate. Grazie a Francesca, alla pazienza nel vedermi altrove per mesi, spesso assente, risucchiato in questo bellissimo progetto. Al mio socio Fiz, “per credere sempre nei sogni” e per aver visto dove nessuno c'avrebbe scommesso. Al corazon de Cuba Carlotta, a Giulio e Acty e gli altri soci di Better Days e ai giorni migliori che verranno. A Claudia, professionalità e umanità speciale, alle bravissime Chiara, Silvia e Irene per aver dominato la preproduzione. A Delia e Beatrice, maestre di stampa, Enrico socio social, e anche a Marco Villa, che smazza accrediti mentre firma autografi. A Chiara e alla redazione di Rockit, a Peppe e Annalisa. A Vittoria e Johnny per un ottimo MI FAI. A Maria e Bea, il tocco femminile che ci serviva e che ci ha fatto fare un salto in avanti. A Vittorio, Pietro e Federica, il futuro è in buone mani se lo farete vostro. A Nicholas, Fossa, Rubi, Dario, Eddi e a tutto il Magnolia (tecnici e staff), per essere sempre con noi fino in fondo in questa cosa. A Simone, Billy e Fabri per aver diretto i palchi con equilibrio e competenza. Ai facchini che hanno smontato, ai baristi che hanno spillato, agli elettricisti che hanno tirato i cavi: a tutti quelli che hanno lavorato sodo. A Havaianas, SIAE e Ales&Co. per averci dato una mano. Alle agenzie con cui ho lavorato: Antenna, DNA, BPM, Locusta, Magellano, Tempesta, Radar, LiveNation, Bomba, Carosello, ASAP, Foolica, Costello’s, Barletta Arts e tutte le altre. Agli artisti che hanno deciso di esserci: tutto dipenderà dalla vostra bravura nel portarci altrove. Al Professore, nell'ombra si lavora meglio. Ai Poetryslammers e a Valerio Millefoglie per aver portato qualcosa di diverso, con coraggio e fantasia. Infine, non da meno, a voi nel pubblico: bellissimi, curiosi, educati, gentili, rispettosi. Capaci di superare con un sorriso quei piccoli disagi e qualche inevitabile coda. “Davvero la meglio gioventù”. 

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L'articolo Il nostro MI AMI, il mio MI AMI di Carlo Pastore è apparso su Rockit.it il 29/05/2018 14:36

Tag: MI AMI

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