Se è sempre valido il mantra per cui "rispetto per tutti, paura di nessuno", almeno sulla seconda parte dell'adagio può capitare di traballare. Quindi, alla bisogna, ogni tanto vale la pena di fermarsi allo specchio, guardarsi dritto negli occhi e dirlo alla propria faccia: "Io non ho paura". Sono quattro parole potentissime, che svelano davvero il loro senso appena si mette piede all'interno degli spazi di MI AMI 2026: quando così tante energie, così tante persone, così tanto amore vengono concentrati insieme, qualsiasi angoscia scompare così, all'improvviso.
Questo lo si vede fin da subito, quando all'apertura dei cancelli del giorno 0 - il giorno 1 è già oggi e potrebbe esserti utile questo bel link dove acquistare i biglietti - le prime facce iniziano a popolare il lungo boulevard che costeggia l'Idroscalo e che è il vialone da cui si dipartono le strade per raggiungere tutti - ben 5! - i palchi del festival, ben disseminati nell'area insieme ai vari stand dove prendere da bere e mangiare, i gazebi dedicati al merch, insomma tutto quello che riempie lo spazio lasciato tra una canzone e l'altra.
Uno che "Io non ho paura" magari non se lo sarà detto proprio dritto così, ma potrebbe averlo pensato, vista la "responsabilità" di essere il primo artista a esibirsi di questa ventesima(!!!) edizione di MI AMI, è Pepeta. Lui, rapper milanese e quindi concittadino di MI AMI, apre le danze dal palco idealista, il primo che si incrocia all'interno dell'area. Il suo è un conscious rap che si concede della ben piazzata ironia, dove le mille sfumature di una delle città più complesse del nostro Paese si srotolano con agilità. Ad accompagnarlo non c'è una band ma un "Dream Team" di artisti con dei ridicoli mascheroni caricaturali di politici vari - Bersani, Maroni, Renzi... - a coprire le vere identità dei turnisti, bravissimi nel dare un corpo tra funk e soul ai brani del nostro. E sì che a guardarli bene ci sembrano familiari...
Non c'è però tempo di stare a farsi troppe domande, perché dalla parte opposta del festival si accendono le luci del palco WeRoad. Qui ritroviamo con grandissimo piacere Tära, artista italo-palestinese che lo scorso anno esordì al festival e il cui live fu talmente ipnotico che non poteva non ritagliarsi uno spazio anche quest'anno. Il suo Zefiro, ep appena uscito, è un piccolo manifesto di quella musica che abbiamo imparato a chiamare come l'ha battezzato lei, Arab'nB. Così nel suo entrano sì musiche mediorientali, ma anche r'n'b e urban, per uno show davvero potente. Un vento nuovo per i venti di MI AMI. Tutto secondo i piani.

In questo giorno 0 per MI AMI è un piccolo risveglio: i palchi attivi sono solo due dei cinque complessivi, ma fanno un lavoro egregio a non farne sentire la mancanza. Così dal WeRoad si torna all'idealista, poi dall'idealista al WeRoad, avanti e indietro per una passeggiata che non pesa mai come dovrebbe, visto il contesto incredibile in cui la si sta svolgendo. Lasciata Tära non si cambia troppo l'ambientazione: è il turno dei Santamarea, formazione siciliana con un legame profondissimo con la propria terra, ma ancora di più con una sorta di mitologia apocrifa, qualcosa che attraversa i secoli e i millenni e si ripresenta in un alt pop raffinatissimo, ancestrale, mediterraneo. Risveglio dei sensi.
Il cambio di passo arriva con il favore, se non delle tenebre, almeno di un tramonto. E gli alfieri di questo passaggio non potevano che essere i Brucherò nei pascoli: anche loro milanesi, tra i "figliocci" più recenti degli ultimi anni di MI AMI, mettono in piedi un live viscerale, un qualcosa di così disperato e umano - non a caso il loro ultimo disco si chiama proprio Umana - che rispecchia alla grande il senso di collettività che un festival dovrebbe dare. Un live bukowskiano, qualcuno potrebbe dire, e non sbaglierebbe: sul palco appare Vasco Brondi, quasi un padre spirituale in questa veste, per duettare con loro su Piccoli fuochi e infilarci in mezzo proprio una poesia di Bukowski, Il cuore che ride. "Non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza", è uno dei suoi versi. Io non ho paura, dicevamo e diciamo ancora più forte.

Su idealista è anche il momento di una di quelle prime volte che, almeno ci auguriamo, possa far dire a molti "io c'ero". Sono i Satantango, gruppo figlio della provincia del Nord più grigia e attanagliata dall'immobilismo. Il loro shoegaze diventa quindi via di fuga, evasione pura che sul palco si fa meteora incandescente, al punto che qualcuno lo definirà "miglior show della serata". Ah, fanno pure una cover di Washer del gruppo di culto Slint, dall'album ancora più di culto Spiderland. Intenditori.
Da grandi "debutti in società" a grandissime conferme, ecco che dal fianco dell'Idroscalo le note di Blue Velvet e una grande luna sul palco evocano Maria Antonietta e Colombre, dopo che anche il grande pubblico ha avuto modo di scoprirne la meraviglia negli scorsi mesi. Insieme suonano brani dal loro primo disco insieme, Luna di miele, ma anche dei classici delle rispettive discografie e Senza vestiti, nuovo inedito. Ma se la luna sul palco è calante, per chi è fan del festival questo live è un cerchio pieno che si chiude: oltre alle numerosissime volte che li abbiamo visti singolarmente sui palchi di MI AMI, oltre a quell'edizione 2023 in cui erano entrambi in cartellone e sono comparsi l'uno al live dell'altra e viceversa per cantare insieme Io e te certamente, preludio di quello che sarebbe poi stato, ecco che ora questo show incrocia due percorsi artistici bellissimi e li fa specchiare sulle acque brillanti dell'Idroscalo.

Ultimo giro di batti e ribatti. Gli ultimi di idealista sono i Les Votives, trio che ha dato una nuova ventata di coolness al concetto di indie rock (non a caso da loro ribattezzato chic rock). Sono giovani, freschissimi, ma allo stesso tempo si vede che il palco è casa loro, vista tutta la trafila di concerti in ogni forma, luogo e situazione che hanno sul groppone. A raggiungerli sul palco c'è un quarto membro, un chitarrista aggiuntivo, dettando così una linea di continuità con il gruppo che chiuderà questa prima serata (ci arriviamo tra un secondo). Di certo, gli auguriamo una carriera simile.
E quindi arriviamoci, a questo incendiario atto finale, nelle mani di una band ormai padrona di casa da queste parti: i Ministri, una garanzia assoluta. Due anni fa, l'ultima volta che passarono da queste parti, ne trassero un live ep, a sottolineare l'affinità elettiva con questo festival della musica bella e dei baci (e pure del pogo, quando ci sono loro sul palco). Lo potrebbero fare tranquillamente anche con questo live, da quanto è energico e sentito, in cui Divi si prende del tempo per fare una dedica di cuore a MI AMI come evento importante per la musica tutta e rampa di lancio di tante carriere. Tutto il pubblico si concentra lì, ai loro piedi, per prendersi in faccia quella manata di rock devastante che come poche altre cose al mondo riesce a ritemprare il corpo. E a mandarci a nanna così, stanchi ma felicissimi, pronti per un nuovo giorno di MI AMI.
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L'articolo MI AMI 2026, Day 0: venti di passione di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-05-22 01:37:00
























































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