MI AMI ANCORA 2010: Riflessioni e precisazioni

22/02/2010

(Foto di Stefano Cerutti)



PREMESSA
E'stato un bellissimo festival. Fortemente cercato, fortemente voluto, fortemente vissuto. Non ci aspettavamo ci fosse così tanta gente ad aver voglia e bisogno di eventi simili. Numericamente un successo strepitoso, inatteso. Sommato a questo, i tanti feedback entusiasti dei gruppi e della gente che vi ha partecipato. Non tutti, certo, ma tanti davvero. In questo scenario, infatti, sono nate alcune critiche, o più o meno giuste, ma tutte da raccogliere, analizzare. Per imparare e migliorare, con la consapevolezza che "il festival perfetto" forse non esiste, quantomeno con le mille difficoltà da affrontare per chiunque abbia ancora voglia di rischiare qualcosa per la Musica Italiana. Difficoltà economiche, strategiche, logistiche, culturali, politiche. Non è un lamento, perché in fondo ce ne freghiamo e andiamo avanti lo stesso, senza aspettarci nulla.


LO SPAZIO
A prescindere dall'essere schierati o dal condividerne i valori, il Leoncavallo ha una Storia che merita rispetto. In assoluto non è nemmeno lontanamente un luogo perfetto per un concerto, eppure siamo oggi costretti a dire che il Leoncavallo è una dei migliori spazi esistenti a Milano per organizzare qualcosa di grande al chiuso. Questo deve far riflettere, noi e voi. Non esiste nessun altro posto a Milano così. Sia come dimensioni, sia come allestimento/attrezzatura. A meno di voler sborsare cifre che annullano automaticamente la possibilità di organizzare qualsiasi cosa, se dietro non ci sono sponsor o istituzioni (e questo MI AMI ANCORA non aveva né sponsor né istituzioni, ma pesava al 100% sulle spalle di Rockit) e, non dimentichiamolo, tenendo i prezzi così bassi e coinvolgendo così tanti artisti.

A Milano è una situazione disastrosa, lo sappiamo, vorremmo che anche voi vi rendeste conto dell'assoluta difficoltà a "fare le cose". Triste, ovvio, ma molto vero. Forse non siamo bravi noi a disegnare trame politiche, ma ci piacerebbe semplicemente essere messi in condizione di agire, rischiare, costruire. Non ci aggrappiamo alla lagna del "se-non-sei-amico-di" e del "se-non-ti-chiami-come", troppo comodo, troppo scontato. Non chiediamo nemmeno aiuti particolari, soltanto regole giuste, sostenibilità, luoghi da valorizzare, minima collaborazione, un po' d'aria da respirare.

Tornando al Leoncavallo, capiamo benissimo che, per alcuni, il discorso politico e ideologico prevalga. E' comprensibile il disagio per alcune situazioni di degrado urbano e umano, così come è comprensibile che la mancanza degli standard classici dei luoghi del divertimento possa creare spaesamento o fastidio. Ma in generale, e questo è bene non dimenticarlo, un posto lo fanno le persone, e sabato il Leoncavallo, con tutti i suoi limiti, è stato un luogo assolutamente vivo e vivibile. Uno spazio in cui si è potuto lavorare, collaborando con chi lo gestisce e lo porta avanti da tanti anni. Persone che investono la propria vita in un ideale. E che ringraziamo per averci dato l'opportunità di realizzare il festival.

Il paragone con il Magnolia e il MI AMI estivo non sta in piedi, sia perché il Magnolia d'inverno è un locale estremamente più piccolo, sia perché in estivo si ha un parco intero e si sta all'aperto.


SICUREZZA
Come organizzatori chiediamo scusa a chiunque abbia avuto disagi. Alcune scene sono state molto tristi e non giustificabili. L'importante è non farle più grandi di quanto siano state in realtà. Che sia poi chiaro e che non ci siano dubbi o sospetti: la sicurezza non ha agito a caso e gli episodi spiacevoli sono stati estremamente limitati. Un ragazzo che è stato colpito, ha cercato di sfondare in entrata nonostante avessimo comunicato più volte che dentro era strapieno. La reazione della sicurezza è stata comunque eccessiva, ma dovuta anche alla pressione di chi stava tentando di entrare con la forza. Per dovere di informazione: quel ragazzo è comunque poi entrato, è stato accolto per parlare ed è rimasto fino al mattino a bere, chiacchierare e fare colazione insieme a noi.

Riguardo alla chiusura della porte: abbiamo comunicato intorno all'1:00 che per motivi di sicurezza interna non avremmo fatto entrare più nessuno. La scelta di scontentare qualcuno, per il bene di tutti, dentro e fuori. Nonostante la comunicazione, quasi tutti sono rimasti in attesa. Intanto chiudiamo le casse. E la tensione sale. Ci riproviamo coi megafoni: "E' pieno, andate a casa", ma nessuno si muove. E si accumula altra gente. Un afflusso ben oltre le previsioni.
A questo punto un errore: aprire un cancello per far entrare un furgone a caricare gli strumenti. Una leggerezza di chi pensa in buona fede a persone civili, ma purtroppo non tutte lo erano. Alcuni, troppi, si sono accodati al furgone, cercando di entrare di straforo, spingendo. La sicurezza, sentendosi attaccata, ha reagito.
Idem poco dopo. Scena quasi identica in ingresso: un po' di gente comincia ad uscire, altra vuole entrare senza aspettare, qualcuno è più su di giri e attacca i buttafuori. Reazione. Decidiamo di chiudere entrata e uscita per pochi minuti (ripetiamo: pochi minuti), per garantire la sicurezza di tutti, sia di chi è dentro sia di chi è fuori.
Sono stati 2 momenti limitati, circoscritti a pochi istanti. Nella confusione forse ha subito disagi qualcuno che non c'entrava nulla e di questo chiediamo assolutamente scusa. Abbiamo sofferto per questi accadimenti, perché potevano rovinare tutto il lavoro, tutta l'energia, tutta la Bellezza creata, rischiando anche di dare ulteriori motivazioni a chi vuole trasformare Milano in un grande campo da golf tranquillo, lento e silenzioso, dove la Musica sia un ricordo.


TROPPA GENTE
Con un po' di ingenuità ammettiamo: non ci aspettavamo tutta quella gente. L'evidenza è sotto gli occhi: le persone hanno davvero un fottuto bisogno di stare insieme, di aggregarsi attorno alla Musica. Qualcuno è venuto probabilmente solo per bere e limonare, ma la Musica intanto era lì ed è stata determinante, anche per chi non ne sapeva nulla. Ed è importante che quelle persone ci siano, quelle che di solito sono altrove, che provino a capire, che gli sia dato un'opportunità per avvicinarsi ad un mondo musicale che ha la necessità di moltiplicare la sua eco, anche a rischio di perdere quella chiusura elitaria che talvolta ci piace tanto.
Alcune critiche paradossali come "c'era troppa gente, fate meno pubblicità" oppure "dovete selezionare la gente veramente interessata ai concerti" ci convincono a forzare ancora di più la mano e sognare di fare un festival cento volte più grande, ancora più aperto a tutti.


TROPPI SOLDI
Qualcuno la mette sul piano economico.
Alle critiche del "costava troppo", forse non è neanche il caso di rispondere. Se 10 euro per 40 concerti e 15 ore di Musica sono tanti, l'invito è di non venire, cercando a Milano altri luoghi più economici, con un'offerta simile o addirittura migliore. Se esistono, ne siamo felici. Anzi, vi chiediamo di segnalarceli, siamo disposti a imparare da loro ed applaudirli. Sui commenti "avete fatto un sacco di soldi", la domanda è: come mai in un momento di crisi non si mettono tutti a organizzare cose simili visto che si fanno un sacco di soldi? La realtà è ben diversa ed è fin troppo noioso ribadirla: oggi i bilanci di chi opera nel settore stanno in piedi solo con doti d'equilibrismo, fatiche colossali ed un cuore che batte a cento all'ora. Poi, ovviamente, questa non è una missione umanitaria, ma un tentativo di sopravvivere economicamente, mantenendo un ideale di Bellezza. Roba da pazzi.


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