MI AMI ANCORA: Come le ortensie azzurre

10/03/2008 di

(Ascolti - Foto di Marco Becker)

Le parole sono importanti ma spesso la bellezza sfugge ugualmente, ognuno la interpreta alla propria maniera, sensazione dopo sensazione. Una confusione energica che non può essere definita, va vissuta. Difficile per chi non c'era. Il MI AMI ANCORA in racconto di Claudia Selmi.



Ho sentito dietro di me chiedere chi fossi e rispondere che io sono "una persona sui generis". Sono rimasta attonita per un momento. Quindi, rimanendo nel labile confine tra il senso negativo e quello positivo, m'è venuto in mente un parallelismo. Posso - per scaricarmi la paranoia - affiancarmi al MI AMI affermando che è stato e si conferma un festival sui generis. Particolare, speciale, di arie tutte sue. E riporto la definizione della locuzione: di persona o cosa, che, per caratteristiche proprie e originali, non è facilmente definibile o paragonabile ad altro. Ecco il MI AMI. Un'erezione decor di malfatti al cardamomo e anice stellato. Come le ortensie azzurre. Come un colore che sembra impossibile esistere in natura. Ecco l'alchimia segreta del MI AMI. Che ancora una volta è libero e ha installato i sorrisi su facce eterogenee. Riconoscere che nel verde c'è il giallo e il blu. Ed eliminare l'oro dalla scala cromatica perché magari si trasforma in stagno. Il MI AMI per me è una pista a caselli e in ogni casello c'è qualcuno che conosco o non conosco ma con cui amo scambiare il mio umore. L'insieme di tutte le sensazioni che più mi fanno stare bene, che possano essere frazionate e condivise perché durante il MI AMI l'aria è etere. Purezza. Nel senso che sono giorni creati per esser unici al mondo e riscontrare che cose del genere possono esistere. Scelta, cioè libertà. Di scoprire piccoli anfratti di realtà che esistevano solo sulla carta, credevi. Invece c'è l'energia giusta, e sintonia. Ottenuta con la qualità attenta e tanti tanti debiti dei tuoi zii che ti sei sentito in dovere di pagare. E alla fine hai vinto la scommessa. Un'igiene locale che per quanto poco ti fa stare bene. Ed io allora m'incarico di circondare con tutti i nastri disponibili i posti in cui ad infrarossi vedo calore. E stimolarmi ogni porzione del mio conscio perché al MI AMI ci si riesce in tranquillità. A parlare con tutti. A provare più o meno tutto il musicalmente provabile. Saltellare da una base all'altra come nella migliore delle vite. E chiedere in prestito i pennarelli e i poster, lo scotch e la scala, lo spezzatino e la voce, i bicchieri, la cioccolata e la tua collaborazione terminale. Anche se stavolta siamo al chiuso, ma di spazio ce n'è in abbondanza. E' l'azzurro ciano il colore che più di tutti si respira e con cui creare scie di appartenenza nel labirinto del Leoncavallo e dei suoi graffiti secchi. C'è una squadra con cui è fantastico lavorare e divertirsi e c'è della gente semplice che si adatta senza misura. Per quanto mi riguarda il posto è dislocato su livelli narrativi diversi. Fuori c'è la pioggia. Al pianterreno ci sono i visual la mensa il falò e l'hardcore. Al piano sotto ci sono i sotterranei i divani tropicali le interviste e i pitoni. Complimenti anche stavolta per aver lavato via un po' di cianuro dall'intonaco milanese. Ora stermina tutte le tue interiezioni cerebrali perché qui è richiesto solo che tu ti diverta. Come ai picnic di panico o alle feste con i tuoi amici di vecchia data. Quel divertimento verace e nient'altro, che per noi è perfetto che tu sia un po' così, come si dice, sui generis.

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