MI AMI ANCORA, Contro la furia degli elementi?

Foto di Star FookerFoto di Star Fooker
27/02/2012 di

 

"giù, come un fulmine a ciel sereno è, sereno sarà e se non sarà sereno, tanto meglio... che è più spettacolare e coreografica, se ti schianti, la furia degli elementi" (G. Canali - 'Precipito')

L'inverno più freddo del millennio. Mezza Italia bloccata dalla neve e l'altra metà tenuta in casa da un terrorismo mediatico altrettanto senza precedenti: 'Restate chiusi in casa! Non uscite ! Fuori è pericoloso ! E' l'Apocalisse!'. Cose del genere. E' passato del tempo, ve le ricordate cosa sono state le homepage dei maggiori quotidiani nazionali, i titoli dei giornali, i toni dei servizi radiotelevisivi? … Ridicolo o allucinante, a seconda di quanto senso dell'umorismo vogliamo usare (lo stato di terrore meteorologico mi mancava, dite che dobbiamo farci l'abitudine per gli anni prossimi a venire?). E quindi. Questo bombardamento mediatico contribuisce, come detto, a creare quel clima di terrore diffuso per cui, nei giorni precedenti il MI AMI ANCORA, riceviamo alcune telefonate e email deliranti (come dite? è solo gente viziata all'inverosimile?) che ci intimava di annullare il festival, che sarebbe stato pericoloso per loro (poveri viziati) mettersi in strada per venire a Milano, che come ci permettiamo di organizzare queste cose e che se davvero lavorassimo per il bene della musica italiana non faremmo un festival con quelle condizioni meteo che è pericoloso e non li leggete i giornali e rivoglio i soldi del biglietto perché nevica (sì ma il festival noi lo facciamo lo stesso perché dovremmo ridarti i soldi del biglietto scusa?) etc etc. (giuro, abbiamo davvero ricevuto email e telefonate di questo tipo).
Che l'unica cosa che puoi dire è statevene pure al calduccio a casa vostra che tanto l'affitto ve lo paga la mamma e perlomeno non rompete i coglioni a chi ci sta rischiando davvero di tasca propria, grazie. Che tu sei entrato da un mesetto in clima MI AMI e i nervi sono comunque a fior di pelle, anche dopo anni di esperienza, ma devi comunque sorridere e fare buon viso a cattivo gioco, che lavoro ce n'è tanto e tempo di distrarti in stronzate (purtroppo?) non ce l'hai e allora

"Precipito, rapido, sempre più rapido, verso il fondo / precipito, guarda come brillo mentre scendo / precipito, incandescente come una cometa risplendo/ precipito... precipito... / giù, vertiginosamente giù, senza dimenticare di girarti verso le telecamere / fare “cheese” ai fotografi e poi giù a pugni chiusi"

Perché quando si organizza qualcosa di così grosso come il MI AMI, la sensazione che si vive, o almeno quello che mi succede in prima persona, è proprio quella: precipito. Concentrato sull'obiettivo, parte come un'accelerazione interiore e tutto viene centrifugato nell'unico pensiero del MI AMI. Precipito. Senza paracadute e senza pensare al possibile schianto. Una specie di apnea, anche fisica oltre che psicologica. Non è molto sano, ma tant'è. Diciamo che attorno non molto aiuta a viverla diversamente. Oltre ai dettagli personali, questo serve un pò anche per spiegare il clima psicologico (la furia degli elementi/calma piatta) in cui si trova a vivere chi organizza eventi o più in generale Imprese Culturali in Italia, nello specifico Milano, nel 2012.

Ecco perché organizzare qualcosa come il MI AMI sembra sempre assumere contorni vagamente epici: un palco certificato per il resto d'Italia che a Milano però non va bene, permessi recuperati sul filo del rasoio, contratti semi-capestro, certificazioni a go-go, budget che lievitano giorno per giorno per ogni singola minchiata (e lievitano così tanto e così velocemente che da un certo punto in poi aggiorni il file excel in cui sono segnati tutti i costi/ricavi e lo chiudi subito, senza più andare a vedere il numerino in basso che indica il punto di pareggio). La SIAE non ne parliamo nemmeno. Oltre ai fornitori che vogliono essere pagati in anticipo perché sapete com'è "c'è la crisi…". Insomma, la sensazione che stai dando una grossa a mano a far girare l'economia è ben più che una sensazione a vedere il ritmo con cui vengono fatti bonifici e staccati assegni. Non sto dicendo niente di nuovo, lo so. Sono cose abbastanza normali in fondo, che chiunque organizza/rischia qualcosa in prima persona si trova a vivere e ad affrontare. Sottolineavo per questo l'(insana) epicità dell'organizzare eventi come il MI AMI, quando in realtà dovrebbe essere la regola, la normalità: quello che ci vuole, la facilità, che non sono aiuti a pioggia statali ma la leggerezza di un sistema che funziona. Siamo e vogliamo restare fiduciosi in questo senso: location allestite a dovere che non costano come affittare la Reggia di Caserta per 1 mese in esclusiva e permessi che non sembra che stai chiedendo di protocollare il sistema di sicurezza del prossimo Shuttle in partenza per Saturno.


Va beh insomma. Ci siamo capiti. E intanto fuori per lo meno smetteva di nevicare e Kate Moss sdraiata di fronte al caminetto ci diceva di non avere paura, di farsi avanti che sarebbe andato tutto bene… E infatti. Tutto va per fortuna ben oltre ogni mia personale aspettativa (ve lo confesso, avevo scritto su un foglietto che a conti fatti avremmo perso tra i 5 e i 10mila euro). Finisce bene, benissimo: 5000 persone con il termometro fuori che segna -10° (mentre quello interno ogni volta che ti vedo va diretto ai 40° anche se tu non lo capisci, ma questo è un altro discorso). Non si segnalano problemi, tutto gira bene, l'audio nella sala grossa è impeccabile, nell'altra sala dopo un aggiustamento iniziale idem. I gruppi mi son sembrati in generale contenti, chi più chi meno soddisfatto della propria esibizione, chi più chi meno felice di partecipare alla serata. La zona expo è girata a mille, i bar anche senza grosse file, i fumettisti si lamentano un pò per il freddo ma poi la gente si accalca e ci si dimentica che fuori è davvero l'inverno più freddo del millennio. Perché dentro fa caldo, perché una cosa così a Milano in Italia ovunque è una figata. Un festival invernale con 20 band che suonano e l'ingresso costa 12 euro. Pieno di gente presa bene, curiosa attenta. E' una figata

E' stata una serata bellissima.
Grazie a tutti i gruppi che non si sono fatti prendere dal panico e hanno fatto il loro lavoro con passione e professionalità (chi più chi meno). Speriamo di essere riusciti a creare una situazione piacevole e di contribuire con il nostro lavoro a continuare a darvi visibilità e diffusione

Grazie ai collaboratori di Rockit che hanno lavorato tanto tanto tanto, sempre col sorriso sulle labbra.
Stop.


Dissolvenza in nero.

Sequenza finale:

Ci siamo noi che, dopo 20 ore filate senza fermarci un secondo, alle 5 del mattino, scarichiamo i tavoli da un furgone in mezzo alla neve. Qualcuno dice "sembriamo i partigiani", qualcuno risponde "sì guarda, ci mancano solo i tedeschi che ci sparano…". Ma tra sigarette, gesti meccanici sfatti dalla stanchezza, tensione che scende e sudore che si ghiaccia per il freddo, l'immagine è quella. E metaforicamente (con le dovute ovvie gigantesche proporzioni) non ci siamo troppo lontani, se, come detto, fare impresa culturale in Italia dovrebbe essere la regola, invece ha sempre quel sapore lì: resistenza, querriglia, etc etc. E' un paradosso. Noi facciamo festival e cultura, mica la guerra, e continuare a voler far credere il contrario è un giochino fasullo, un retaggio di un tempo che fu. Forse è tutto nella nostra testa. Forse siamo noi, i primi, a dover fare il passo e andare oltre. Lasciarsi dietro ogni strascico ideologico e prendere le cose per la loro essenza, per quello che sono: musica, canzoni, visioni, lavoro, possibilità. Una bellezza finalmente sostenibile grazie a tutti noi. Senza bisogno di ulteriori riconoscimenti da parte di nessuno. Dove il Noi è inteso sia come Rockit che ha costruito/organizzato/rischiato sia, ovviamente, a chi riconoscendone il valore e la bellezza, ha partecipato, rendendo possibile.

E' stato un MI AMI ANCORA che dice in fondo questo: la strada è tracciata e adesso, bufere di neve o siccità, vediamo un pò dove riusciamo ad arrivare (godendoci il più possibile il viaggio).

ci vediamo il 15 giugno. Ci puoi scommettere che MI AMI.
 

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Commenti (2)

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  • burzum 27/02/2012 ore 15:03 @burzum

    C'ero, vai rockit!

  • Giulio Pons 28/02/2012 ore 21:28 @pons

    Evvai, dritti verso il MI AMI estivo!

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