MI ODI: Editoriale

29/06/2009

(Le foto sono di Paolo Proserpio e di Marco Becker)



Una scommessa vinta alla grande. Il MI ODI esulta e lo fa senza mezzi termini.

Se mercoledì 10 giugno, al Magnolia, giravano circa duemila persone vuole dire che l'intento che ha spinto noi e gli amici (idoli per sempre) di Solo Macello ad organizzare questo evento era ben motivato, e quando le cose vengono fatte col cuore i risultati pagano. Vedere la gente che entrava già alle sei del pomeriggio è stata una sorpresa ma allo stesso tempo una conferma della voglia di sbattersi che ancora c'è, e che non tutti si sono addormentati. Si è parlato parecchio di questo festival, molto in bene e talvolta in male: ecco, la volontà è quella, il prossimo anno, di portare anche chi a questa giornata non ha voluto partecipare, per motivi di cui non intendo discutere, per far comprendere le motivazioni e le idee dietro tutto ciò. L'atmosfera bellissima è stata il vero punto di forza, grazie a gruppi, oltre che artisticamente ottimi, umanamente eccezionali e disponibili. E poi c'erano i banchetti sparsi in giro, il nerdismo imperante nei confronti di pedalini ed effettistica varia, i dischi, la gente che comunica. E i concerti a sorpresa, graditissimi. Un successo insomma, ed è nulla in confronto a quello che vi aspetta per l'edizione 2010. // Stefano Fanti

E' stato forse più difficile togliere che mettere, al MI ODI. Tant'è che poi non si sarebbe trovato posto neanche per uno spillo. Ma avremmo voluto aggiungere ancora, andare avanti fino al collasso. Perché sono tante, tantissime, le idee i cuori le mani nascoste che in Italia fanno rumore sottoterra. E noi non vedevamo l'ora di provare a mettere (non) tutto (ma tanto!) insieme e accorgerci che anche questi suoni vibrano e sconvolgono non solo chi fa / chi suona / chi è dentro. Qualcuno, programma alla mano, ci chiede consigli sulle esibizioni, chi vedere e perché. Molti sanno già tutto. Altri, ne siamo sicuri, torneranno ai concerti di qualche gruppo scoperto quella sera. Tutti racconteranno qualcosa. Ma poi, quanti eravate? Intorno, nell'aria umida, in mezzo ai banchetti e sotto ai palchi, un'atmosfera emozionante e capillare: quegli sguardi ovunque tesi a scoprire ascoltare scartabellare spostarsi dialogare saltare osservare. Che è l'apprezzamento silenzioso più bello che il festival potesse ricevere. Ciò che – ben oltre i numeri e le parole – ci permette di affermare il successo del MI ODI: la curiosità, la palpitazione, la voglia / il bisogno di tremare e di assordarsi. E l'anno prossimo non ve lo immaginate neanche. // Marco Verdi

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