MI PENSI: Mio padre canta mentre dorme

29/06/2011

Non è stato facile. Centoventi racconti, centoventi letture del tema "Ad occhi chiusi". Amori che nascono e finiscono, storie di ragazzi e bambini, di personaggi che sanno prendersi il proprio tempo per abbassare le palpebre e allontanarsi da tutto e tutti. Il vincitore del contest letterario del MI PENSI ha parlato di un padre e del figlio che lo guarda e lo ascolta. "Mio padre canta mentre dorme" di Simone Carlo. L'illustrazione è di Giordano Poloni.




Mio padre canta mentre dorme. C'ha nenie sue, melodie strane, come preghiere sussurrate. Che ogni canto nel buio sembra bello. Ma a volte sono solo motivetti sconci, da sigla di programmi TV. Canta arie da barbiere. Mio padre canta, di naso, con voce non sua, che pare felice come non lo è mai. Che seduce e ti fa slargare il cuore, come certe arie di montagna. Canta di gola, di lamento. Canta di serenate d'estate. Canta d'amore; lui che da sveglio è timido e serio, che fischiare non sta bene. Che di solito canta solo a messa, a mezza voce, con la mamma che lo guarda compiaciuta e mi fa segno di seguirlo. Solo il Santo, canta, quello lento, che di urlare forte "Alleluia!" è roba da noi ragazzi. Lui invece quando dorme canta che ti piace, che chiudi gli occhi anche tu, ti addormenti piano e speri di fare i suoi stessi sogni.
A volte mio padre grida nel suo letto, lo sento dietro il muro poco spesso di camera mia, e fa spavento. Grida forte, sbatte i piedi, muove le mani: se ti prende ti fa male (e mia mamma lo sa, e si rannicchia tutta stretta nel lato opposto del letto, loro che di solito dormono intrecciati).

Mio padre ha una forza che non ha da sveglio. Sembra possa spostare il mondo con un calcio da sotto il lenzuolo, con quelle gambe striminzite di mezza età, spelacchiate, con i segni dei calzini. Ha una rabbia che tradisce la sua fama di uomo di pace. Mio padre allora un po' mi piace, mi fa sentire protetto, che anche io c'ho un padre come gli altri che solleva bici con un braccio. Che ti tira un ceffone calloso e ti fa ruzzolare. Mio padre un po' diventa cattivo e anche a me, come a mamma, mi viene da chiudermi, da mettermi in un bozzolo di coperte, e aspettare che passi (che non sai mai se è rabbia contro di te).

E poi alla mattina ti domandi cos'abbia, cosa c'è, cos'è tutto quell'estremo che lo stravolge.
Ma quando si sveglia non ricorda o non dice. Tu chiedi, a colazione, timido, fai domande, discreto. Mamma cerca di riderci su, lo prende in giro, risponde al suo posto con qualche battuta, ma ha occhi aperti e preoccupati: mio padre lo ha sempre conosciuto come un figlio e adesso non sa a che cosa pensare. Lui abbassa gli occhi nel caffè e con altro tono bofonchia "sogni", si schiarisce la voce e poi tace. Più invecchia, più si muove solo così: con gli occhi chiusi e la testa sul cuscino.

E penso, soffiando nella tazza, che forse sarò come lui, come lui da sveglio, come lui da sonno: leggessi i suoi sogni conoscerei il mio cammino. Ma tacendo mi mostra più evidente la qualità del mio invecchiare. Sarò maturo uomo silenzioso. Sognerò le parole non dette e le cose non fatte tra il buio e la lana di spesse coperte.

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