Mojomatics - Micca Club - Roma Live report, 17/03/2007

22/03/2007 di

(I Mojomatics l'anno scorso al Mi Ami - Foto di Marco Becker)

I Mojomatics a Roma, i due con la cravattina sono sul palco del Micca Club, piccolo ma Cool. Forse la notizia non si è sparsa a dovere, forse era una serata sfortunata, ma i pochi che hanno assistito si sono presi ugualmente una sbornia di suoni d'epoca che non dimenticheranno facilmente. Pallottole rock'n' roll così non si schivano, ti colpiscono e basta. Tra i pochi, Simone Cosimi, e ci racconta.



Quarantacinque minuti scarsi. Tutti, fino all’ultimo secondo secco, così sudati che c’è voluto l’asciugamano ogni fine pezzo – cioè ogni due minuti e mezzo. Tutti forsennatamente di corsa. Frazionati in tante affusolate pallottole striate di garage punk ‘n’roll, di blues, di folk, di giganti del passato inghiottiti ed entrati nella pelle fino ad esplodere. Tutti - molto semplicemente - rock ’n’ roll.

I Mojomatics visti sabato scorso nella straniante ma “consonante” location tutta frangettepoisluciverdibianchegialle del Micca Club di Roma sono esattamente quello che ci vuole. Ora. In questo specifico momento storico fatto di finzione e plastica e tristezza. Quei due smilzi sul palco – davvero mini, anche se cool, quello del Micca – con le loro cravattine e i loro completi Sixties, con la loro musica che non guarda certo avanti e non inventa un fico secco, con le ragazzine con la frangetta e le casacche a pois che li ascoltavano: ecco, con tutto questo baule di cose certe, sicure alle spalle, sono veri. Una verità musicale che viene da tanti fattori: per esempio da un live set pauroso - meglio meglio meglio di quello che ho poi sentito su disco mezz'ora dopo. Sono in due e sembrano in dieci. Se non ti muovi sei matto. Ma non è tanto questo.

E’ che il piglio del duo veneto è di quelli che vogliono scuotere, svegliare, raccontare pompose e strazianti storie di “amanti lontani” e di “ultimi treni”. E divertire. Senza intellettualismi ma con la pura ispirazione di un salvifico inno chitarristico: “Scendete in pista, e stramazzate al suolo dal sudore”. Rock ‘n’ roll, appunto.

Per il resto sembrava di essere al Grande Ballroom di Detroit quando mezza America si vestiva allo stesso modo dissertando sul blues di Son House e Willie Dixon. Riconfezionandoli alla luce delle fiammate britanniche dell’epoca. Rimane un cruccio: forse non tutti i retrocool romani hanno saputo dell’evento. Ma per chi c’era: una coloratissima sbornia di tutto il sound che i loro genitori hanno segretamente amato, dentro quei 45 giri bucati dall’uso. Ma non hanno mai - mai - osato ballare.



Commenti (1)

  • Marco Allegri 22/03/2007 ore 11:14 @allo

    DAVVERO BELLA.
    Complimenti Pseudo...

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