Michael Jackson messo al bando: arte e artista possono essere divisi?

Il documentario Leaving Neverland ha riaperto il caso Michael Jackson. Possiamo ascoltare le sue canzoni senza sentirci in colpa?
11/03/2019 12:10

Due documentari hanno tenuto banco le scorse settimane e lo faranno ancora per un po’: il primo è "Surviving R. Kelly", che riporta dettagliatamente gli abusi sessuale che sarebbero stati perpetrati da R. Kelly (quello di "I Believe I Can Fly" per intenderci) ai danni di quattro donne, tre delle quali minorenni ai tempi delle presunte aggressioni. Ce n’è un altro, che ha di sicuro un impatto differente sulla cultura pop, e non solo, degli ultimi 40 anni: si intitola "Leaving Neverland" e, di fatto, ha riaperto il caso Michael Jackson a dieci anni dalla sua morte. MJ era già stato processato e assolto nel 2005 per i presunti abusi su minori, ma questa volta sembra che la sua aura di intoccabile re del pop stia svanendo e, in ogni parte del mondo, la sua musica inizia a venire messa al bando.

Neverland è il ranch di 2.700 ettari nella contea di Santa Barbara, in California, acquistato nel 1983 da Michael Jackson. Il luogo in cui la star invitava tutti gli amici più intimi per stare fuori dai riflettori e godersi un po’ di pace, in un’oasi che sembra uscita dalle fiabe della Disney. Kim Kardashian, che lì ha festeggiato i suoi 14 anni, lo ha definito "il posto più magico della Terra". Pare non fosse proprio così. Nel 2008 il ranch è stato pignorato al cantante e non è stato ancora rivenduto. Il problema però non è l’inquietante e gigantesca proprietà privata di Michael Jackson, quanto ciò che accadeva al suo interno.

Dalle prime voci sulla presunta pedofilia del cantante, innocentisti e colpevolisti si sono divisi come ultrà di squadre differenti ed è ormai noto che Michael Jackson si attorniasse di bambini per il suo piacere, intimo o innocente che fosse, per tornare in contatto con quella fanciullezza che non ha mai vissuto, obbligato com’era a diventare una star fin da piccolo coi Jackson 5. Questo, almeno, è quello che molti innocentisti hanno ripetuto come un mantra, per spiegare l’allarmante perversione che venne fuori durante il processo.  Oggi, dopo i casi di Bill Cosby prima e R. Kelly poi, dopo tutti i potenti di Hollywood che hanno perso il posto in seguito al #MeToo, niente appare più sacro e inviolabile, tutto torna ad essere passibile di nuova analisi, alla luce di nuove prove.

In brevissimo, "Leaving Neverland" riporta le storie di James Safechuck e Wade Robson, che accusano Michael Jackson di essere stati abusati da bambini. I due sono intervistati lungamente, mostrano foto private, messaggi lasciati dal cantante nella segreteria telefonica e fax che provano i loro soggiorni a Neverland, quelli in cui Michael Jackson ha sempre ammesso di aver dormito insieme ai bambini perché per lui era naturale, normale e innocente. Per molti, accecati dalla luce della sua arte, era quasi tutto ok, seguendo una dinamica del tipo "Beh, io non lo farei ma non riesco a credere che lui sia stato un pedofilo, probabilmente ha avuto un’infanzia difficile e coi bambini voleva solo giocare." 

Oggi, che il dio è morto e sono passati dieci anni dalla sua sua sepoltura (l'evento mediatico più grande di sempre, capace di mandare i siti in crash per le troppe ricerche), guardando immagini, video, ripensando all’intera storia, molti innocentisti si sentono come svegliati da una malia e scossi come da un terremoto: "Come abbiamo potuto permettere che una pop star, per quanto la più grande del mondo, invitasse minorenni nella sua tenuta, li pagasse, vivesse con loro?" Oggi, con le notizie in real time via internet e la geolocalizzazione coatta, con le microcamere e la super tecnologia, un caso del genere di sicuro sarebbe di più facile risoluzione, ma nei luccicanti anni ’80, le famiglie avrebbero (e hanno) lasciato che ciò accadesse, pure contente. Erano altri tempi, il metro di giudizio col 2019 non funziona fino in fondo. Erano tempi davvero più ingenui, in cui le casalinghe italiane accettavano che Boy George si travestisse da donna e non sospettavano neanche che fosse gay, per dire.

Qualche anno fa l’opinione pubblica si è divisa tra quelli che "Michael Jackson è Dio e non si tocca, le vittime in realtà vogliono solo guadagnare qualcosa dalle accuse" e quelli che "Non sarà neanche pedofilo, però non mi fiderei mai a lasciare mio figlio da solo con lui". Oggi c’è senz’altro più attenzione alle vittime che in passato e dopo la messa in onda del documentario, molte radio hanno messo al bando la musica di Michael Jackson, la puntata dei Simpson e quella di Star Trek in cui MJ collaborava al doppiaggio sono state cancellate dalla programmazione. Persino Corey Feldman, attore simbolo degli anni ’80 (Stand By Me, I Goonies, Gremlins, Ragazzi Perduti) e amico di Michael Jackson durante l’adolescenza, ha dichiarato di non riuscire più a difenderlo. Come la statua di Lenin tirata giù alla fine dell'era comunista, così l’icona Michael Jackson sembra destinata al disonore e all’oblio. Dal canto nostro, non potendo in alcun modo giudicare i presunti crimini, torniamo a domandarci se l’arte possa essere divisa dall’artista.

Nella fattispecie: se Michael Jackson non fosse stato il folletto asessuato innamorato platonicamente dei bambini ("We are the world, we are the children" l’ha scritta lui), ma un perverso cacciatore che attirava le proprie prede nella tana con la scusa della fama, potremmo continuare ad ascoltare le sue canzoni senza sentirci in colpa? Abbiamo già analizzato la questione artista-arte dopo il caso di Bertrand Cantat dei Noir Désir (che uccise la compagna Marie Trintignant nel 2003), stavolta però, è davvero difficile. Da una parte c’è la cultura pop, una delle poche certezze della nostra storia di vita (basti pensare al lutto mondiale per la morte di Luke Perry pochi giorni fa), dall’altra il forte sospetto che ci sia del torbido e che nasconderlo significhi in qualche modo esserne complici.

Indiscutibilmente, però, ogni volta che inizia "Billie Jean", "Thriller", "Bad" o un altro classico di Michael Jackson, è davvero difficile non muovere le gambe e non imitarlo perché, poche storie, era il Re del pop e quei pezzi sono il massimo. In più, storicamente, siamo abituati a leggere e glorificare l’arte e la letteratura di personaggi con episodi di vita privata poco chiari. Di pedofilia ad esempio si è sempre parlato a proposito di Lewis Carroll, che pare fosse innamorato della ragazzina diventata poi ai suoi occhi "Alice nel Paese delle Meraviglie", eppure guardiamo ancora con il cartone animato della Disney tratto dalla sua storia. Di esempi su celebrità chiacchierate per i propri vizi ce ne sono migliaia e spesso è proprio lo status di star che li rende(va) non giudicabili come i comuni mortali. Oggi che i muri cadono, non è semplice vedere con gli stessi occhi quelli che erano i nostri idoli di gioventù per separare l’arte dall’artista, la parte immortale da quella immorale, ed è ancora più difficile stare in piedi mentre il terreno sotto i piedi si sgretola.

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L'articolo Michael Jackson messo al bando: arte e artista possono essere divisi? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 11/03/2019 12:10

Tag: opinione

Commenti (4)
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  • Antonio Grassi 11/03/2019 ore 12:55

    Se ci si informa nel dettaglio ci si rende conto che questi due accusatori nel 2005 l'ho difeso a spada tratta! Non esistono prove sono solo chiacchiere! Mentre i fatti sono scritti nella storia Michael Jackson un grandissimo artista come nessuno è un uomo altruista che ha donato più di 500 milioni di dollari in beneficenza.. le radio che non lo trasmettono ahimé.. sono radio che vanno evitate semplicemente spegnendoe. Fortunatamente Michael Jackson è sempre al top su YouTube e altre piattaforme dato che tutt'ora e è sempre sarà il numero uno

    > rispondi a @tony.superjackson
  • Laurie Lullaby Huntress Strode 11/03/2019 ore 14:53

    La domanda è più che lecita. Ma sociologicamente complessa.
    Scindere l'artista dall'uomo in questo caso, in questo preciso caso, è qualcosa di ipercomplicato, sia per discorsi soggettivi che oggettivi.
    Da piccola ero innamoratissima di Michael Jackson, ne sono tuttora innamorata.
    Questo amore incondizionato che tuttora riservo per lui, non viene scalfito da questa polemica barra scandalo, di natura i fan di Michael sono tutti innocentisti, pertanto trovo che il sentirsi in difetto oggi sia alquanto ipocrita. Lo star system o la gente comune che prende di colpo le distanze, è quanto di più bieco ci possa essere, poiché nel loro esser colpevolisti, dimenticano un fatto oggettivo ed incontrovertibile... Nessuno ha boicottato Michael Jackson quando ci furono i primi segnali di una presunta colpevolezza. A mia memoria (ero troppo piccola, quindi qualcuno mi corregga), nessuno tolse le canzoni di Michael dalla radio sia durante lo scandalo Chandler, sia durante lo scandalo Arvizo, dove ci furono processi mediaticamente anche molto esposti, molto più esposti di questo documentario. L'opinione pubblica si divise sì, ma erano tutti concordi nel lasciare il patrimonio artistico intatto.
    Gli stessi che oggi han tolto Michael dalle scalette, son gli stessi di ieri che non han battuto ciglio sulla sua presunta colpevolezza.
    Ora perché accade questo? La metterò come meglio posso, sperando di esser compresa. Facciamo un piccolo passo indietro. Il movimento me too. Questo movimento ha dato una scossa allo star system, dove chiunque per dovere di cronaca ha dovuto e deve prendere una posizione chiara e definita. In realtà le denunce di questo movimento, non dicevano e non dicono nulla di nuovo. L'ambiente artistico è costellato da episodi torbidi e poco chiari. Di colpo questo movimento ha dato una frustata netta all'opinione pubblica e all'indice di gradimento di tale persona x. Lavorativamente parlando, chiunque si sia macchiato di vicinanza ad un Weinstein (ad esempio), si è preso la sua bella dose di insulti e di porte chiuse in faccia, quando in molti appoggiavano Weinstein ed il suo modus operandi in maniera deliberata e silenziosa. Questo evento nello star system ha sfondato la proverbiale porta aperta, che ora è diventata una breccia esasperando reazioni e commenti del tipo: "chiunque parteggi per dato artista, accusato presumibilmente o colpevole di, pagherà uno scotto indescrivibile in termini di visibilità ed immagine". Chi si dissocia SOLO ORA da Michael Jackson lo fa appunto per seguire quest'onda emotiva che imperversa nello star system attuale, non perché considera Michael colpevole. Michael Jackson attualmente può esser un danno in termini economici e di visibilità e dal momento che questi dettano (purtroppo) cosa è giusto o cosa non lo è, si è arrivati a questa crociata, ipocrita, ribadisco, perché appunto Michael Jackson era un presunto pedofilo anche prima. Quindi, io persona semplice, devo sentirmi in colpa se fruisco delle sue opere, se godo del suo patrimonio artistico? NO. Siete voi dello star system che avete dettato legge per anni, voi per anni lo avete pubblicizzato, lo avete sostenuto ed ora gli voltate le spalle, quindi è un problema soltanto vostro. Lavatevi voi la coscienza se potete, io continuerò a cantare Billie Jean sotto la doccia!

    > rispondi a @daenerys.simpson
  • Mario Miano 11/03/2019 ore 19:40

    Consiglio a tutti di leggersi il libro di Indro Montanelli e Mario Cervi, "L'Italia del Millennio". Racconta mille anni di storia d'Italia, di Papi e sovrani sanguinari che fanno sembrare la Franzoni come Giovanna D'Arco a confronto. Per esempio questi Papi amavano l'arte e se andate a visitare Roma e pensate a quanto sia bella, dopo aver letto questo libro non potrete fare a meno di vedere sangue grondare dai Colossei e piazze mitizzate. O di artisti epocali di cui questi sanguinari erano i finanziatori mecenatri e che su soldi "sporchi" di sangue hanno fatto opere d'arte che tutti i musei si contendono. Pertanto se ci vogliamo prendere in giro fate pure ma la musica ormai è diventata un mero suppellettile e quindi ci ritroviamo a parlare di altro, del video figo, dei followers, del fatto che la faccia uno con genitore egiziano eccetera. Fossi in Rockit non cadrei così in basso perché anche porre una questione del genere è preoccupante.

    > rispondi a @mario.miano.39
  • Thriller 12/03/2019 ore 18:33

    Ma quanti scrittori, attori, registi, ecc...ecc....si saranno macchiati dell'eventuale misfatto? Eppure continuiamo a leggere o vedere le loro opere..Allora dovremo bandire le stazioni di musica ecclesiastica, visto tutta la VERA pedofilia che gira intorno ai preti e varie compagnie. Se anche fosse stato un manipolatore di bambini ormai siamo fuori tempo massimo, non può più difendersi e io non riesco a basarmi su delle mere testimonianze. Un processo c'è stato per la legge è innocente. Anche io continuerò ad amare l'artista e ciò che di buono ha fatto.

    > rispondi a @Thriller
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