Midem 2005: quando tocca a noi?

03/03/2005 di Marina De Giorgi



Dal 23 al 27 gennaio 2005 si è svolto anche quest’anno il Midem. Occasione internazionale di incontro delle major musicali e di tutti gli attori principali della musica. E’ stata la prima volta che mi son ritrovata in un’atmosfera così internazionale come quella del Midem. Ero già stata al Mei, per un paio d’anni consecutivi ma non in veste di giornalista. Ora c’è Cannes con tanto di pass Free Lance!

Cannes è proprio come uno se la immagina, dai servizi dei telegiornali nel periodo del festival del cinema. E’ una minuscola cittadina, sul mare, il più delle volte soleggiata, snob e brulicante di personaggi interessanti che lasciano intravedere dal loro look che genere di musica ascoltano o, il più delle volte, suonano. Il Midem 2005 marchè international de la musique è alla sua 39ma edizione ma l’ho scoperto da appena due anni. Fa sperare che la musica possa essere ancora una ragione di vita e non solo un sogno, nonostante l’attuale contesto economico. Presenti 9313 participanti, tra società, giovani musicisti e affermati manager. 92 Paesi. Gli stand suddivisi in base alla rappresentanza istituzionale degli stessi. Nota dolente per noi italiani: non avevamo nessuna forma di coesione artistica tra i rappresentanti dei nostri stand nazionali. Eravamo rappresentati dalle federazioni industriali: la F.i.m.i che raccoglieva in ordine sparso alcuni suoi associati. La S.i.a.e. con uno stand illustrativo sulle proprie funzionalità che ospitava differenti compagnie di autori ed editori e L’A.f.i.. L’interno del Palais De Festival era consacrato per show-case, conferenze e public relation, su tre piani infiniti che si estendevano sino al mare. E’ inutile dire quanto i francesi abbiano fatto di tutto per rendere il tutto in perfetto stile grandeur e quanto ci siano riusciti in maniera esemplare. Un’organizzazione impeccabile, assolutamente efficiente, sia per quanto riguarda i servizi alla stampa sia per i partecipanti che cercavano di distribuire i propri lavori per trovare quanti più contatti possibili. I cocktail organizzati all’interno dello stesso Palais, occasioni di conoscenza della musica promossa e non solo, hanno avuto per protagonisti l’Islanda, l’Australia, il Giappone il Sud Africa e soprattutto il Brasile. Paese più coccolato degli altri perchè il 2005 è l’anno del Brasile a Parigi e le manifestazioni in suo onore sono innumerevoli. Le serate, invece, hanno avuto un ruolo più mondano della stessa manifestazione, organizzate dalle diverse società di rappresentanze nazionali. Quella svizzera, giapponese, lituana e lettone, e soprattutto quella inglese. I british, in veste di Emi Uk, hanno proposto il concerto di Skin, Gweyneth Herbert, The Infedels; risultando, ovviamente, i più credibili del mercato musicale. Purtroppo dall’altra parte della città, in uno sconosciuta discoteca, lontana dal clima caldo ed effervescente, nella stessa serata, veniva riesumato il redivivo, pur amato dai francesi, Toto Cutugno e la dance music proveniente direttamente dalla riviera romagnola. Solo sig sig per noi sostenitori della musica italiana che speravamo in una presenza dignitosa anche al summit della musica indipendente, pubblicizzato come l’avvenimento più importante nella storia della musica indie. Le notizie circolate tra i partecipanti dell’incontro indie son state numerose, partendo dalla considerazione che le società di musica indipendente stanno diventando il cuore vitale di un determinato mercato. In relazione a questo, è stato dato l’annuncio della nascita di alcune lobby americane del settore, che hanno già il potere di trascinare in maniera esemplare le politiche di promozione istituzionali. Mi è sembrato che una tale notizia avesse colpito in maniera particolare l’attenzione dei presenti addetti ai lavori europei ma ancora una volta nessuna consolazione per quanto riguarda i nostri rappresentanti: assenti. Una vera delusione non ritrovarli a prender la parola. Mi chiedo quale sia stato il motivo dell’assenza dei rappresentanti italiani della musica indipendente, o denominata tale, che non dovrebbero avere ruolo minore nella configurazione artistico-economico del nostro Paese. Penso ad esempio al M.E.I.che è sempre stato attento alla vita dell’indie italiana ma che non ho avuto modo di ritrovare a Cannes. Per quanto riguarda l’organizzazione inappuntabile dell’intero apparato è da ricercarsi nella presenza ormai consolidata delle associazioni che ricoprono un ruolo informativo e di documentazione nell’ambito musicale, non solo per periodi festivalieri ma in maniera definitiva. Fondamentali per la coscienza del ruolo dei protagonisti, indie e no. La Francia è esemplare in questo, il French Music Export Office lavora come propulsore fondamentale per la musica francese, intessendo relazioni con i Paesi di tutto il mondo per la diffusione del prodotto nazionale, creando collaborazioni e integrazioni tra le politiche dei diversi Stati... ma non con l’ Italia. Nella serata del 25 lo stesso ha proposto una serie di concerti, tra cui Nouvelle vague e Electronicat che hanno superato notevolmente il gradimento della serata precedente degli inglesi. In un piccolo club, fumoso (la Francia è ancora esente dalla legge contro il fumo), le cantanti delle Nouvelle Vague in babydoll hanno cantato i classici dei Joy Division versione lounge. Una conferma che il prodotto musicale francese non è solo proposto nella lingua nazionale ma è capace di reinventarsi e di creare nuovi mercati, meritevoli di discreta attenzione. Particolarità che manca da noi - come ha più volte ribadito Lupin Zero, aka Alberto Trevisan - musicista italiano, in “esilio” a Londra. (Per rif. www.lupinzero.com). Unico prodotto musicale italiano trovato negli stand che non fosse della dance music... Mi ha più volte sottolineato, nella lunga chiacchierata, che Londra, nella sua vita da musicista, si è dimostrata molto più affidabile, soprattutto perchè le relazioni con le istituzioni sono vissute con molta più. Per quanto mi riesca triste definire il nostro Bel Paese provinciale, la realtà francese ha dato prova di questo. Nella nostra situazione è difficile far uscire allo scoperto le molteplici piccole realtà, che esistono e si moltiplicano ma non creano delle forti coesioni per divenire “lobby” o almeno importanti referenti specchio di ciò che in Italia fermenta e vive. In questo momento, più che in ogni altro, trovo fondamentale l’esigenza di difesa. La forza musicale dei finlandesi o dei giapponesi non la si trova nelle innovazioni musicali ma solo nel loro modo di proporsi. Cosa abbiamo da invidiare a tanta organizzazione? Certo non la qualità artistica. Cosa aspettiamo allora?



Un piccolo racconto per un grande evento. Marina de Giorgi ha trascorso qualche giorno nella grandeur del Midem di Cannes. Ecco le sue impressioni.

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