Midfinger Party al Pulp - Milano Live report, 26/04/2007

09/05/2007 di

(I The Gumo al Pulp - Foto di Clara Tortato)

Era il primo Midfinger Party, la prima di una serie di feste organizzate in giro per l'Italia dove la label ha messo in mostra le nuove proposte del suo catalogo. Band centrale di questo roadshow: gli svedesi Jeniferever. Prima degli svedesi c'erano i Drink To Me e i The Gumo. I primi hanno spaccato, i secondi - vittima di una situazione tecnica non così all'altezza della situazione - sono usciti meno bene, ma comunque belli. Due ottime band in locale buio e un po' kitch, Sandro Giorello racconta.



Al Pulp di Milano suonavano gli svedesi Jeniferever e prima di loro i Drink to Me e The Gumo.

I primi possono essere catalogati come “gruppo giovane”, e con “giovane” intendo di quelli che non hanno ancora calcato abbastanza palchi – e quindi hanno alle spalle ancora poche esperienze, sia positive che negative - per riuscire suonare davanti ad una sala semivuota. Purtroppo il Pulp era buio, vuoto e c’era un’atmosfera un po’ kitch/trash – avete presente il video “It's no good” dei Depeche mode? - i tre tentavano di fare i brillanti ma in realtà il loro imbarazzo lo si notava tutto. Nonostante le insicurezze, sono stati potenti. Sono partiti percussivi e rumorosi – un po’ tipo i Liars – per poi cambiare e proporre cose diverse e tutte molto buone. Al terzo pezzo hanno presentato un brano “country” – così hanno detto, anche se non era una definizione del tutto azzeccata - era ottimo, un po’ alla Malkmus, con il classico ritornello melodico e qualche stop & go più dissonante. Poi hanno sostituito l’organetto alla chitarra e hanno suonato un paio di pezzi in stile Oneida, più o meno pop. Poi un altro paio di canzoni indie che ricordavano i Settlefish.

Sono un gruppo da tenere d’occhio e rivedere appena capita l’occasione. Si dice che a breve registreranno un nuovo singolo e che sarà prodotto da Robert Harder - già al lavoro con i Babyshambles e i Soulwax – aspettiamo fiduciosi.

I The Gumo hanno attaccato con piglio rock, con il basso pulsante alla T. Rex e le chitarre tutte eccitate. Purtroppo l’acustica del locale non ha aiutato, i Drink to Me! si sentivano meglio perchè erano compatti e tirati, loro – i Gumo – erano più articolati e le molte sfumature non sempre uscivano chiare e nitide. I pezzi sembravano un po’ tutti uguali, le voci non si distinguevano bene e tutto tendeva a impastarsi. Non che non siano una band bella da vedere dal vivo, lui è personaggio più che particolare: presentava i pezzi sorridendo, all’inizio sembrava impacciato e invece era il più rilassato sul palco, nonostante i problemi tecnici e i vari inconvenienti – rottura di corde, rumori dell’impianto – affrontava la situazione più che tranquillamente. Un po’ nerds, un po’ gentleman. Le canzoni rendevano, si sentivano le influenze più svariate – dai Beach Boys ai Flaming Lips - ma la differenza tra live e disco è tanta: chi si è affezionato all’anima più intima e pop di “Are You Sure” rischia di rimanere deluso.

Dopo ai The Gumo toccava agli svedesi ma ormai era tardi, quando hanno iniziato ero già uscito per prendere l’ultimo tram.



Pagine: Drink To Me The Gumo

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