Da circa un mese, sulle sponde del lago di Lugano c’è una grande festa: si chiama Longlake e la prima volta che ne ho letto il programma, la varietà di proposte mi ha quasi disorientata:otto rassegne, diciotto giorni di appuntamenti diffusi in tutta la città, dal giorno alla notte. Per la gente di confine (come me), farci un salto è perlomeno necessario.
Se del festival e del suo palinsesto generale vi abbiamo già parlato nelle scorse settimane, qui vorrei concentrarmi sulla rassegna che si sta svolgendo proprio in questi giorni, dal 22 al 26 luglio: sto parlando di Buskers e martedì ero lì, in terra ticinese, per la sua inaugurazione. Il format è quello delle performance di strada, il nome parla da sé e io questo mi aspettavo: varie esibizioni dal lido al parco passando per la foce, dove si trova il quartier generale, Studio Foce (un posto dove anche noi di Rockit combineremo qualcosa prossimamente, ma questa è un’altra storia di cui vi racconteremo più avanti). Ma è successo molto di più.
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Appena arrivata, senza una meta precisa, vengo attirata verso l’area Scintilla dalle trombe jazz dei The Dirty Rotten Vipers, direttamente da New York. Mi trovo in un parco, Parco Ciani, popolato da famiglie e gente semplicemente felice di essere lì. Il palco è modesto, tra artisti e pubblico quasi non esiste distanza e questa vicinanza mi fa sentire parte di qualcosa. A fine esibizione, fanno girare un cappello per le offerte, e così accadrà anche al termine di tutti gli altri spettacoli, perfettamente in linea con il concept. Ormai mi sono ambientata ed ecco che mi viene incontro Ilenia Ricci, organizzatrice e responsabile della produzione, divisione eventi e congressi. Con lei è iniziata l’esplorazione vera e propria, dei luoghi e delle persone.
"18 anni fa Lugano Buskers non nasceva tanto per colmare una mancanza quanto per far immaginare qualcosa che era già lì, la bellezza di città e dei suoi spazi, la possibilità di viverli in modo diverso. Il lungolago, i portici, il parco, gli incroci potevano diventare non solo luoghi di passaggio, ma luoghi di incontri e dei palchi veri e propri. Quindi noi abbiamo portato il palco in strada e la strada sui palchi. È un piccolo grande esperimento di convivenza umano e artistico", mi racconta.
Buskers, infatti, è un festival di comunità che fa comunità. Le persone si salutano, si conoscono (è facilissimo incrociare Ruben Camillas, presenza fissa del festival). C’è chi sta facendo il bagno, chi aperitivo, chi ascolta appassionato, chi semplicemente passava di lì e si è fermato. Ma soprattutto, c’è un programma fuoriprogramma: l’atmosfera è così coinvolgente che si formano gruppetti spontanei di gente che suona, che gioca, che cammina sui trampoli, che si esercita in trucchi di giocoleria. All’inizio mi chiedevo, anche loro sono artisti in line up? Poi ho capito, ma che importanza ha?
È questo forse l’aspetto che più mi ha colpita di Buskers: a una certa non distingui più chi è venuto per esibirsi e chi ha deciso, lì per lì, di partecipare portando in scena qualcosa di sé. L’arte smette di stare solo sul palco, circola tra le persone.

Con Ilenia riesco a vedere la fine dell’esibizione di Surcouf, al lido. I protagonisti sono due tipi francesi in bilico su una zattera, a rappresentare l’instabilità della vita. Al di là dei paternalismi, raccontano la necessità di fidarsi, di aggrapparsi (letteralmente) e di sostenersi, solo così ci si salva. E funziona.
Poi è il turno di Circo Pacco, il pubblico è gremito soprattutto di bambini che impazziscono per loro. Non è decisamente il mio, ma forse sarebbe strano il contrario. Alla fine applaudono tutti e io pure.
Pausa cena e gran finale: lo spettacolo di Leo Bassi. Un omone ultrasettantene che a suon di battute, con quell’aria da burbero col cuore d’oro, si fa subito voler bene. Dopo aver mostrato un uso improprio dello scopettone del water e aver ipnotizzato due volontari dalla platea (alla fine ho scoperto che erano complici, ci stavo quasi credendo) inizia a cospargersi il corpo di miele e si riempie di piume. Dice una serie di frasi tutte importanti, sul dubbio dell’imperfezione che ci rende umani. Il messaggio arriva e mi ritrovo ad applaudire con gli occhi lucidi.

Mentre penso a cosa ho appena assistito e mi dirigo verso il parcheggio per tornare a casa, assisto a una scena forse bizzarra, certamente bellissima: seduto su una panchina, sotto la luce soffusa dei lampioni, c’è un ragazzo a petto nudo con una parrucca rosa che sta suonando la chitarra elettrica.
La gente che passa lo osserva. È affascinata, ma non sorpresa. Ognuno fa la sua arte, per strada.
Purtroppo la visita è stata breve e quest’anno niente after per me, ma la sorpresa per quel che ho visto me la porto dietro. Se potete, approfittatene che sulle sponde del lago ne succedono ancora delle belle.
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L'articolo Miele, piume e zattere: una normalissima serata al Lugano Buskers di Corinne Victoria Basile è apparso su Rockit.it il 2026-07-23 16:07:00

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