Il miglior omaggio a Fabrizio De André sarebbe smettere di dedicargli orrendi tributi

Enrico Ruggeri lo ha celebrato con uno show pasticciato, retorico e imbarazzante. Da anni, dalle fiction alle compilation indie, la memoria di Faber è strapazzata per fini commerciali. Non se ne può più
18/11/2019 11:05

Siamo agli sgoccioli del ventennale della morte di Fabrizio De André. Fortunatamente, viene da dire dopo aver visto Una storia da cantare, il programma condotto da Enrico Ruggeri e Bianca Guaccero in prima serata sabato scorso su Rai Uno, tutto dedicato alla memoria di Faber. Uno spettacolo scritto male, sconclusionato, retorico all'inverosimile e molto pasticciato, che santifica e normalizza Fabrizio De André per il target di Tale & Quale Show, tra siparietti fastidiosi, l'ennesima intervista a Dori Ghezzi ("Ma dicci: come ti ha corteggiata?"), la PFM usata come una backing band qualsiasi, Ornella Vanoni che sbrocca, Massimo Ranieri che canta  "Ah che bell' 'o caffé", Mauro Pagani che suona per la milionesima volta Crêuza de mä da Genova. Ed è stato l'omaggio più bello, insieme a Loredana Bertè che fa sempre la sua figura.

 

In mezzo, Ruggeri che vuole cantare nonostante sia sfiatato, Nek che ditemi voi se c'è un cantante eticamente più lontano da Faber dell'anti-abortista che scrive post su Bibbiano, i testi di Faber recitati con enfasi da fiction in stile Boris, Morgan che fa Morgan e le comparsate di Willie Peyote, The André e Anastasio, casomai tra il pubblico ci fosse stato un under 50 alla visione. Due ore e mezzo lunghissime, fastidiose per chi ama Faber, e stavolta non ci sono attenuanti: c'è più onestà nelle tribute band di appassionati sparse per l'Italia che in queste accozzaglie di vip messi insieme dagli autori. Questo non significa che gli artisti siano in malafede e neanche che dietro le quinte non si siano divertiti o emozionati, ma se il pubblico non se ne accorge, che senso ha il programma?

Due ore e mezzo di persone che leggono le frasi degli autori sul gobbo piazzato in alto, che non guardano mai in camera, che sembra abbiano visto la Madonna di Medjugorije tanto sono concentrati a non sbagliare a leggere, cosa che capita sovente. Lo sbaglio ci sta, chiedetelo ad Adriano Celentano, che nel concerto tributo a De André del 12 marzo 2000 al Teatro Carlo Felice di Genova, si impappinò su La guerra di Piero e venne sepolto dai fischi. Ci sta ancora di più quando è live e c'è un rapporto di azione e reazione, quando il pubblico non è solo spettatore e può avere facoltà di parola, quando invece lo spettacolo viene subìto passivamente entra in ballo un'altra logica, che fa arrabbiare di più. 

 

In questi anni, di tributi a Fabrizio De André ne sono stati fatti tanti e mai uno bello davvero; forse perché il miglior omaggio sarebbe lasciarlo in pace, oppure trasmettere un suo concerto e vedere chi era davvero. La fiction Principe libero non è stata all'altezza delle aspettative, proprio per la sua intrinseca qualità da fiction, l'album Faber Nostrum in cui le star dell'indie cantano i pezzi di Faber ha partorito montagne e topolini (ne abbiamo ampiamente parlato qui), gli arrangiamenti pop rock del progetto Cristiano De André canta De André sono totalmente fuori fuoco e dividono gli ascoltatori. La vecchia Rai, legata a dogmi tali che in confronto Papa Francesco è un viveur, non riesce a costruire show che rendano giustizia ai personaggi che omaggiano (ricordate quello scandaloso per Pino Daniele?).

Sono in programma altri due sabati sera con Enrico Ruggeri, che omaggerà Lucio Dalla e Lucio Battisti, sappiamo già come andrà a finire: luci smarmellate, canzoni sentite un miliore di volte, Caruso, motocicletta, vip a caso e tanta voglia di essere fuori a bere qualcosa. 

Ps: paradossalmente, un'operazione abbastanza criticabile come quella fatta da Mauro Pagani per il canzoniere di Francesco Guccini (Note di viaggio - Capitolo 1: Venite avanti...), nonostante la presenza di Gabbani, appare più interessante. Ma c'è da dire anche che Guccini è sempre in vita e può dire la sua. 

 

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L'articolo Il miglior omaggio a Fabrizio De André sarebbe smettere di dedicargli orrendi tributi di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 18/11/2019 11:05

Tag: tv

Commenti (9)
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  • Paolo Tedeschi 21 giorni fa

    Un pianto ben pagato con i nostri soldi...

    > rispondi a @paolotedeschi60
  • Claudio Puglisi 21 giorni fa

    è stato una cosa orrenda e inoltre lo hanno fatto passare come un samaritano buonista. Hanno tentato di ricondurlo nel solco del perbenismo per impossessarsi della sua memoria e della sua poetica. Una ignobile operazione.

    > rispondi a @guever1966
  • Stefano Turi 21 giorni fa

    Non seguo tributi dedicati a lui da almeno 10 anni, io celebro Fabrizio cantando le sue canzoni tutti i giorni, e suonandole alla chitarra, e ascoltando gli splendidi vinili che ho comprato da adolescente.

    > rispondi a @stef.turi
  • Maria Rosa 21 giorni fa

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

    > rispondi a @minimariarosa
  • Celso Vassalini 20 giorni fa

    Giù le mani dal poeta fragile e signore che mi ha dato molte emozioni Fabrizio De Andrè…
    Amici cantautorofili, domenica 17 novembre su RAI 1 ore 21.25 "Una storia da cantare", programma in tre puntate su Fabrizio De André, Lucio Battisti, Lucio Dalla. La puntata di domenica dedicata al poeta Fabrizio De André. Ho visto il programma sperando di passare una serata piacevole ed emozionante. Lo spettacolo ha difettato evidenziando una sorta di approssimazione, vedi la ricerca continua del gobbo, la perdita di voce di Ruggeri e l’uccisione di alcuni capolavori completamente straziati e violentati con stonature da vergogna. Onorare Faber non è assolutamente facile perché la profondità e la cura dei testi non tutti sono in grado di rispettarle. Paola Turci che salvo insieme a Elena Sofia Ricci, PFM e Pagani, ha sintetizzato il senso. Non riesco a capacitarmi come fior d’artisti acclamati abbiano così malridotto con i loro strafalcioni la serata. E’ servito almeno a confermare una cosa: RAI 1, in prima serata, o fa da salvagente ad artisti quasi finiti o offre visibilità ai raccomandati. Ma il pudore di non fare questi giochi sulla pelle dei Veri Artisti non li sfiora. Mi sono inutilmente illuso per l'ennesima volta. Il punto è: se l'idea di fondo è dare visibilità invece che salvaguardare l'oggetto... Fa da salvagente ad artisti quasi finiti...ad un certo punto mi sono amaramente addormentato. Il solito modus operandi sia sempre lo stesso: omaggiare un grande della musica attraverso ospiti noti del momento che possano attirare "pubblico", più che chiamare artisti che siano stati davvero vicino e affini all'artista omaggiato. Imbarazzante. Mai visto una situazione più straziante. Il dramma è che era dedicata a Fabrizio De André, mi veniva da piangere ieri domenica sera. Che agonia tutti. Forse per assurdo salvo il Rapper, quantomeno ha dato una versione sua quasi accettabile. Il resto pattume! Imbarazzante e stonante! È stato vergognoso. Non c'è stato il minimo studio e rispetto su chi potesse sfiorare il grande Fabrizio. Mi sorprende Dori Ghezzi che ha sempre protetto il suo grande amore. Lui era e rimase cantore di periferia, delle calate dei vecchi moli, di prostitute e dei travestiti di via del Campo. Era la sua fantasia e la sua curiosità culturale lo faceva spaziare un po’ su tutto, dal gusto barocco delle fiabe noir alle canzoni di protesta, dalle stupende canzoni d’amore alle filastrocche di varie tradizioni italiane; dal sarcasmo cattivo di Cecco Angiolieri al surrealismo popolare. Egli viveva la vita di altri uomini e vi si calava fino in fondo e la soffriva senza alternative, totalmente. E’ stato sempre un artista profondamente partecipe della realtà delle cose intorno a lui, della sua storia. L’ultima cosa che ha scritto Fabrizio De Andrè, è “Smisurata preghiera”, vero e proprio testamento spirituale. Il testo è diviso in due parti: il soggetto della prima è la maggioranza ed è una forte accusa a questa società, mentre la seconda è la preghiera vera e propria, profonda, intensa, smisurata rivolta a Dio per tutti i vari personaggi che hanno popolato per quarant’anni le sue canzoni. Dio avrà certamente misericordia di questi uomini e ciò rimarrà sempre un’anomalia poiché questi personaggi che viaggiano in direzione ostinata e contraria avranno sempre opposta quella maggioranza intransigente composta da quei benpensanti sempre fedeli alle leggi del branco. Una cosa che nessuno si aspettava e che fece clamore alla TV e sui giornali era quella di “perdonare” pubblicamente i suoi sequestratori , dopo i famosi fatti dell’estate del 1979 ( “Mai sapremo chi forgiò la parola e il grido / mai sapremo del sacrificio delle pecore nere / e della cifra dello spazio stellato, /mai sapremo delle spine/ che lacerano la carne e il piede nudo / di tutti gli spossessati delle loro terre”) che, anzi di più: di giustificarli dal punto di vista storico e antropologico , e – nonostante tutto – di continuare ad amare la terra che aveva scelto come terra d’elezione, la Sardegna. Lui era un artista di levatura internazionale, proprio perché era essenziale, un signore che mi ha dato molte emozioni.
    Celso Vassalini

    > rispondi a @vassalini.celso
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