Il cinese che non lo era: Mike Lennon è "Libero"

Nel documentario "From Mono to Stereo" il rapper svela l'inconfessabile segreto: sa dire la "R". E pensate un po', è nato a Parma e non a Pechino. Inizia un nuovo percorso musicale, a partire da un singolo in uscita
14/07/2020 10:38

Quando, come occidentali, vediamo un asiatico, tendiamo a cadere in facili pregiudizi più o meno razzisti, magari in maniera inconsapevole ma non del tutto innocua. E se ci troviamo di fronte una persona con gli "occhi a mandorla", la identifichiamo genericamente come cinese. Poco importa se poi dovesse venire da Hanoi, Tokyo o Seul. Senza contare che magari in Asia non ci è neanche mai stato e ha vissuto tutta la vita in Italia.

A questo si aggiunge tutta una lista infinita di stereotipi più o meno sgradevoli, a cominciare dall’incapacità di dire la R, che nasconde tutti quei preconcetti superficiali di chi ignora totalmente una cultura straniera, e modella la sua percezione della realtà sul cabaret della più bassa lega. Tutti prima o poi siamo cascati in questo ragionamento. Se ciò non fa di noi per forza di cose dei razzisti, è importante rendersi conto quanto offensivo sia trovarsi imbrigliati da questi pregiudizi e visioni distorte della realtà.

In questo senso, Mike Lennon ha rappresentato l’incarnazione "asian rap" del generico cinese per l’italiano medio: occhi a mandorla, voce buffa e acuta, un’instancabile dedizione verso il lavoro, una passione sfrenata per il riso e la salsa di soia, eccetera eccetera. È un’immagine che da decenni vediamo comparire in televisione – ve lo ricordate Colazione da Tiffany, con il bianchissimo Mickey Rooney nei panni del signor Yunioshi, il padrone di casa giapponese di Audrey Hepburn? – e da cui ancora facciamo fatica a slegarci.

Tutti i brani che Mike – grafico e designer, oltre che produttore e musicista in forza a Carosello – ha pubblicato finora hanno portato ai limiti questi stereotipi, evidenziando in maniera ironica e scanzonata come sappiamo essere provinciali quando ci confrontiamo con una cultura diversa.

Diversa solo all'apparenza: Mike è un ragazzo di origine vietnamita, ma è nato e cresciuto qua, parla la nostra lingua perfettamente – pazzesco, eh –, vive della nostra cultura al 100%. Un ragazzo come tanti, come tutti quelli che nascono e vivono qua. Per due anni si è nascosto dietro a un personaggio che non era lui, ma rappresentava quella visione caricaturale ed estremizzata che noi italiani tendiamo a creare nella nostra mente del mondo orientale.

Ora tutta l’evoluzione di Mike Lennon, umana e musicale, viene raccontata in un documentario, From Mono to Stereo (I miei 2 anni tra musica e follia alla rincorsa di un sogno), che svela retroscena e sacrifici di un percorso di cui, finora, abbiamo visto solo una parte, non di rado lol. Lo potete vedere qua sopra, è il primo video di questo articolo. 

Duc Loc Michael Vuong – questo il suo vero nome – nasce a Parma il 9 ottobre del 1995. La passione per la musica scoppia fin da subito, grazie ai genitori, e da ragazzo si costruisce il proprio studio di registrazione in garage. Riuscire a sfondare sembra un sogno irrealizzabile: nel mentre, Mike lavora in una fabbrica di grissini e si laurea al Politecnico di Milano in Design degli interni. È in questo periodo che inizia a registrare i primi brani, in inglese, ma ancora non riesce a trovare la formula per il successo.

Fino all’illuminazione: crearsi un personaggio che si appropri di tutti gli stereotipi che noi italiani abbiamo verso gli orientali. Da qui cresce la fama: succesi come Viale Padova o Aligatò, ospitate in tv, radio, festival, video virali. E tutto questo senza far cadere la minuziosa maschera che si è costruito: nelle interviste parla sempre con un forte accento asiatico e finge di essere incapace di dire la R, sui social non svela mai la sua vera persona e anche dal vivo non c’è un momento in cui esca dal personaggio.

Dopo due anni, è arrivato il momento di abbandonare il personaggio: con From Mono to Stereo, Mike Lennon rivela a tutti il grande scherzo che per così tanto tempo ha tenuto in piedi ed esce allo scoperto. Un bel mini doc, divertente e allo stesso tempo "istruttivo", che racconta un personaggio e un percorso artistico unico. 

Ma questo non significherà la sua fine? No, semmai il contrario. Ora che non deve più nascondersi dietro a una maschera così ingombrante, Mike Lennon è libero di fare la sua musica senza dover sottostare al personaggio da lui stesso creato. Libero come il suo nuovo singolo, in uscita il 17 luglio e in cui farà finalmente sentire su una canzone qual è la sua vera voce. E non stiamo a parlare di asian rap, visto che di solo rap si parla e dell'etnia poco ci importa.

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L'articolo Il cinese che non lo era: Mike Lennon è "Libero" di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 14/07/2020 10:38

Tag: singolo - documentario

Pagine: Mike Lennon

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