I Ministri, fuori dai tempi bui in cerca di un passato migliore

Dopo Fuori e Tempi Bui i Ministri pubblicano Per un passato miglioreDopo Fuori e Tempi Bui i Ministri pubblicano Per un passato migliore
01/02/2013

A marzo è prevista l'uscita del quarto disco dei Ministri, “Per un passato migliore”, anticipato dal singolo “Comunque”: ripercorriamo insieme la fulminante carriera di uno dei gruppi rock più interessanti degli anni zero della musica italiana.

Dal testo di “Comunque” dei Ministri: “La tua casa non vale niente / il tuo orologio non vale niente / il tuo vestito non vale niente / questa chitarra non vale niente / il tuo contratto non vale niente / la tua esperienza non vale niente / il tuo voto non vale niente / tanto vale provarci comunque”

Il videoclip di “Comunque” è girato completamente in analogico, con l'effetto di una vecchia vhs, ed è ricco di riferimenti all'immaginario di chi ha vissuto l'infanzia tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, a partire dagli abiti indossati dai Ministri, che per circa metà del video abbandonano le proverbiali giacche, incendiano una Barbie e la casetta con mulino della nota marca di biscotti, fanno saltare in aria il deposito di Zio Paperone, invocano Kurt Cobain, scomodando anche Al Pacino e Papa Giovanni Paolo II.



I Ministri nascono a Milano ed esordiscono sulle scene con un'operazione quanto meno straniante: con l'acquisto del primo album “I soldi sono finiti” del 2007, regalano un euro, contenuto fisicamente nella copertina, ad ogni acquirente. Ma soprattutto i Ministri non la mandano a dire: power trio chitarra/basso/batteria, rock duro e puro, sporco, non innovativo, ancora ingenuo, spesso approssimativo, ma di una sincerità e di una schiettezza che nessuno si aspettava da un gruppo così giovane, che per attitudine, tematiche e faccia di culo, sembrano i nuovi profeti del punk ma che suonano hard rock contaminato di grunge. E già i testi raccontano quella generazione nata negli anni '80, della mancanza di coraggio, della rabbia e della disperazione.

Dal testo di “I soldi sono finiti” dei Ministri: “Ma noi non siamo puliti / suoniamo per non lavorare mai / da mezzo metro di palco / vediamo chi diventerà calvo / ma in fondo non serve poi tanto / se il nostro rumore non piace più / se il nostro sudore non piace più / non abbiamo altro da vendere / credevamo fosse più facile”



Dopo “I soldi sono finiti”, i Ministri firmano con Universal e rilasciano un EP, “La piazza”, che anticipa quello che sarà uno dei brani di punta, tra i più conosciuti e amati dei Ministri, “Diritto al tetto”, che sarà incluso nel disco successivo “Tempi bui” del 2009, un album in cui convivono la consueta violenza sonora a cui i Ministri ci avevano abituato ma anche una buona dose di melodie vocali, con i testi sempre incazzati e stanchi di promesse sul domani. I brani sono tutti legati tra loro da estratti di canti appartenenti al folklore italiano dal nord al sud, per dire che i Ministri parlano da Milano, ma parlano a tutto lo stivale.

Dal testo di “Diritto al tetto” dei Ministri: “Diritto al tetto e a non avere un tetto / L'anima non serve / serve un posto dove stare / l'anima alle bestie / noi pensiamo con il pane / le case vuote puzzano di marcio e di sconfitta / tiriamo su un ostello nella steppa”



Il disco del 2010, “Fuori”, segna una svolta nel sound dei Ministri che accolgono le tastiere e le batterie elettroniche, registrano in maniera più consapevole e professionale, variano il loro stile in una ricerca che li faccia uscire da quel sound anni '90 a cui erano irrimediabilmente legati. Ma è anche il disco meno urlato, meno emozionale, meno diretto della loro carriera. Più riflessivo forse, e più aperto a nuove soluzioni. Forse è solo che i Ministri stanno crescendo. Aspettiamo l'uscita a marzo di “Per un passato migliore” per dirlo.

Dal testo di “Gli alberi” dei Ministri: “Noi saliremo sopra gli alberi / ma così in alto che nessuno se ne accorgerà / e guarderemo da lontano il cielo cadere / sulla nostra città / E getteremo le divise a terra / e bruceremo la bandiera bianca / e guarderemo da lontano le guerra che incendieranno / la nostra città”

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