Perturbazione - Mirandola (Mo) - Acquaragia Live report, 20/12/2003

06/01/2004 di Ilaria Rimondi



Una seconda casa, un locale intimo appoggiato nella nebbia, dopo una strana strada avvolta dai vapori disegnata tra Camposanto, Ravarino…paesini da Capossela, accanto a un metro e novanta di cuore chiuso dentro una piccola piccola auto.

Capita il desiderio di sentirsi raccontare da un concerto qualcosa di personale, di segreta ingenuità che non si riesce a scrostare da dentro. E detto da qualcun altro diventa visibile, autorevole, facile. Io quasi non ho fiatato. I Perturbazione hanno detto tutto per me. Con il mezzo tono della loro musica che non si arrende alla disperazione e mai esagera nell’allegria, ma ondeggia col sorriso e gli occhi chiusi: come oscillare tra sentimenti opposti e necessari, come trovarsi tra chi toglie i pesi dall’anima e chi li raccoglie e li rimette al loro posto. Con i brani sorteggiati, rimescolati dal caso, che stravolgono una rassicurante scaletta: come una storia punzecchiata dal destino, che può iniziare col pretesto meno adatto, prendere velocità, intensità per poi ancora frenare, e trovarsi, accaldata e a mezza voce, a sperare di pescare in fondo al secchio il lieto fine. I Perturbazione hanno rappresentato un acquarello musicale dove le canzoni galleggiavano sui pensieri e i sentimentalismi, imburravano un’atmosfera raccolta, morbida che proprio non può sporcarsi di tecnica e di acustica. Senza fragore e magniloquenza, soltanto togliendo la maiuscola al Tempo. E in questa bolla tante istantanee appese sulla memoria: lo sguardo appuntito di Gigi Giancursi, i “Per te che non ho conosciuto” che trapassano il corpo come fantasmi, il maglione da Notre Dame di Tommaso Cerasuolo, l’inutile rassicurante bianco e nero di “Cuorum”, i pensieri acustici di Tiziano Sgarbi, i volumi abbassati perché in casa di sopra dormono, rincontare sconosciuti, “I complicati pretesti del come”, un’emozione inconscia che arriva inaspettata come la pelle d’oca guardando un cartone animato, la cover di “There’s a light that never goes out” che vuole allagare gli occhi e un abbraccio che scampa il pericolo e distende la fronte. Fuori la pioggia ha traforato la nebbia. Ed io, sempre indecisa sulla direzione da prendere, ho visto un po’ meglio la strada e, anche se malsicura, sapevo di portare con me, per la notte, tutto quello di cui avevo bisogno.



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