Che fine ha fatto il mixtape per scopare?

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25/10/2016 di Elena Aceto

Venni a conoscenza delle “compilation per scopare” per la prima volta da mia madre. A otto anni, stanca dell’alternanza Baglioni-Ramazzotti che regnava indiscussa nella nostra macchina, azzardai un:

- Mamma, perché ascoltiamo sempre questa musica?
- Amore, sai, queste sono le canzoni che io e papà, da giovani, ascoltavamo nei pomeriggi di studio…

Il vero significato della cosa, grazie al cielo, l’ho capito parecchi anni più in là. Che poi c’è da dire che mio padre ascoltava i Genesis e i miei sono attualmente separati da almeno ventun’anni.
La qualità della compilation la diceva lunga.



I primi mixtape, tuttavia, nascono negli gli anni '60 negli States, niente a che vedere col salotto dove i miei fingevano di studiare, e hanno origini tutt’altro che ammiccanti. Tra mercatini delle pulci e sgangherate stazioni di benzina, infatti, fanno capolino playlist di otto brani, registrate su sgargianti cassette audio e dai nomi come “Super 73”, “Country Chart Toppers” o “Top Pops 1977”. Con il progredire della tecnologia, la qualità del suono migliora e i registratori diventano di uso comune. È in questo periodo che esplode la tendenza delle compilation “fatte in casa”: registratore alla mano, radio sintonizzata e via di tasto REC.
Una gran rivoluzione nell’ascolto: le nostre canzoni preferite, ogni volta che lo vogliamo. Il mixtape spopola, divenendo, secondo il saggista californiano Geoffrey O'Brien, "la forma d’arte più praticata in America". Le compilation iniziano a diventare tematiche; tra le altre, appare proprio quella per fare sesso.


Con l'avvento dei cd e degli mp3 poi, fare un mixtape diventa sempre più facile e le durate si allungano. Con gli mp3 ogni cd può arrivare a contenere decine e decine di brani, allungando potenzialmente le ore d'amore. Decisamente un bel traguardo.
Le cose ovviamente sono molto cambiate: lo streaming audio ha completamente rivoluzionato il sistema di godimento, scambio e acquisto musicale, rendendo la musica di qualsiasi genere immediatamente accessibile. Nonostante questo, i mixtape non sono affatto spariti, ma hanno cambiato forma, sia nella creazione che nell’utilizzo.
Secondo Spotify, solo nel 2015 sono state create dagli utenti oltre due miliardi di playlist, di cui 2.5 milioni espressamente dedicate al sesso.
Gli uomini risultano più avvezzi alla pratica, con il 56% delle playlist a sfondo erotico pubblicate proprio da loro.
Nel 2016 gli analisti di Spotify hanno anche estrapolato la Top 10 delle canzoni per il sesso più frequentemente usate:



1. “Don’t”— Bryson Tiller
2. “Marvins Room”—Drake
3. “The Morning”—The Weeknd
4. “Or Nah” (featuring the Weeknd, Wiz Khalifa, and DJ Mustard)—Ty Dolla $ign
5. “Lotus Flower Bomb” (featuring Miguel)—Wale
6. “L$D”—A$AP Rocky
7. “Crew Love”—Drake
8. “Sorry”—Rick Ross
9. “Swimming Pools” (Drank)—Kendrick Lamar
10. “Love Yourz”—J. Cole

Insomma, il mixtape per scopare è tutt’altro che morto. Tuttavia sembra essersi persa quella natura intima e privata che possedeva agli albori. La playlist nell’era dello streaming, infatti, viene generata con lo specifico intento di raggiungere quante più persone possibili, creando hype, commenti e condivisioni. Gli effetti prodotti da questa tendenza sono principalmente due: gli inclini a creare compilation per momenti speciali, tra cui il sesso, finiscono per ideare playlist non solo per il proprio partner ma per centinaia di altri utenti, mentre chi non ha mai avuto l’indole da “mixtape maker” può usufruire di pacchetti preconfezionati, evitando di perdere tempo in una minuziosa ricerca. Occhio solo a controllare che le canzoni rispecchino i gusti dell’amante.



Parlando con diversi amici della questione, è emerso che non tutti si relazionano a questa pratica alla stessa maniera: come in ogni pratica umana, c'è chi ne ha nostalgia e chi invece non l'hai mai fatto né ha intenzione di provarci. Con mia grande sorpresa le reazioni più estreme sono state quelle maschili. Da un lato c'è chi rimpiange i cd per fare l'amore in macchina, dall’altro chi pensa che se hai bisogno di una compilation per farcela, sei uno sfigato.

Le donne, invece, si sono mostrate piuttosto neutre in merito: nessuna ha dichiarato di aver mai personalmente prodotto un mixtape per fini sessuali, ma molte hanno affermato di aver fantasticato di perdere la propria verginità ascoltando una struggente canzone d’amore, anche se la posizione rispecchiava i tempi andati caratterizzati da una fase di acuta e spasmodica visione di telefilm per adolescenti. Nella pratica, le mie amiche raramente ricordano la presenza o meno di musica mentre fanno sesso e quasi mai sono in grado di annoverare un brano ascoltato in momenti di intimità. I miei amici, al contrario, ricordano perfettamente i loro pezzi preferiti e accuratamente scelti per aumentare l’eccitazione. I titoli sono disparati, ma tutti mediamente accettabili e condivisibili. L'unica eccezione forse è quella di un mio amico messicano, che per la sua prima volta scelse “Thriller” di Michael Jackson come pezzo di punta: "Non parlavo ancora bene l’inglese a quel tempo, che ci vuoi fare, però fu ugualmente una gran notte d’amore."

Tag: playlist opinioni

Commenti (1)

  • Faustiko Murizzi 27/10/2016 ore 00:16 @faustiko

    Beh, vista la la Top 10 2016 di Spotify sul tema... ci credo bene che non si fanno più mixtape. Sant'iddio!

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