Sorprese di classifica, sosia di Javier Zanetti dai denti bianchissimi all’Eurovision e Carlo Conti che fa della retorica insopportabile peggio di Sandro Curzi di sgarbiana memoria. Il tutto mentre gli Stati Uniti bombardano l'Iran e se ne parla in tutto il mondo, fuorché nel perimetro interno al teatro Ariston. Ecco il meglio e il peggio della finale di Sanremo.
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Fulminacci
Il potere delle grandi canzoni è quello di entrarti nella testa senza chiedere il permesso. È così ti svegli una mattina con la mente annebbiata - dopo aver visto o solo sognato Lapo Elkann a Sanremo - e cominci a girare per casa canticchiando “stupida stupida stupida sfortuna”
Sayf
Arriva da vero outsider e, sera dopo sera, riesce a fare piglio su un pubblico che ancora non ha capito come pronunciare il suo nome. La sua "Tu mi piaci tanto" mischia citazionismo e ironia, sarcasmo e malinconia, un mondo dentro da buttare in canzoni. Un po' ruffiana la mossa di andare a prendere la mamma dalla platea e portarla sul palco, ma alla fine ci siamo inteneriti pure noi.
Ditonellapiaga
Dopo la serata delle cover era giustamente data per favorita assoluta. Anche l’esibizione finale è stata perfetta, fin quando non è arrivato un napoletano con i denti bianchissimi e un anello dello stesso colore a metterle il bastone tra le ruote.
Nayt
La sua Prima è passata abbastanza sotto silenzio nella storia di questo Festival, ma è una canzone potentissima. Probabilmente Nayt paga il fatto che si prende molto sul serio, e questo nell’epoca del Sanrememe non fa fare punti né in classifica né al Fantasanremo. La sua gara è un’altra, e si giocherà fuori dall’Ariston.
Sal Da Vinci
Non solo la vittoria, ma anche come questa è arrivata. Sal Da Vinci ha 56 anni, e una carriera vissuta ai margini del riconoscimento nazionale. Solo negli ultimi tempi è esploso riuscendo nell’ardua impresa di unire due mondi che storicamente hanno sempre fatto a cazzotti: la grande melodia e la viralità dei contenuti fugaci sui social (si veda Rossetto e Caffè). Vederlo in lacrime mentre l’Italia gli riconosce finalmente il suo valore artistico è una gioia.
Flop
Michele Bravi
A discapito del cognome, quello che più mi lascia perplesso di Michele Bravi è la sua urgenza nel dover esasperare sempre le interpretazioni. Sembra un melodramma (anzi, sembra solo un dramma).
Patty Pravo
Ennesima esibizione abbastanza fiacca: Patty Pravo è sempre elegantissima, ma si trascina dietro queste melodie sbiascicate (e spesso poco comprensibili) in cui c’è tutto e niente. Più niente che tutto.
Mara Sattei
Carlo Conti ha espressamente detto che per questo Sanremo sono state escluse circa 300 canzoni. La cosa deve allarmarci, perché vuol dire che in giro per l’Italia sono state scritte almeno 300 canzoni peggiori di questa.
Leo Gassmann
Esibizione sottotono (letteralmente). In realtà la sua Naturale avrebbe anche degli spunti melodici interessanti, se non fosse che ricorda tante cose già sentite (non ultima Virale di Matteo Romano, al Festival nel 2022).
Carlo Conti
La serata finale ha fatto calare la maschera dell’ipocrisia che ha aleggiato su tutte le serate di quest’edizione. Con Conti in prima linea, dalla tremenda battuta sui jeans alla moglie prima di parlare di violenza di genere al monologo sulla pace nel mondo mentre il mondo fuori brucia, senza che ci sia un riferimento a chi quel mondo lo sta facendo bruciare (solo pochi secondi però, perché poi la gara deve iniziare). È proprio vero che “l’Italia è un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte” (cit.).
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L'articolo I momenti migliori e peggiori di sabato, la serata finale di Sanremo 2026 di Marco Brunasso è apparso su Rockit.it il 2026-03-01 10:20:00

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