Gea - Morya Alter Bar - Cellatica (BS) Live report, 18/02/2005

08/03/2005 di



C'è questo locale nella provincia di Brescia a cui non daresti proprio due lire. Esternamente sembra un normale bar destinato a colazioni e aperitivi, tutt'al più alla birra della buona notte, all'interno invece... offresi campionario di faccine indie - rock che non lasciano scampo agli equivoci.

Avete presente gli indie-stereotipi no? Il rastino pendente al punto giusto, le spillette tattiche vedo/non vedo, gente che sembra uscita da una disco anni '70, chi semplicemente ostenta una noncuranza a volte sincera, talvolta proprio no... Nessun dubbio: questo è uno di quei luoghi in cui l'indie people viene a sentirsi tale, ad autolegittimarsi, a credere in sé stessa come categoria, o molto più semplicemente si tratta di un locale con sorpresa. Nella fattispecie, piccolo scantinato reso caloroso e accogliente e adibito a sala concerti in cui scoprire bombe inesplose o perle del nostro piccolo mondo rock tricolore.

E' il caso di Altica e Gea.

I primi, giovanissimi, autoctoni, due autoproduzioni all'attivo non sfigurerebbero nel catalogo di qualche etichetta nostrana e sembra, anzi, assai strano che nessuno li abbia ancora degnati della giusta attenzione. Chitarre fragorose e intrecciate, sezione ritmica potente e sfaccettata, vocine adolescenziali e testi in bilico tra Marlene Kuntz e Verdena. Nulla di nuovo, assolutamente, ma dotati del giusto tiro, di idee spesso sorprendenti e di un gusto melodico notevole, hanno i propri punti deboli in una presenza scenica non proprio convincente e in un eccessivo uso del feeback: migliorata l'una e ridotto (considerevolmente) l'altro potrebbero davvero sorprendere.

I secondi, headliner della serata, sono una vecchia (si fa per dire) conoscenza dell'indie italiano e sono bravissimi. Rock 'n' roll compatto, diretto, senza fronzoli, basso e batteria martellanti, chitarra, rigorosamente telecaster col suo suono secco e legnoso, si lanciano in cavalcate di blues elettrico che prende, in alcuni casi direzioni jazzate, in altri decisamente punk. Non avevo mai visto i Gea dal vivo. Male! Tralasciando il fatto che sono veramente simpatici, non si capisce come un gruppo simile non abbia accesso a ben altri fasti: le occasioni le hanno avute, è vero, ma è difficilmente accettabile che una band di questo calibro non goda di un'attenzione decisamente maggiore.

Spacccano senza risparmiarsi, nonostante una voce arrochita da un'influenza recente e spesso costretta in secchi colpi di tosse (“Sembri Lucignolo!”), nonostante il pubblico se ne stia seduto e fermo, quando in altri tempi sarebbe scattato il pogo. Perchè il pogo non va più di moda? Perchè anche di fronte al rock'n'roll più sanguigno si resta come davanti ad uno schermo cinematografico o, al limite, ad un quadro appeso in un museo? Non so se il rock sia morto, e non si direbbe, visti i Gea e viste un sacco di altre band italiane (e non), ma forse è diventato adulto nell'unica dimensione in cui non avrebbe dovuto: quella della partecipazione emotiva. La gente va ai concerti e sta ferma, si limita ad applaudire alla fine dei pezzi e a sorseggiare birra durante gli stessi. E' come se il rock si fosse addormentato sulle proprie braccia e le avesse trovate, al risveglio, intorpidite, come morte.

Non è una bella sensazione, si sa. Ma tant'è, il concerto dei Gea di sensazioni piacevoli ne dà eccome, non ultima, quella di trovarsi di fronte a tre amici che si divertono, fregandosene del tutto dell'età non proprio verdissima, completamente assorti nella loro passione per la musica e assai lontani dalla spocchia di molti gruppi più giovani e assai meno dotati.

In scaletta non era nemmeno previsto il loro pezzo più noto, quella travolgente “In viaggio” che, a suo tempo, fece bella mostra di sé in un video animato digitalmente. Chiesta a gran voce da alcuni dei presenti (tra cui un tizio che grida “fate quella bella!”), viene sparata dal gruppo con la giusta enfasi, e lì verrebbe davvero voglia di spaccare tutto! Ma è un attimo, il concerto finisce, due chiacchere con i, disponibilissimi, musicisti, due battute col manager Alez, assiduo frequentatore del nostro forum (ciao!), e la notte bresciana torna ad inghiottire nel suo gelo ogni cosa, compresa quella categoria di persone che ama i vestiti trasandati, le spillette, le borse a tracolla e il rock'n'roll visto da seduti.



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