Cos'è e come funziona l'MQA, il nuovo formato che vuole sostituire l’MP3

Il formato mqaIl formato mqa
18/12/2015 di Matteo Cantaluppi

A inizio mese Tidal ha annunciato che adotterà per il suo servizio di streaming l’MQA, un nuovo formato che promette un ascolto ad alta risoluzione, di poco inferiore al CD, occupando quasi lo stesso spazio di un file mp3. Stiamo per assistere ad una nuova rivoluzione del mondo della musica? L’abbiamo chiesto a Matteo Cantaluppi, uno dei produttori più noti del nostro paese. Ecco cosa cosa ci ha risposto.

Il problema della qualità audio offerta dai servizi di musica in streaming sembra essere diventato un argomento molto importante per gli artisti. Uno dei primi a tirare fuori il problema è stato Neil Young, che con una campagna di crowdfunding ha raccolto i soldi sufficienti per progettare Pono, il lettore digitale portatile (con tanto di sito dedicato al download) ad alta risoluzione, seguito poi da Tidal, il servizio di streaming creato dalla ditta svedese Aspiro e acquisito lo scorso marzo da Jay-Z trovando consensi tra molti dei più grandi nomi del pop di oggi (Calvin Harris, Madonna, Usher, Daft Punk e molti altri…).

Ma qual è il problema? I file in formato .mp3 e .aac effettivamente utilizzano tecniche di compressione (lossy, con perdita effettiva di dati) piuttosto drastiche e la qualità audio è troppo, troppo scarsa se paragonata ai formati usati per registrare audio digitale professionale negli studi di registrazione. Facendo un passo indietro, il supporto digitale più diffuso (il CD) viene ufficialmente commercializzato a partire dal 1982, ha una risoluzione di 16 bit (quantizzazione, e determina la dinamica del segnale audio) ed una frequenza di campionamento di 44,1 khz (che determina il contenuto in frequenza). Un minuto di audio in qualità CD ha un peso di circa 10Mb, e il flusso dati (bitrate) è di 1.411 kb al secondo.

Parallelamente a quanto detto prima, lo standard dell’audio digitale professionale utilizzato negli studi di registrazione negli ultimi anni si è alzato rispetto alla qualità del CD (mediamente si registra a 24 bit con frequenza di campionamento variabile dai 44,1Khz fino ai 96/192 Khz dipendentemente dal progetto), mentre, con l’avvento di internet e il conseguente calo del Compact Disc, la musica viene offerta al pubblico ad una qualità più bassa rispetto a quella di quasi 35 anni fa. Un mp3, in media, ha un bitrate di 192/256 kb al secondo, quindi si parla di una compressione di dati pesante, che può arrivare a ridurre di un decimo la dimensione di un file in qualità CD. Non senza conseguenze.

La Meridian è una ditta britannica in circolazione dal 1977 che si occupa di alta fedeltà. Un anno fa ha presentato un nuovo, a detta loro rivoluzionario, formato audio compresso lossless (cioè senza perdita di dati), chiamato MQA, Master Quality Authenticated. Considerato che ci sono stati vari tentativi di immettere sul mercato supporti fisici digitali con qualità più elevata del CD (vedi SACD e DVD-Audio), sulla carta la proposta di Meridian perlomeno ha un senso.



Secondo la ditta, pur avendo un bitrate più basso di un CD e di un file non compresso in alta risoluzione, il file MQA riesce ad avere una qualità maggiore su entrambi i fronti. Questo perché la Meridian ha sviluppato un vero e proprio nuovo sistema di codifica digitale in grado di superare in termini di qualità percepita la codifica PCM classica (Pulse Code Modulation, quella usata da quasi tutti i sistemi di registrazione audio digitali finora). L’altra cosa interessante è che questo file può essere in qualche modo incapsulato all’interno di audio in formato Wave, FLAC o ALAC (il formato compresso lossless della Apple), per cui se lo si legge da un dispositivo standard si potrà ascoltare comunque musica in qualità CD, se invece lo si legge da un dispositivo in grado di decodificare il formato MQA, si potrà ascoltare musica in una qualità ancora più alta.

Come funziona la codifica? La Meridian non sta facendo circolare informazioni troppo precise al riguardo. Ma il concetto dovrebbe essere questo: le classiche tecniche di digitalizzazione di un segnale audio analogico prelevano un certo numero di "fotogrammi" al secondo (frequenza di campionamento), che associano a un numero in codice binario (bit) per poter ricreare successivamente la forma d'onda originale. Maggiori sono i fotogrammi prelevati, maggiore è la larghezza di banda campionata. Non è detto che all'aumentare della frequenza di campionamento ci sia un'effettiva e apprezzabile maggiore qualità, ma sicuramente c'è un aumento di spazio occupato. Il file MQA riesce ad incapsulare in bande di frequenza più bassa le informazioni contenute nella parte più alta dello spettro, riuscendo a comprimere in un file di dimensioni ridotte la stessa qualità di un file in alta risoluzione.

Il discorso è complesso, non solo in termini tecnici. Intanto per ora nessuno registra musica direttamente in formato MQA, e in secondo luogo l’utente dovrebbe acquistare un sistema in grado di decodificare questo tipo di file se vuole veramente provare l’esperienza dell’alta risoluzione. Sono già due problemi sufficienti per farci venire dubbi sul suo futuro commerciale. La cosa buona però è che anche senza decoder MQA sarà possibile usufruire di audio in streaming in qualità CD, vista la retrocompatibilità del formato. E questo invece è un buon punto di partenza.

La cosa che può veramente interessare gli ascoltatori è che da qualche mese è nata una partnership tra la Meridian e Tidal, cosa che renderà possibile l'ascolto di brani in alta risoluzione dal 2016 (con le limitazioni descritte sopra), probabilmente senza costi aggiuntivi rispetto al normale abbonamento mensile.

Rimane poi da chiedersi se un giorno ricominceremo a parlare di musica…

Tag: tecnologia

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