Qual è la musica giusta per dormire?

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28/07/2016 di

È di qualche giorno fa la notizia della partecipazione di Thom Yorke al programma della BBC “Bedtime Mix”, durante il quale il frontman dei Radiohead ha presentato la sua playlist “da letto”.
L'abbiamo ascoltata ed effettivamente, anche se era pieno giorno, sembrava svolgere alla perfezione il suo compito, così come tutti i bedtime mix offerti dall'emittente inglese, compilati fra gli altri da Wild Beasts e Kano. È una serie che riserva molte chicche, rivolta soprattutto a quelli che non si addormentano senza una playlist ad hoc

Ma è il caso di addormentarsi ascoltando musica, oppure si rischiano sonno disturbato, insonnia e altri mali moderni? Di solito è una questione personale: c'è chi dorme tranquillo e si sveglia riposato dopo essere andato a letto coi Sepultura, e chi ha bisogno dell'assoluto silenzio, oppure di suoni familiari: la natura se si vive in campagna, traffico e voci se si abita in città. Detto ciò, l'argomento è ovviamente più complesso di così, i meccanismi del sonno sono materia studiatissima e ancora non posseduta scientificamente al 100%; e anche la musica, e tutto ciò che innesca nell'uomo, è un territorio sempre in esplorazione. Cosa succede quando sonno e musica si intersecano? 

Il sonno è diviso in cicli di circa 90 minuti, suddivisi a loro volta in fasi di sonno non-REM e di sonno REM. Nel corso delle varie fasi l'attività cerebrale passa attraverso vari stadi di intensità, con la frequenza delle onde più bassa e lenta rispetto a quelle della veglia, tranne che nella fase REM – quella in cui si sogna – durante la quale i muscoli sono paralizzati mentre il cervello lavora come se fosse sveglio.

Dei molti studi fatti in proposito, due sembrano particolarmente interessanti per quanto riguarda la connessione con il sonno: il primo è uno studio pubblicato su Nature che si focalizza sulle reazioni individuali alla propria musica preferita. Ai partecipanti allo studio è stato fatto ascoltare un genere a scelta, ed è stato rilevato che durante l'esperimento certe aree del cervello, connessioni e meccanismi venivano attivati durante l'ascolto nello stesso modo in cui venivano attivati da ricordi e pensieri privati, cosa che non accadeva invece utilizzando musica diversa da quella preferita.

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La conclusione è che non esiste un tipo di musica che abbia effetti standard sul nostro cervello, ma che le reazioni sono soggettive e che ascoltare musica, a livello di attività cerebrale, equivale in pratica a pensare e ricordare. Il che, portato sul piano che ci interessa, ci porta alla conclusione che non esiste una musica universalmente “adatta per dormire”, e che le aree del benessere e della “rilassatezza” vengono stimolate dal tipo di musica che ci è familiare e che incontra il nostro gusto.

Non ci sarebbe bisogno insomma di digitare “sleeping music” nella barra di ricerca di YouTube e sorbirsi ore di musica ambient e new age: basta andare incontro alle nostre preferenze e a sonorità che conosciamo bene, che siano musica classica o death metal. Una breve e poco scientifica ricerca condotta tra i miei amici e conoscenti tende a confermare questa tesi: andando in direzione un po' diversa da quanto suggerisce Spotify, secondo cui l'artista ideale per addormentarsi sarebbe Ed Sheeran, la musica usata come accompagnamento al sonno varia da Bon Iver ai System Of a Down, dai Cure ai Blur a Capossela. Con un altro particolare, anche questo confermato da studi più autorevoli: i musicisti faticano ad addormentarsi ascoltando musica, perché tendono ad analizzarla.

 

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L'altro studio che è interessante citare potrebbe avere più a che fare con la fase REM, quella del sogno. Partendo dall'assunto che spazio e tempo non sono entità oggettive ma dipendono dalla percezione che ne abbiamo, e variano a seconda di fattori come umore, emozioni, condizioni fisiche e psicologiche, gli autori hanno indagato i modi in cui l'ascolto della musica è in grado di condizionare la nostra percezione dello spazio e del tempo.
Anche in questo caso, i risultati (abbastanza prevedibili in verità) parlano di alterazioni soggettive della percezione, legate anche qui ai gusti personali: la musica che ci piace e che percepiamo come familiare ci farebbe sottostimare gli intervalli temporali, mentre il contrario accadrebbe con la musica che non amiamo.

In ogni caso, cio che è interessante è notare come l'ascolto della musica abbia il potere di alterare la nostra percezione della realtà. Viene quindi da chiedersi se non sia in grado di alterare anche la “realtà” spaziotemporale dei nostri sogni. Come abbiamo già detto, durante la fase REM il nostro cervello lavora allo stesso modo di quando è sveglio, quindi la risposta dovrebbe essere che sì, i sogni che facciamo possono cambiare se mentre li facciamo ascoltiamo della musica. Del resto non è raro ritrovarsi ad incorporare nei sogni i suoni della realtà: una sveglia che diventa un telefono, i personaggi della tv dimenticata accesa che si trasformano in nostri amici... succede appunto quando veniamo disturbati durante la fase REM. 

Nella scelta della musica da ascoltare quando andiamo a dormire potremmo quindi tenerne conto, e studiare la scaletta in modo che questa fase coincida con brani che ci possano far fare dei sogni piacevoli, anche perché è dimostrato che la musica aiuta anche gli insonni. Non resta quindi che iniziare a compilare la playlist della buonanotte, e buon riposo.

Tag: opinioni

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