Nuova legge di cittadinanza: cosa cambia per i musicisti stranieri in Italia?

Karima 2G - Karima 2G -
23/10/2015 di Kibra Sebhat

Quando tutto di voi inizia a dirvi che sì, quella cosa che tutti cercano per dare un senso alla vita, per voi è proprio la musica, inizia il lungo percorso verso la realizzazione del sogno. Prima ci sono gli amici da convincere, poi i genitori (perché prima di salutare la mamma dal palco dei Grammy serve un aiuto per l'acquisto degli strumenti e per le quote delle sale prove), poi il vostro lui o la vostra lei per le serate in cui "no scusa non posso, ho le prove" oppure "suono al Un posto che non conosce nessuno, vieni a sentirmi? Porti i tuoi amici che fanno numero?". Dopo vi aspetta il resto del mondo. Non proprio semplicissimo. Se siete bravi però, grazie all'era della comunicazione facile in cui viviamo, la vostra musica può essere capace di passare i confini nazionali e piacere anche all'estero. Una data in un locale oltre confine può essere dietro l'angolo, se si lavora duro.

Bene. Se siete un musicista italiano di origine straniera di seconda generazione, l'happy ending è ancora lontano. La data straniera non sarà certa fino a quando non avrete ottenuto i documenti per spostarvi dall'Italia. Cosa succede se non dovessero arrivare in tempo o peggio dovessero negarveli? Niente data all'estero. Nessuna gloria ma soprattutto nessun riconoscimento della vostra bravura.
Questo è quello che è successo a una band ormai nota, i Cosmetic, che non hanno potuto portare con loro la storica bassista Emily, di origine cinese, in una data a Londra. No documenti, no party. Era il lontano 2010, Rockit stava per avere l'edizione del MI AMI più importante della sua storia e questo episodio si prestava alla perfezione per raccontare due aspetti della realtà italiana.
Primo, che i figli dell’immigrazione conoscevano bene la scena indipendente e ne facevano anche parte.
Secondo, che la realizzazione personale di queste persone andava inevitabilmente a scontrarsi con una legge per la cittadinanza italiana anacronistica. Così era nato “ReteG2 + MI AMI 2010”, una carrellata dei principali gruppi e musicisti italiani che sostenevano di non volere più “italiani con il permesso di soggiorno”, ma solo italiani, senza differenze sulle origini.

Ora che un primo passo a favore del cambio della legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana è stato fatto con il voto del 13 ottobre 2015 alla Camera, c’è bisogno di fare tutti il tifo per un voto positivo anche al Senato. In questo modo le seconde generazioni nate nel nostro Paese potranno essere riconosciute come italiane, anche a livello formale, se almeno un genitore ha il permesso di soggiorno UE per il lungo periodo. Cioè: vive in Italia da almeno cinque anni, ha un reddito sufficiente, ha passato il test di lingua e cultura italiana. Per le seconde generazioni che arrivano in Italia da piccole, invece, come Emily dei Cosmetic nata in Francia e portata qui dai genitori quando aveva tre anni, bisognerà dimostrare di aver frequentato almeno un ciclo scolastico intero: in questo modo i genitori potranno fare la domanda per i figli.

Cosa vuol dire tutto questo per le seconde generazioni che suonano e cantano? Che con la cittadinanza italiana nessuno potrà negarvi un’esibizione in un paese che non sia l'Italia. Secondo, se avete mai trovato degli impedimenti nel presentare una domanda di partecipazione a un bando pubblico, con questo voto storico verranno considerate le vostre capacità, non le vostre origini. Un terzo punto, da non sottovalutare. Chi l’ha detto che per lavorare nel campo della musica si debba per forza suonare? Sono tantissime le professioni che ruotano attorno al sistema: tecnici del suono, produttori, uffici stampa. Quello che accomuna tutti, piuttosto, è il momento storico precario che fa sì che solo i più coraggiosi siano disposti a correre il rischio di lavorare saltuariamente, pur di fare quello che amano. Il rischio sale quando sei nato e cresciuto in Italia ma hai origini straniere e la cittadinanza non ti viene riconosciuta: per rimanere in quello che per tutti è il tuo paese devi avere un reddito abbastanza alto che ti assicuri il permesso di soggiorno. E c’è poco spazio per le passioni, se il pericolo è quello di essere espulso.

Per amore della giustizia e di un paese onesto con se stesso, dita incrociate per il prossimo voto al Senato. In cambio avremo gran bella musica, senza limiti.

Tag: legge opinioni politica

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