Nadir: Napoli Direzione Opposta Festival Live report, 02/07/2015

Le foto sono di Agnese Mari e Vittoria Boccia - Le foto sono di Agnese Mari e Vittoria Boccia -
21/07/2015 di

Se avete qualche reminiscenza liceale di geografia astronomica, forse ricorderete che il Nadir è l’antipode dello Zenit, che a sua volta è “l'intersezione della verticale passante per il punto di osservazione con la sfera celeste”. Però a Napoli vuol dire Napoli-Direzione Opposta Festival, almeno da quando una rete di collettivi ha deciso di usarlo come nome e simbolo di un nuovo progetto e di un nuovo festival. Lontano da ogni retorica ribellista, il Nadir nasce in maniera indipendente, tramite il solo coinvolgimento e la sinergia fra organizzatori e artisti, cercando di smarcarsi dalle logiche del profitto che spesso rischiano di strangolare gli eventi di livello in un panorama complicato come quello partenopeo; lo sfondo è quello del Polifunzionale di Soccavo, una struttura che rappresenta l’ennesimo buco nero di fondi pubblici in un quartiere problematico e da tempo abbandonato dalle istituzioni. L’offerta musicale è stata accompagnata da incontri e dibattiti politico-culturali e attività per famiglie e bambini del quartiere. Per questo è stato doppiamente un piacere assistere a tutto questo, con mezzi tecnici e organizzativi di livello e poterlo raccontare brevemente, nella (fiduciosa) speranza che, in un panorama musicale e culturale come quello napoletano, che tanto soffre di mancanza di aria e spazi quanto gode di vita e creatività, questo sia solo l’inizio di una bella storia.

2 LUGLIO

sula

Aprono le danze, dopo lo spazio dedicato alle ottime esibizioni dei vincitori del contest per emergenti (i vicentini ClayToRide e gli autoctoni Vena) i Miriam In Siberia. Il loro rumoroso show incede lento e marziale, con occasionali accelerate, a suon di riffoni granitici in stile Kyuss e ricami di sintetizzatori che danno al tutto un graditissimo tocco space-psichedelico.
Arduo VS Buddha Superoverdrive è un piccolo gioiello della scena musicale napoletana. Sul palco il math rock chitarra e batteria dei primi e il viscerale rock tutto sezione ritmica dei secondi si alternano, per poi fondersi in una spettacolare macchina, alimentata dal matrimonio perfetto fra i due batteristi, che macina tanto pezzi di entrambi i duo, risputandoli fuori in versione pompata, quanto strumentali inediti e cover.
A seguire, i Sula Ventrebianco , diventati un’istituzione del rock partenopeo. In grande forma e con una scaletta incentrata principalmente su brani del loro esordio e dell’ultima fatica discografica, “Furente”, regalano una prestazione potente e intensa, fra riffing stoner e una personalissima idea della melodia, ricevendo il meritato tributo da un folto pubblico che ormai recita a memoria i visionari testi della band.
Gli headliner della serata, i Bud Spencer Blues Explosion, non hanno certo bisogno di presentazioni. Con un piede nell’alt blues a stelle e strisce e uno nell’immaginario pop tricolore, sono diventati uno dei nomi fondamentali del rock italiano contemporaneo, e sul palco del Nadir dimostrano il perché con un esibizione energica e muscolare. È soprattutto la magistrale chitarra di Adriano Viterbini a condurre le danze, passando con disinvoltura dal finger picking e dallo slide più blues a riff di impatto praticamente metal, fino ad approdare, per un bis richiesto a gran voce, all’ormai celebre rimpasto in salsa rock di “Hey Boy Hey Girl” dei Chemical Brothers.

3 LUGLIO

Dopo un’interessante anticipazione del loro prossimo esordio ad opera degli emergenti Terzo Piano, la giornata dedicata all’elettronica si apre con il singolare rockstep dei torinesi Incomprensibile FC, che, in formazione beats più voce e chitarre, spaziano dalla dubstep più muscolare al rock venato di blues elettrico, passando per il rap che sporca molti dei loro pezzi. Bella botta di energia, in attesa del loro primo album.
Seguono i Nibiru Prj 22, progetto recente con alle spalle partecipazioni in varie colonne sonore e un primo album, “Incompatibile”, in equilibrio fra post-rock ed elettronica, con frequenti incursioni tanto nel dub quanto nell’industrial e nella psichedelia.
Chitarra e batteria sul palco, anche quella dei Sixth Minor è un’elettronica ibridata con il post-rock, un tappeto digitale scuro e pulsante squarciato da martellanti riff di matrice industrial e da aperture all’ambient. Atmosfera cupa e una certa propensione alla cinematicità sono le coordinate principali di uno show pesante e senza sconti.
Segue un breve set degli Ear Injury, terzetto voce, beats e chitarra. Pochi i minuti sul palco per loro, ma lo sgargiante mix di drum n’bass, dubstep ed electro rock che presentano è la ricetta giusta per uno show energico e ballabile quanto basta per aprire la strada al set principale della serata.
Da una nube di fumo emergono i Silicon Dust, protetti da una tuta di schermi e luci mentre prendono possesso della navicella luminosa che nasconde le loro consolle e che è il fulcro di un notevole apparato scenico fatto di laser e led; sfondo perfetto per un set EDM grezzo e potente che viaggia fra french touch, big beat ed acid house.

4 LUGLIO


Dopo un riscaldamento con l’alt folk dei La Mansarda e del cantautore Napoleone, la serata entra nel vivo con Sabba e Gli Incensurabili, giovane formazione che, zigzagando fra rock n’roll, swing e il cantautorato umoristico all’italiana sotto la guida dell’istrionico frontman, regala un set coinvolgente e danzereccio.
Con appena due dischi all’attivo, Ilaria Graziano e Francesco Forni si sono affermati come uno dei duo di alt folk più validi della scena italiana e non solo. Non è difficile capire perché guardando come la simbiosi di questi due musicisti, diversi ma incredibilmente complementari, conduce con scioltezza lungo un viaggio fra country, folk, swing, blues, inni pirateschi, chansonne francese e dialetto napoletano (“Maletiempo” dei Foja, con ospite Dario Sansone). Intenso ed elegante.
Tutt’altra storia con gli Slivovitz. Il potente e nevrotico jazz rock della formazione napoletana pesca con grande maestria tanto dalla tradizione est europea e balcanica quanto dal funk di matrice neapolitan power, e carica a testa bassa i presenti con peripezie ritmiche e un suono monumentale. Fra muri di chitarra e spericolati assoli di ottoni, violino e armonica, sicuramente una delle migliori live band all’ombra del Vesuvio.
Breve intermezzo per le Isole Minori Settime, formazione a tre voci dedita ad un orecchiabile folk-pop cantautorale e con in curriculum un singolo, “Non cambiare traccia”, che ha riscosso una certa notorietà a livello cittadino. Giovani e per certi versi ancora acerbi, ma pieni di belle speranze sia in sede di scrittura che sul palco.
La chiusura della serata è affidata a Gnut, uno dei nomi di punta del cantautorato napoletano, a questo giro sul palco in trio con Daniele “Mr. Coffee” Rossi alle tastiere e Mattia Boschi dei Marta Sui Tubi al violoncello; formazione che riveste le canzoni di Claudio “Gnut” Domestico di una veste raffinata ed autoriale, trasportandole in una dimensione più intima ed eterea. Anche per lui ospitata di Dario Sansone, già compagno di duo nei Tarall&Wine, e partecipazione speciale dell’eclettico jazzista Daniele Sepe.

Tag: festival

Pagine: Gnut Miriam in Siberia BSBE Silicon Dust Foja Vena TERZO PIANO nibiru sixthminor Sula Ventrebianco Sabba & Gli Incensurabili Incomprensibile FC Buddha Superoverdrive Ilaria Graziano e Francesco Forni Arduo

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