Vinicio Capossela - Naima - Concerto di S.Valentino - Forlì Live report, 14/02/2003

26/02/2003 di Ilaria Rimondi



C’è voluto un po’ di tempo per assimilare le sensazioni derivate da uno dei concerti più sentimentali, introspettivi e, più semplicemente, belli a cui io abbia mai assistito. E quindi voglio scrivere di emozioni,di sfumature, di stati d’animo, che si sono succeduti ininterrottamente durante le tre ore di musica uscite dal corpo di Vinicio Capossela. E parlo soltanto di musica ,non di esibizione,perché sembrava di essere dietro una porta socchiusa a spiare un uomo solitario che in una notte di malinconica gioia mista a ispirazione si siede al suo pianoforte cantando di “cose che vengono dal profondo,che affiorano a galla in scafandro e cilindro”. E non si può non celebrare questo affascinante menefreghista che sembrava parlare da solo, nel suo abito elegante con cucite sopra tante stelle fosforescenti, che nella notte di San Valentino, pur raccontando di storie finite, di appuntamenti mancati, di giornate senza pretese, di ballerine sudate, ha involontariamente ingozzato le anime d’amore…e lo ha fatto in tre ore abbondanti,incurante della sua nutrita,impeccabile e spossata schiera di musicisti che lo ha abbandonato nell’ultima mezz’ora in una luce viola,a bottiglia di champagne svuotata, davanti a una sala gremita, attenta a cogliere ogni minima suggestione. Così, assiepati, intenti a rubare parti di tutta quella passione,abbiamo partecipato alla serata di un artista che aveva voglia di suonare, che sembrava non avere un orario o una scaletta da seguire, ma che dopo le ballate più languide intercalava frasi ironiche ridendosela di gusto. E mi perdonino gli addetti ai lavori, ma credo che di un concerto del genere l’unica cosa che si riesce a dimenticare se proprio lo si vuole, è la grande maestria dei musicisti che lo accompagnavano,l’ottima acustica del locale…tutto quello che insomma è tipico di una esibizione meritevole. Quello che resta è una confortante sensazione di intensità,di partecipazione,una “colica di immaginazione”,che coinvolge indipendentemente dagli orientamenti musicali. Resta nella memoria una breve filastrocca intonata con la voce roca, come ultimo brano verso le due e mezza, che raccontava la storia di quei calzini che ritroviamo dispersi sotto il letto,in fondo al materasso,dimenticati nel cestello della lavatrice,che restano spaiati o si trovano costretti a fare coppia con un calzino di tutt’altra specie,e che sognano chiusi nel cassetto di riunirsi un giorno alla calza giusta…Era S. Valentino,era la sera degli innamorati,e io in questa sede ho forse esagerato coi sentimenti,ma volevo raccontare di un concerto di sentimenti esagerati. Perché come Vinicio insegna “non tutto ce la fa a stare nelle canzoni, c’è qualcos’altro che s’aggita come quelle fermentazioni che fanno rompere le bottiglie chiuse e allagano il baule della macchina di ritorno da un viaggio e lo rendono più degno di essere raccontato”…



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