Afterhours - Nautilus - Cardano al Campo (VA) Live report, 11/05/2002

14/05/2002 di



Da quanto si poteva leggere riguardo i concerti degli Afterhours di questa prima parte di tournèe, l’impressione generale che aleggiava pesantemente nell’aria era quella di un insoddisfazione parziale (se non addirittura totale).

Di fronte a tali referenze, mi propongo di affrontare la serata evitando paragoni di alcun tipo, di alcun genere o di alcuna specie. Questi del 2002 sono degli Afterhours diversi, e in quanto tali, vanno giudicati senza dietrologie varie ed eventuali. È giusto il confronto fra l’adesso e la storia, ma è fortemente sbagliato l’atteggiamento di coloro i quali, per grettezza di genere inqualificato, più che ascoltare un gruppo che si rimette in discussione, ricordano ciò che fu (i boni mores?). Il poga e paga è passato da un pezzo, cari: le critiche sono accette e talvolta giuste, ma i pregiudizi no.

Apre la scaletta la bellissima “Bye bye bombay” che - come tutte le canzoni del nuovo disco - dal vivo acquista una dimensione intensa. Seguono “Quello che non c’è” - struggente, emozionante - “Bungee jumping” e “Varanasi Baby”, dove il televisore accesso funziona incredibilmente bene.

Manuel sintonizza infatti la tv su Canale 5 mentre va in onda “La Corrida”: Gerry Scotti colloquia con la sua ospite Sandra Mondaini e chiede al suo pubblico un applauso per la moglie di Vianello. Il pubblico del Nautilus recepisce. Poco dopo, proprio nel momento in cui Scotti sfodera tutto il suo populismo riguardo il coraggio della Mondaini, parte il noise degli Afterhours che, con una tempistica quasi perfetta, distrugge le parole del conduttore e ci stampa un sorriso obliquo sulle labbra, uno di quei sorrisi per cui non si sa se ridere o piangere, finendo per rimanerne profondamente straniti.

Tutto sembra dunque funzionare: dal potente tris adrenalinico (in sequenza “Non sono immaginario”, “La verità che ricordavo” e “Male di miele”) alla dolcissima “Non è per sempre” per finire con “Pelle”, entrambi da ascoltare ad occhi chiusi. E convincono anche i nuovi arrangiamenti di “1.9.9.6.” e “Dentro Marylin”, per non parlare dell’obliqua “Televisione” o della conclusiva “Voglio una pelle splendida”, così eternamente bella.

E per concludere il resoconto si ricordano l’acustica non disastrosa del locale, le pochissime parole dette al di fuori delle canzoni e la scaletta pressoché perfetta, così in linea con la nuova musica della band.

Perché se questa è la nuova musica del gruppo di Manuel Agnelli - che, pur essendo più scarna e cantautoriale non lesina le sferzate rumorose o la dolcezza più pop o le cavalcate rock - non si può che essere fiduciosi.

Attenderemo nuove prove.



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