Neapolis Festival - 24 grana e 99 posse - Napoli Live report, 07/07/2001

23/07/2001 di Paolo Gargiulo



Neapolis festival, penultima serata. Per il pubblico alternativo di Napoli, l’evento dell’estate. Fino all’anno scorso, l’appuntamento si è chiamato Neapolis rock festival – oggi, tolta la parola “rock”, si propone come un festival dalle linee artistiche un po’ vaghe. Tant’è che, per la serata conclusiva, la scelta è ricaduta su Eros Ramazzotti. Il rock è morto? Chi lo sa – di certo, a Napoli non se la passa molto bene.

Per Napoli, una magra stagione musicale, quest’anno, che non ha riservato grosse sorprese. Curva B dello stadio San Paolo: in campo ci sono due band napoletane – giocano entrambe in casa. Una scelta criticabile, quella di cedere ai due gruppi soltanto gli spalti. Orribili sedili in plastica accolgono il pubblico. Si è costretti a stare in piedi, in equilibrio instabile, per godere di una buona visuale. E vedere un concerto rock, in piedi sugli spalti, è come fare sesso in una Cinquecento.

Ad aprire la serata, la durezza dei Codice 22, il cui frontman possiede un mirabile dono della sintesi: per eccitare le danze annuncia “Chi nun zompa c’ha i calli sotto i piedi”. Così come la perla: “Chi nun va a Genova tene ‘a diarrea!” – Si segnalano, i Codice 22, per il loro approccio quantomeno viscerale…
Inizia il gioco. I 24 Grana s’impossessano del palco, sfoderando grazia ed eleganza. Presentano i pezzi del loro ultimo K-Album. Ad aprire la performance, Kanzone del fumo: un’intro strumentale, dopata quanto basta per cullare e far sognare.

I 24 Grana stupiscono ogni volta. E hanno coraggio. Poco più di un’ora, a base di “kanzoni”, più un paio di pezzi dal precedente Metaversus. Ci avevano abituati a sbattimenti e furori di matrice punk, tenendo in sordina la loro anima melodica – ma queste non sono solo canzonette. Voglia di crescere, un background composito e tanto entusiasmo: è tutto quello che ci vuole, per dare linfa nuova alla forma-canzone. Francesco Di Bella e i suoi compagni, a questo scopo, hanno tutte le carte in regola. Ma la rivelazione della serata è la vocalist Libera Velo, esterna al gruppo, che aggiunge stile alla Kanzone del pisello. La sua voce incantata si insinua tra echi beefheartiani ed accordi psichedelici. Con questo colpo da maestro, i 24 Grana segnano il primo punto e vanno in vantaggio. Le ovazioni del pubblico si sprecano. Napoli sa essere molto calorosa, con i suoi beniamini.

Inizia il secondo tempo. Di nuovo palla al centro: Zulù e il resto della 99 Posse salgono sul palco. Okkupato lo stage, si mette in moto la loro macchina da combattimento sonoro. Meg Di Donna, l’anima femminile del gruppo, è praticamente adorata dalla platea (e dal sottoscritto). Due voci, due anime: figure complementari, uno solare, l’altra lunare: lo yin e lo yang, la Bella e la Bestia (Zulù non me ne voglia…). Meg è uno spasso – un dinoccolato burattino, ora sbarazzina e drum’n’bass, ora invece più sensuale.

I 99 Posse restano fedeli alle origini del loro nome; mantengono intatto lo spirito di una posse ribollente di incroci musicali, dal sound bastardo e trasversale. Comun denominatore è la capacità di scuotere e far ballare. Intanto infilano un pezzo dietro l’altro, dribblando il rischio di farsi incasellare in un “genere” musicale… Veloci, potenti, a tratti divertenti, ma poco spazio all’improvvisazione: i pezzi sono ultra-rodati e funzionano così come sono.

Durante l’esibizione, la posse si arricchisce di un ospite: Speaker Cenzou, che col suo freestyle intestinale si conferma un prodigio della natura. ‘O Zulù è un mc a tutto tondo: ci diverte e c’indottrina. Uno striscione, un pugno chiuso, allusioni al G8 di Genova… Anche questa è musica, per le orecchie del “popolo di Mergellina”.

Una serata riuscita in pieno, dunque, e il pubblico è appagato. Ma meglio se la sono passata gli spettatori che, il giorno dopo, hanno assistito ad Eros Ramazzotti. Un Ramazzotti dal sicuro effetto digestivo – omen nomen – a chiudere il Neapolis non-più-rock festival. Al pubblico di “Eros” è stato infatti concesso il resto dello stadio, sull’erba… Sarà che l’erba del vicino è sempre più verde, ma queste cose rodono.



Pagine: 24 Grana 99 Posse

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