La storia di "Neffa e i messaggeri della dopa", raccontata da Neffa

23/11/2015

Una fotografia di un’epoca straordinaria, un omaggio a una stagione felice che va dal 1992 al 1995, fatta di condivisioni sia artistiche sia umane, di jam e di fumate e bevute collettive, di collaborazioni tra rapper o dj e viaggi tra amici per raggiungere il resto della “ballotta” hip hop, quel gruppo ristretto di ventenni (o con qualche anno in più o in meno) che nei primi anni novanta crea la scena italiana: Neffa & I Messaggeri Della Dopa racconta, immortala ed è soprattutto questo.

Dopo l’esperienza con l’Isola Posse All Stars e i Sangue Misto, Neffa continua ad avere un rapporto stretto e particolare con una persona: Deda. I due sono amici e nutrono una stima e fiducia artistica reciproca. Nel 1995 Deda decide di prendersi una pausa dall’hip hop, di non farsi vivo pubblicamente né come rapper né come produttore musicale, mentre Neffa è ispirato e sta preparando il suo album di esordio solista. Ogni volta che quest’ultimo prega il socio di produrgli delle basi, la richiesta quindi cade nel vuoto. Neffa così è costretto a dedicarsi anche all’aspetto produttivo musicale e per lui è una novità. E per quanto innescato dall’esterno, il passo risulta molto importante nella sua formazione artistica.

Due basi di Deda in realtà sono già nelle mani di Neffa da un po’ di tempo ed entrambe fanno parte del demo tape che arriva alla PolyGram: una è "La Ballotta", l’altra invece risale all’inverno del 1994, tra gli amici del giro è già una sorta di hit privata che in pochi mesi ha conquistato tutti - parenti compresi - e si intitola "Aspettando Il Sole". Sulla prima versione di questa canzone che segnerà la storia del rap italiano, Neffa rappa e canta ma presto capisce che una cosa esclude l’altra. Sono in pochi all’epoca a potersi permettere di utilizzare la voce in entrambe le maniere e, nonostante il rapper di stanza a Bologna potrebbe, sceglie di dedicarsi appieno solo al rap. Il demo del brano nel frattempo finisce in alta rotazione anche sul furgone di un gruppo di altri amici, i Casino Royale, così quando Neffa propone a uno dei due frontman, Giuliano Palma, come lui di origini campane, di cantare il ritornello, il “sì” arriva in un attimo. Sarà una delle varie voci ospiti sul disco ma una di quelle che pesano eccome.

A metà degli anni '90 in Italia il rap è stato appena scoperto a livello popolare ma per lo più è visto e proposto come puro intrattenimento per teenager e poco altro. Neffa si prende la responsabilità di portarlo su un altro livello, proprio a partire dal titolo di questo album: l’ispirazione arriva da Art Blakey and the Jazz Messengers, un peso massimo del jazz che per un periodo ha avuto un gruppo di musicisti che gli gravitava attorno e cambiava di continuo. Oltre al jazz, in questo disco di Neffa ci sono vari riferimenti anche al funk, citato nei titoli di due brani, e varie influenze soul (compreso il ritornello di Giuliano Palma): insomma, i fondamentali dell’hip hop, quello originale, puro, ci sono tutti.

Per selezionare i suoi messaggeri, Neffa bada soprattutto allo stile e le due tracce con il sapore delle jam, "I Messaggeri Pt 1" e "I Messaggeri Pt 2", sono un concentrato di rime brillanti, piene di slang fresco, di proclami, immagini, racconti personali e battute secche entrate nella storia del rap italiano e firmate da Phase II, Kaos, Dre Love, Dj Lugi, Esa, Storyteller, Dj Gruff, Fuckin' Camelz 'n Effect (poi diventati Camelz Finnezza Click), TopCat, Fede, Leftside, P.P.T. (ossia Chef Ragoo) e Cenzou. Anche se, a dirla tutta, Neffa oggi è particolarmente affezionato al pezzo che fa da intro, "Dopamina", e a "Puoi Sentire Il Funk", per la presenza di Soul Boy nel primo e Dre Love nel secondo, due esponenti della scuola anni ottanta sempre disponibili, mai snob, e pronti a incoraggiare e aiutare chi era arrivato dopo di loro. Un’altra presenza importante è quella di Sean, altro membro dei Radical Stuff come Kaos e Dre Love, mentre un’assenza rilevante, ironia della sorte, è proprio quella di Deda, la sola voce di quella “ballotta” degli anni '90 a non essere presente sul disco, sempre per la pausa artistica già citata.

(Deda con il disco d'oro. Immagine via)

Il giorno di uscita del primo singolo Neffa è in viaggio proprio con Deda per un lungo tragitto. Sta per cominciare la primavera del 1996, Neffa non ha la patente, dunque tocca a Deda guidare da Bologna fino a Lecce. Lo scopo del viaggio fa valere la pena di passare tutte quelle ore su un A112: andare in un posto dove poter realizzare il secondo disco dei Sangue Misto. Anche se la storia renderà vano questo intento, in macchina succede qualcosa: la radio non può che essere la terza compagna di viaggio e lo diventa a maggior ragione quando a cadenza regolare, le stazioni principali, sia nazionali sia locali, trasmettono tutte quel primo singolo, "Aspettando il Sole". I due amici si godono insieme quel momento. Ed è un punto di svolta, anche considerando che Neffa da poco ha declinato un’offerta considerevole per cedere questo pezzo a Jovanotti: il rifiuto non è dovuto al background ‘niente compromessi’ dei centri sociali ma alla sensazione, di certo rischiosa, che con un brano simile si possa raggiungere un grande successo senza restare nell’ombra ma mettendoci la faccia e la voce. A conti fatti si tratta del primo brano che fa conoscere agli italiani il rap d’autore, il “boom cha boom cha” in cui c’è una ricerca di forma, linguaggio e stile, dunque a posteriori la scommessa è stravinta. 

Neffa & I Messaggeri della Dopa è ricordato dai più proprio per "Aspettando il Sole" mentre dai duri e puri del rap soprattutto per gli altri brani. In ogni caso è il disco con cui i patiti della prima ora sono riusciti a spiegare e a far accettare - senza proferire parola - il rap a chi ascoltava il rock e i suoi sottogeneri, e ancora oggi resta un fondamentale nella storia dell’hip hop prodotto in Italia.
La chiosa spetta all’autore che, dall’interno, non può che avere una visione diversa: “È l’ultimo disco per cui, prima dell’uscita, tiravo su il telefono per far sentire i pezzi agli amici, l’album con cui ho dimostrato la gratitudine a chi c’era, agli esponenti di quel primo gruppo che ha formato la scena e a quelli a cui dovevo qualcosa. Oggi "107 Elementi" da molti è considerato il mio disco più bello, più cool, ma se "I Messaggeri Della Dopa" è la fotografia dell’unione e del fermento di un’epoca, "107 Elementi" rappresenta la totale decadenza e le divisioni, dunque in qualche modo è il mio disco contenente più elementi di ‘malvagità’… proprio per questo credo che oggi piaccia molto a un certo mondo. Senza considerare che io reputo entrambi i titoli la summa di un periodo precedente, elementi interni di due parentesi che aprono e chiudono ufficialmente questa parte della mia carriera e corrispondono a dischi più importanti per me come SxM e Chicopisco“.

 

 

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Commenti (2)

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  • Mattia Nesto 23/11/2015 ore 14:16 @EleuteriovonNestor

    Comincio già a piangere lacrime dolceamare e a farmi sanguinare le orecchie

  • She-oL 19/06/2017 ore 18:05 @She-oL

    Gran bei giorni. E molti sfocati ricordi. Quante serate al Livello...Album a cui rimango molto legato, in pratica parla di noi. Veramente altri tempi.

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