Com'era aprire un negozio di dischi in Azerbaigian negli anni '80

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21/03/2016 di

La storia di un negozio di dischi può essere molto affascinante: tempo fa vi avevamo raccontato quella del Saphire D’Or, a Nouakchott, il primo e unico negozio della Mauritania - oggi invece Fact Magazine ha pubblicato un’interessante intervista ad Alex Alekperov che, negli anni '80, ha diretto un negozio di dischi a Baku, la capitale dell’Azerbaigian, ai tempi in cui la città era ancora all'interno dell'Unione Sovietica.

Quello di Alekperov è un racconto appassionato di chi, fin da giovane, ha sempre avuto un debole per il rock e per la musica occidentale in un paese dove si ascoltava tutt’altro: in primis il mugham - un tipo particolare di folk, specifico dell’Azerbaigian - o la musica da ballo. Iniziò a lavorare al ritorno dal servizio militare nel 1976: gli era stato assegnato un lavoro in un negozio di articoli sportivi, ma il titolare, leggendo sul suo curriculum che aveva un passato da musicista (suonava in una banda a Mosca), lo mise a capo di un negozio di dischi di prossima apertura. Fu così che nel 1976 iniziò a lavorare in un primo negozio, e nel 1979 diventò poi il direttore dell’importante negozio gestito direttamente dal Ministero della Cultura. Ai tempi c’erano solo 16 negozi di dischi in tutta l’Unione Sovietica e uno per ogni capitale delle altre repubbliche. C’era anche una sola etichetta discografica, la Melodiya, e si occupava principalmente di autori russi o delle musiche locali che si ascoltavano nelle varie repubbliche dell'Unione.



Il negozio di Baku era diviso in quattro sezioni: una dedicata alla cosiddetta "musica generica" - che comprendeva il pop ed il rock sovietico - una dedicata alla classica, una al folk ed una riservata alla musica per bambini. Nel mondo erano già esplosi i Beatles e i Rolling Stones ma per gli abitanti della città non erano ancora così interessanti e anche i più giovani preferivano ascoltare i gruppi locali. Alex cercava comunque di recuperare i titoli esteri nei vari mercatini illegali e, dal momento che si trattava di dischi sempre molto costosi, realizzava delle copie su cassette dei brani passati sulle radio iraniane. Non gli mancava certo l’iniziativa: ogni giorno, durante la pausa pranzo, andava nelle mense delle più importanti compagnie della città e vendeva i dischi a tutte quelle persone che non riuscivano ad andare direttamente nel suo negozio.



Con l’arrivo di Gorbachov, nel 1985, l’Unione Sovietica adottò delle scelte più rilassate nel campo della politica estera: la Melodiya acquisì la licenza di stampare anche i titoli occidentali ma i prezzi erano ancora molto cari e Alex preferiva acquistare gli stessi dischi dai negozianti degli stati vicini. Racconta che nei magazzini della Melodiya tutti gli album arrivavano solo da Mosca, i migliori avevano un bollino con scritto “questo è buono che suggeriva al commerciante un possibile aumento di prezzo, ma era chiaro che chi si occupava di tali selezioni non era un esperto di musica e, ogni volta che trovava dei dischi dei Beatles o dei Rolling Stones, Alex faceva il possibile per acquistare tutte le copie disponibili.

In breve tempo tempo quello di Baku divenne uno dei punti di riferimento per tutti gli amanti del rock, non solo dell’Azerbaigian ma anche delle repubbliche confinanti. Ospitò anche due concerti stranieri: BB King e Clarence ‘Gatemouth’ Brown, che aveva addirittura dedicato una canzone - "Near Baku" - a quella giornata.

(Alex Alekperov e una commessa del suo negozio)

Alex racconta che il clima creatosi nel negozio era molto felice e rilassato e il rapporto con clienti era a dir poco fantastico. Con molti di loro è rimasto poi in contatto anche quando, all’inizio degli anni ’90, ha deciso di trasferirsi in America. Oggi è un programmatore di computer.

(via)

Tag: storie

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