Nella più grande raccolta al mondo dedicata alla musica sarda

Si trova a Olbia e si chiama Archivio Mario Cervo, dal suo creatore e appassionato collezionista, che nel corso di quasi 50 anni ha raccolto più di 10.000 registrazioni di artisti dell'isola. Uno spazio che oggi continua a vivere e a essere allargato, grazie al lavoro dei figli

- Ottavio e Velia Cervo © Tutte le foto sono di Giulia Callino

“Spett. Folkways Records, N.Y.C.. Per motivi di studio sono alla ricerca dei seguenti vostri dischi contenenti brani di folclore sardo. Ho scritto a diversi grandi negozi ma erano sprovvisti. Potete farmi sapere dove posso trovare i vostri dischi in Italia oppure potete spedirli voi stessi e in questo caso quanto devo versare e a quale banca. I dischi mi servono anche per trasmissioni da Radio Olbia”. La lettera, scritta a mano in italiano, datata 22 aprile 1982 e spedita a New York da Olbia, è firmata Mario Cervo. Oggi, il suo nome si trova su un'insegna appesa in via Deledda 26, sempre a Olbia. Siamo all'ingresso dell’Archivio Mario Cervo: un corpus di oltre 10.000 supporti fonografici e librari tra 78, 45 e 33 giri, cassette, cd, bobine, master e centinaia di volumi e articoli di giornale, che costituisce la più importante collezione al mondo dedicata alla musica sarda.

“Si tratta di una raccolta privata, con incisioni risalenti ai primi del ‘900. Papà la iniziò negli anni ’50, portandola avanti fino alla morte, nel 1997. Dopo la sua scomparsa, l’Istituto Superiore Regionale Etnografico ci contattò per supportarci nella catalogazione dei materiali, realizzata dall’etnomusicologo Paolo Angeli, e nella loro digitalizzazione”, raccontano Ottavio e Velia Cervo, figli di Mario Cervo e oggi custodi dell’archivio insieme agli altri tre fratelli. “Il cuore della raccolta è la musica tradizionale sarda: canto a chitarra, che nostro padre amava particolarmente, canto a tenores, canto campidanese, Launeddas, Tasgia, balli strumentali. Ma papà è sempre stato un ricercatore curioso verso tutti i generi e un appassionato di tutto ciò che riguardava la Sardegna", racconta Ottavio Cervo, mentre passa l'indice tra le cover dei dischi di Paolo Fresu "Acquistava anche dischi jazz, hard rock, punk, così come molta musica leggera. Un approccio che noi figli cerchiamo di portare avanti nelle acquisizioni che facciamo anche oggi, da Salmo e Daniela Pes alla dub di King Kietu, il blues di Francesco Piu e il Barbagia Black Metal dei KRE^U”.   

È così che l’Archivio Mario Cervo diventa un luogo dove poter approfondire quanto accaduto musicalmente in Sardegna nel corso del 1900, ma anche in cui scoprire l’evoluzione socioculturale dell’isola, tra balli popolari, melodie che accompagnano le lavandaie al fiume, racconti espressi ai microfoni di Radio Sardegna, suoni e parole da un mondo agropastorale ormai scomparso, fino a “forme di poesia sarda moderna legate alla musica rap e, ancora, al grido punk noise contro una Sardegna militarizzata e cementificata”. Tra le voci più lontane nel tempo custodite qui, quella del tenore sardo Bernardo De Muro, in un'interpretazione dell'Isabeau di Mascagni pubblicata nel 1911. I primi materiali legati al repertorio tradizionale sardo risalgono invece al 1922: “Nella nascita della raccolta fu fondamentale l’amore di papà per Gavino De Lunas, che considerò sempre il re dei cantadores. A volte, acquistava certi dischi perché in essi suonavano anche musicisti originari della Sardegna oppure raccolte di musica folk, se era presente al loro interno anche solo un brano del folklore sardo” prosegue Ottavio Cervo, estraendo da un cassetto Italian Folk Songs collected in Italian-speaking communities in New York City and Chicago del 1965. Il passaggio del disco tra le mani di Mario Cervo è segnalato da piccoli segni posti accanto a due brani dallo stesso titolo, “Otavas”, eseguiti da Giuseppe e Nello Soru e da Filomena Giagu.

Una ricerca costante e metodica, che Mario Cervo portava avanti soprattutto nella stanza interrata della casa, nel tempo libero dal lavoro alla Compagnia Portuale di Olbia: “Capitava che nostra madre dovesse chiamarlo in piena notte, bussando sul pavimento dal piano superiore, per invitarlo ad andare a dormire" ricorda Velia Cervo "Per scoprire nuova musica, papà passava ore a leggere e consultare riviste specializzate come Musica e Dischi, Sorrisi e Canzoni e Radiocorriere, oltre a portare avanti un intenso scambio epistolare con altri collezionisti: spediva loro molti dischi e ne riceveva a sua volta tantissimi, a volte anche solo in prestito. Al tempo, ci sembrava un uomo antico: solo quando abbiamo iniziato a occuparci dell’archivio ci siamo resi conto che è stato anni luce avanti alla propria epoca e che Discogs non ha inventato nulla”.

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All’interno della raccolta, particolare riguardo è dato al lavoro del compositore e paroliereAstro Mari, cugino di Mario Cervo: “Lavorava per Messaggerie Musicali. Tra gli anni ’40 e l'inizio degli anni ’60 scrisse centinaia di canzoni, collaborando con i cantanti più famosi dell’epoca, in particolare Claudio Villa. Fu con Astro Mari che, nel 1962, nostro padre fondò la Nuraghe,la prima casa discografica sarda”. Durante la propria attività, l’etichetta arrivò a realizzare oltre 50 incisioni di 45 giri, una quindicina di musicassette e diversi LP e Stereo 8 – contribuendo a tracciare la storia di una musica ancora troppo giovane per suscitare l’interesse dell’etnomusicologia. “Esordirono con “Welcome to Costa Smeralda” nell’interpretazione di Walter Romano, un brano che racconta anche la nascita dell’industria turistica in Gallura. Papà riuscì inoltre a convincere a registrare cantori come Ciccheddu Mannoni, che non aveva mai voluto incidere su disco, e Mario Scanu. Si occupava anche delle vendite: a volte, quando eravamo piccoli, ci caricava in macchina e lo accompagnavamo attraverso paesi sperduti, a proporre i dischi a casa della gente o nei negozi di elettrodomestici”.

Proprio davanti a un pannello che illustra la storia della casa discografica, alcune mensole raccolgono quasi un centinaio di cassette. Sui dorsi, i titoli sono scritti a mano, spesso con colori diversi: Spettacolo a Nuoro - Nastro N.1. Tenores e Cantadores diversos, Al confine tra Sardegna e jazz, 19-26/04/82 Tra suoni e parole di Barbagia, Pino d’Olbia. Canzoni nuove. “Si tratta di cori, canti, a volte anche interi spettacoli di opera lirica a teatro, che nostro padre ha registrato negli anni con un registratore a bobina, partecipando a feste e esibizioni in tutta la Sardegna”. Nelle registrazioni, si ritrovano anche i suoi commenti su quanto stava ascoltando: “Mario Cervo ha sempre avuto l'attitudine del critico e dello studioso. Durante la prima esibizione dei Cordas Et Cannas, lo si sente augurarsi di poterli ascoltare ancora per molto tempo”.

“Per noi, gestire questo archivio significa avere cura di un patrimonio riconosciuto da tutta la Sardegna” osservano Ottavio e Velia Cervo, mentre mi mostrano il cortile interno, dove organizzano eventi, serate d’ascolto e appuntamenti culturali. “Mario Cervo non è mai stato geloso delle registrazioni che ha realizzato e della musica che trovava, la metteva sempre a disposizione di tutti. È un aspetto che abbiamo voluto mantenere, ritenendo che, proprio come pensava anche lui, questa musica appartenga a tutti”. Chissà dove andranno a finire, si chiedeva Mario Cervo dei dischi cercati, raccolti e registrati in tanti anni, durante un’intervista di Giacomo Serreli. Mi auguro che questo materiale resti in Sardegna.

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L'articolo Nella più grande raccolta al mondo dedicata alla musica sarda di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2026-07-26 13:44:00

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