Nello Taver, il freestyler a cazzo di cane

Vincenzo Siciliano, con le sue barre grevi e ironiche, sta diventando un rapper virale in tutta Italia, tanto che c'è gente che fa i km solo per mangiare nella sua pizzeria. "Equitalia", la sua prima vera canzone, è il suo manifesto da discoteca contro le tasse e contro il lavoro

Vincenzo Siciliano, aka Nello Taver
Vincenzo Siciliano, aka Nello Taver

"Ristorante Pizzeria O’Francese, buonasera". A rispondere così è Vincenzo Siciliano, meglio noto come Nello Taver, lo YouTuber napoletano che ha riempito internet, da Twitch a Instagram, di queste gag demenziali (alcune anche belle crude). Qua però c’è una mezza verità: Nello gestisce per davvero un locale che si chiama così, a Casalnuovo di Napoli. E, visto il suo seguito sempre più grande, ormai la gente viene apposta da tutta Italia per mangiare una pizza e farsi un selfie con lui. Zona arancione permettendo.

Una fetta del successo di Vincenzo va attribuita ai freestyle, che qualche anno fa ha iniziato a caricare sul suo canale e che oggi sono diventati dei veri e propri singoli. Dai rudimentali Tarantelle Freestyle con la base rubata dai Type Beat di YouTube – memorabile l’attacco di Happy Hippo Freestyle: "Cresciuto con Pippo e Topolino, adesso pippo ma su un tavolino" –, Taver Nello ha cominciato a farsi produrre beat originali. Da lì, siamo arrivati a un brano vero e proprio come Equitalia, uscito su Spotify alle 00.05 – perché "volevo fare una roba diversa" – lo scorso 5 marzo. Cassa dritta e persino un ritornello, nel bel mezzo di Sanremo: un passo importante per la carriera musicale di Nello, che non nasconde di aver sentito uno po’ di "ansietta" prima della release.

Nello TaverEquitalia Clip courtesy of Spotify
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TRACKLIST

È una gag che ti giochi spesso quella della pizzeria?

Abbastanza.

Immagino che facciate soltanto cibo da asporto ora.

Sì, soprattutto pizze la sera. È un locale a gestione familiare. 

Quanto tempo porta via al ristorante l’attività di youtuber?

Ma è più il ristorante che porta via tempo per me stesso. Alla fine i meme li posso fare mentre lavoro. Mentre lavoro penso ad altre cose, da YouTube a Twitch, da Instagram alla musica. Invece, quando faccio i meme nel tempo libero non penso mai al ristorante.

Tra l’altro ho visto che hai proprio fatto un video messaggio alla tua famiglia dove parli di queste cose.

Sì, perché appunto essendo a gestione familiare i miei parenti mi prendono per il culo. Me lo dicono: "Che cazzo devi fare con ‘ste stronzate che fai su Internet?". Però adesso mi sto prendendo le mie soddisfazioni, le mie rivincite. Sono cresciuto, sto facendo cose molto più belle rispetto a due anni fa. Sto anche guadagnando anche qualcosina grazie a questo. Quindi ora sono io che prendo per il culo i familiari. 

Ti prendono solo in giro, ma non ti hanno mai rotto il cazzo per questa cosa di Nello Taver. O sì?

Sì, spesso mi hanno detto di pensare al ristorante, invece che ai miei meme. Però adesso viene la gente al ristorante apposta per me. E allora non mi rompono più in famiglia, rimane soltanto la presa per il culo. C’è gente che è venuta da Roma, dalla Basilicata, pensa che ci sono stati pure dei ragazzi di Varese che hanno preso l’aereo e sono venuti a Napoli apposta per mangiare in pizzeria da me.

E le ragazze?

Le ragazze sono sempre una minoranza, purtroppo. Le poche che sono venute apposta per me, me l’hanno detto solo a fine serata. Magari mi guardavano, due risatine qua e là e poi solo alla fine te lo dicono: "Nello, siamo venute qua per te". E io: "Ma potevate dirmelo prima!". Però anche in quel caso sono sempre molto personale. 

Ci sono mai state denunce o rotture di cazzo per i tuoi contenuti?

Inspiegabilmente zero. C’è stata solo una piccola disavventura con la compagna di mio cugino. Quando avevo ancora mille follower su Instagram mi voleva denunciare perché facevo le storie con la la figlia in cui le facevo dire: "Le guardie no non vanno bene". Aveva pochi anni. Mi sono pentito, sono stati 6 mesi di freddo tra parenti. Però ora è lei che le fa fare i TikTok.

Parliamo del nuovo singolo: cos’è questa cassa dritta? È una roba nuova rispetto ai tuoi vecchi freestyle.

Sto un po’ sperimentando. Abbiamo fatto un po’ di hip hop, un po’ di trap fatta coi tepee beat presi da YouTube. Ho lavorato tanto con Angioletto. Ora ho provato questo pezzo con un altro amico producer, Dave, Alberi Alti. Ha uno stile totalmente differente, vogliamo esplorare nuovi mondi mettendoci alla prova.

A pensarci bene non è neanche più un freestyle puro, è una canzone col ritornello.

Sì, è una cosa a parte. Però alla fine tutta la prima strofa è nata in freestyle.

In Tarantelle Freestyle dicevi che non metti i pezzi su Spotify finché non arriva la major. Però alla fine li hai messi.

Sì, ma la major non è arrivata. Io sono sempre così: prima di esplorare una nuova piattaforma sono sempre molto diffidente. Anche con YouTube all’inizio prendevo le distanze. Mi dicevo: "Vado su YouTube quando avrò un’agenzia". Dico sempre cose cattive sulla nuova piattaforma di turno, poi ci vado e mi trovo benissimo. Con il difetto però che arrivo sempre per ultimo. Quindi non è che aspettavo la major: ero io stronzo.

Parlami di Dave, il produttore del pezzo.

Sono andato da lui chiedendogli: "Dave, voglio fare un pezzo tunz tunz". Lui ama molto questo genere, anche perché è molto punkabbestia come stile. Allora sono andato a casa sua per registrare tutt’altra cosa. Dopo 8 ore che eravamo lì mi fa: "Senti, ascolta qua che ti ho fatto la cosa tunz tunz". E ci ho subito fatto freestyle sopra. Devo essere sincero: ho un po’ di anisetta perché rispetto alle altre cose che ho registrato finora sono un po’ uscito dai miei schemi, dalla mia comfort zone.

Ho visto che sei anche amico di Drast degli Psicologi.

Sì, lui è di Napoli. L’ho conosciuto circa un anno fa. Mi ha scritto su Instagram e poi ci siamo visti più volte, abbiamo fatto un po’ di live su Twitch. Sono andato a casa sua più volte e anche lui da me. Però non abbiamo mai parlato di musica. Parliamo sempre d’altro.

Come vedresti una carriera musicale, se questi pezzi cominciassero a girare?

Se succedesse, farei una roba tipo Mr. Simpatia di Fabri Fibra. Una cosa molto cruda, molto cattiva nei confronti del mondo, della società. Adesso nella musica è tutto patinato. Non c’è molta cattiveria, a meno che non si parli di se stessi. A Napoli c’è un consigliere comunale che fa i video di denuncia contro i trapper e queste cose, io mi sorprendo di come non mi abbia ancora rotto il cazzo. Sono consapevole che le mie cose possano essere diseducative se non c’è un genitore a controllare. Comunque, per tornare alla musica, ho cambiato approccio. Prima sentivo un beat una volta ogni due mesi, m’ispirava qualcosa e poi registravo il freestyle. Adesso invece andiamo in studio e registriamo varie cose. Un po’ questo e un po’ quello, il pezzo esce fuori.

Un domani ti affideresti a un’etichetta?

Sarebbe molto figo ma non so un cazzo di cosa fa un’etichetta, cosa un manager, eccetera. Davvero, non ne ho idea.

Però di tasse te ne intendi, altrimenti il pezzo non si sarebbe chiamato Equitalia.

Sì, perché tra il ristorante e tutto le tasse rompono il cazzo. E poi c’è anche il discorso del mondo dello spettacolo che in tutto questo non viene cagato. Infine ci sono io che non voglio lavorare e voglio provocare.

In generale, il pezzo è semplice nostalgia per le discoteche o una specie di omaggio a Bando di Anna, che tra l’altro citi nel freestyle?

Direi perché mi mancano tanto le discoteche. Quella di Anna è una citazione, ma è frutto del freestyle. Faccio tutto a cazzo di cane, è il mio modus operandi. Mi manca tanto ballare, fare festa in modo spensierato. C’è lo Stato che non aiuta: quando fanno le classifiche dei settori che hanno perso di più dopo la pandemia, il mondo dello spettacolo non viene manco menzionato. Questo è anche uno dei messaggi nascosti del pezzo. Perché non voglio fare il Martin Luther King, però mandare un messaggio sì.

Tant’è che se dici "La raglia fa bene alla mafia" si capisce che vuoi mandare un messaggio.

E poi anche nel video ci saranno altre citazioni e messaggi che visti a primo impatto pensi che sono le solite stronzate dei meme. Ma se poi approfondisci capisci che c’è qualcosa sotto. Però senza prendermi mai troppo sul serio, perché poi si scade nel cringe. Credo in quello che faccio ma senza impegno. Nel mondo non credo più tantissimo, specie nel 2021. Sono sempre più cinico su tutto.

E verso il pubblico?

Per come ho sempre impostato io tutto, ho fatto sì che il mio pubblico non avesse mai particolari pretese. Io sto qua. Una volta faccio male, una volta faccio peggio e una volta forse faccio bene. Se ti piace io sto qua, se non ti piace io sto comunque qua. Non ho mai fatto qualcosa per attirare le persone, ma solo per divertirmi.

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L'articolo Nello Taver, il freestyler a cazzo di cane di ClaudioBiazzetti è apparso su Rockit.it il 2021-03-08 10:47:00

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