Neomelodici, tutto quello che c'è da sapere

28/10/2011 di Mimmo Gianneri

C'è un settore della discografia che la crisi nemmeno sa cosa sia. Un genere musicale in cui si parla in modo chiaro e preciso di sentimenti e relazioni, senza fare troppe metafore. Non potevamo parlare di musica italiana senza occuparci dei neomelodici. Abbiamo affidato l'esplorazione a Mimmo Gianneri, che allo studio dei loro video sta dedicando buona parte del proprio tempo libero.

 


Intro machista

Raffaello, a sinistra, con un fan

 

Quest'uomo, Raffaello, è ricco, famoso e fa spesso all'amore. E dopo il seme, può la fuga. Mica come George, che è stato costretto a pipparsi la Canalis per due anni. Questo giovane abbronzato ha buona parte del parco macchine della Campania a noleggio. Ragazze che per una notte con lui venderebbero l'anima, come Faust.

 

Ramanzina non richiesta

 

Eppure, voi utenti di Rockit, così come buona parte degli individui fuori dai confini campani, provate - vero? - uno snobismo più o meno dichiarato nei confronti di quel mondo a parte pullulante di cantanti neomelodici (o esponenti del pop nap sound come tendono a farsi chiamare alcuni di loro). Magari vi scambiate considerazioni molto colte sulla scena new wave di Acireale, ma a recensire l'ultimo di Rosario Miraggio manco l'ombra (era un'iperbole, ragazzi, lo so che non esiste la scena new wave di Acireale… no, esiste davvero?).

Quando lavoravo in Feltrinelli, la direttrice della libreria studiava il flusso delle vendite delle filiali napoletane e rideva: «ah ah, che sfigati, vendono centinaia e centinaia di copie dell'ultimo di Tony Colombo!» E noi non vendevamo più niente, e il negozio andava in malora. E licenziamenti a catena. Ah ah.

 


Parlo anche per me, eh. Cinefiluccio di provincia, tutto compunto a discutere con gli amici del Festival di Venezia (l'hai visto l'ultimo di Matthias Muller? Filmone. Pausa. È postcinema! Applausi) non mi ero accorto fino a poco tempo fa della ricchezza, anche linguistica (nel senso di lingua musicale, cinematografica e… italiana) di alcune chicche, più o meno famose, che ora vi mostreremo con l'intento di tirarvi finalmente fuori da quell'universo musicale - fatto di sonorità stilose e video girati con perizia da aspiranti Spike Jonze de' noantri - in cui voi vi beate di vivere senza sapere di essere in una caverna di Platone: ascoltate cantare ombre di artisti su un muro, mentre trascurate i patemi d'amore di un Raffaello, di un Alessio, di una Nancy o di un Mimmo De Rosa che, nel frattempo, vocalizzano alle vostre spalle. E se ne fottono del nostro snobismo.

 

Di cosa stiamo parlando

 

Dunque, alcuni riferimenti essenziali. Il termine neomelodico, per quanto ormai faccia parte del linguaggio comune, è abbastanza recente, ideato nella seconda metà degli anni '80 da Peppe Aiello, il primo che cominciò a studiare il fenomeno.

La tradizione, in brevissima, prevede una filiazione di questo tipo: sceneggiata napoletana (genere teatrale musicale popolare), Mario Merola (cantante e attore di film eredi della sceneggiata teatrale), Nino D'Angelo (attivo cinematograficamente negli anni '80, in alcuni casi in compagnia del "padre" Merola), Gigi D'Alessio (il cantante popolare che ha avuto più successo dopo D'Angelo) e poi, via via, tutte le giovani leve.

 

Commozione

 

A partire più o meno dalla fine degli anni '80, infatti, il fenomeno della musica neomelodica esplode in tutto il suo fulgore mediatico. La cosa avviene innanzitutto in coincidenza con la nascita delle tv commerciali, che mandano in onda sotto lauto pagamento i video dei cantanti che si fanno pubblicità (chiamatemi!). A partire dalla seconda metà degli anni duemila, con la diffusione capillare del fenomeno YouTube, i neomelodici diventano un caso eccezionale: qualunque aspirante divo - dai video di "Numanumaye" a quello dei criceti con la faccia meditabonda – può caricare un video, con buona pace delle televisioni private (spesso di proprietà poco pulite).

Anche su YouTube il video è accompagnato dai numeri di telefono da chiamare per avere i cantanti in esclusiva a matrimoni, cresime o MI AMI. YouTube permette una democratizzazione all'accesso e anche una piccola storicizzazione del fenomeno: i video sono sempre disponibili e possiamo in parte ricostruire la carriere di un dato artista, le reazioni del pubblico di fedelissimi ai suoi nuovi pezzi (tramite i commenti), ma anche i suoi cambiamenti fisici: tipo il bambino cresce, Raffaello ingrassa. Insomma, qui un teorico potrebbe fare intense riflessioni su quanto il medium YouTube abbia permesso la definitiva esplosione del fenomeno, tipo "il medium è il messaggio". Ma noi preferiamo trascrivere le sagge parole del neomelodico satanista (sic!) Joe Monaciello: «Chiamatemi, ma non mentre guardate iutub, perché iutub non è la televisione ma è il computér».

 


I cantanti neomelodici oggi sono una miriade. In un contesto con un così alto tasso di disoccupazione, la musica è un'aspirazione lavorativa non meno concreta di tante altre. In più, è un'opportunità di celebrità, divismo, Amore. Un po' di dati: Marcello Ravveduto, autore del libro "Serenata calibro 9", ipotizza che il mercato si aggiri intorno ad almeno 200 milioni di euro; nella trasmissione "Il testimone", su MTV, Pif segue per una giornata intera Alessio, il quale riesce - grazie all'organizzazione impeccabile della sua crew - a raggiungere il ritmo di 10 concerti in un giorno solo.

 

Impossibile elencare tutti i cantanti né comporre una mappa definitiva. Fino ad ora ne ho contati quasi una novantina tra gli uomini (adulti e ragazzi dallo sguardo magnetico), una decina tra le donne (spesso madri, fragili) e quasi altrettanti tra i bambini cantanti.

Molti di loro non sono neanche napoletani. Tony Colombo, un giovane divo spesso ospite nelle trasmissioni della D'Urso, è siciliano. Gianni Celeste, un cantante che è ormai un'istituzione, è nato a Catania nel '64. La diffusione della musica si spinge ben oltre i confini della Campania, in Sicilia, Puglia, fino a certe zone dell'hinterland milanese.

Come ha scritto Biagio Coscia, un giornalista che si è occupato diffusamente del fenomeno, per avere un quadro un po' meno inquinato da pregiudizi sarebbe utile accostare lo stile e l'etica neomelodica ai generi musicali provenienti dalla fascia caraibica, come la bachata, la salsa, il merengue urbano oppure, più giù, la cumbia sudamericana.
Ok. Finita la parte nozionistica. Di seguito alcuni dei video dei più famosi, curiosi, paradigmatici.

 

Fratelli serpenti

 

Nel mondo neomelodico ogni errore "sarà punito". Vale per gli sgarri al Sistema, vale per l'Amore. Il pezzo in questione si chiama "Te prego crireme" ed è una delle clip più cliccate in rete. Alessio e Gianluca (fratelli nella vita reale) sono protagonisti di una storia archetipica e struggente.



Fa ben più che sorridere, però vi faccio notare la chicca del flashback definitivo il flashback definitivo: cioè dal quinto minuto del video, per una ventina di secondi, semplicemente il flashback riassume tutta la storia che abbiamo già visto, fino a ritornare al punto in cui eravamo arrivati. Matthias Müller l'ha mai fatto? Non mi pare. Tra gli altri aspetti del video imprescindibili segnaliamo: il dirimpettaio spione vestito come per andare a Betlemme e l'arredo minimalista della casa di Alessio.

 

La coinvolgente rotondità di Lucio Vario

 

Si diceva dei bambini cantanti: il Piccolo Nardi, Giuseppe Junior, la Piccola Anna, Nando De Marco. Lucio Vario aka il Piccolo Lucio è sicuramente il più celebre. Il corpo del Piccolo Lucio è al confine tra l'ilare e il grottesco (tipo: come la mettiamo quando tra qualche anno verrà considerato semplicemente grasso e non più pacioccoso? Ma queste sono considerazioni seriose).

 

Pacioccoso, appunto

 

Ancor più della hit "A me me piace 'a Nutella", vi segnalo "Coca cola e patatine", un video dal ritmo balneare coinvolgente in cui si fa un uso sapiente del grandangolo per sottolineare le rotondità del protagonista.

 


 

Vieni, bambino, vieni che ti faccio vedere la mia collezione di dischi di neomelodici in vinile…

 

Il Piccolo Lucio, in linea con le tendenze della zona, canta anche un pezzo d'ammore, "Donna bambina" (da ascoltare se proprio non si ha nient'altro da fare). Lo cito perché le allusioni sessuali, di cui sono pregne moltissime canzoni neomelodiche, colpiscono in particolare quando riguardano i bambini. Cioè, noi ce la prendiamo col Berlusca perché fa il pedofilone, ma qui, giovini, c'è un'orgia di male intenzioni che neanche in parrocchia: ascoltate "O ball ro cavall" di Alberto Selly, una canzoncina di successo per bambini (e che ha incastrato anche Simona Ventura), a cui in realtà basta prestare un minimissimo di attenzione per accorgersi degli espliciti riferimenti sessuali.

 



Ma pensiamo ai video musicali del piccolo Nando De Marco, sempre lì lì per trombarsi una coetanea della scuola elementare. Oppure al pezzo "A Minigonna" di Giuseppe Junior, dove il nostro accarezza la sua fidanzatina sul lettone dei suoi chiedendole di togliersi la gonnella…



Un stornello sicuramente erede della famosissima "Scivola quel jeans" di Raffaello: il madornale errore sintattico più famoso della recente canzone napoletana:



Per i fan dell'ultima ora: c'è anche la speculare "Tirati su quei pantaloni".

 

Il mio gel è più costoso del tuo

 

Una legge universale è: ciò che a te sembra tamarro, per il tamarro è un segno tangibile di figaggine. Vale per Briatore, vale per tutti quelli che continuano a tenere il collo della maglietta alzato (piaga dell'umanità, per quanto mi riguarda). Vale per tutti gli oggetti-simbolo del mondo neomelodico: il telefonino, i vestiti firmati, la macchina toga. L'automobile è uno dei maggiori segni distintivi. Un esempio, molto famoso, è "La macchina 50" di Rosario Miraggio. Miraggio è uno bravo, l'unico – a quanto ne so io – delle giovani leve ad avere avuto il "privilegio" di cantare con Gigi D'Alessio. All'inizio della carriera era grassottello, poi è dimagrito:



Ma si veda anche l'imprescindibile "La ragazza con la smart", in cui una biondo platino imbellettata travolge con la macchina Mimmo De Rosa, un po' una metafora del successo.

 

 


 

Ridi, ridi…

 

Gli struggimenti d'Amore che a noi fanno tanto ridere, in realtà sono percepiti in modo molto più serio dall'ascoltatore medio. La tradizione, è bene ricordarlo, è quella della melodrammatica sceneggiata napoletana. Questo discorso vale in particolar modo per quanto riguarda i racconti sui guaglioni malamente, i ragazzi costretti dalle circostanze a diventare dei criminali.

Un esempio è "Nu frate latitante" di Enzo Primavera:



Primavera è il cantante dalla rasatura più coatta della storia della musica mondiale. Qui interpreta un latitante, a cui va tutta la nostra comprensione, perché costretto alla fuga da una giustizia ingiusta. Tipo Walter Lavitola, insomma.

 

La musica neomelodica, infatti, come noto, inneggia spesso ai valori del Sistema, della camorra.

Il pezzo più famoso è senza dubbio "'O capo clan" di Nello Liberti:



Ma è notevole anche "'O killer", di Gino Del Miro, sul pentimento di un sicario ormai condannato dagli altri affiliati:



Per chi fosse interessato, ci sono anche dei veri e propri film, realizzati dal "basso" che tentano di rinverdire la tradizione della sceneggiata napoletana di Merola ai tempi della camorra odierna, come "Il prezzo dell'onore" (2008) di Nando De Maio con il cantante Natale Galletta, "Il latitante" (2003) di Ninì Grassia o "L'usura" (2007) di Enzo De Vito. Ne "Il latitante" c'è Tony Sperandeo, tranquilli.

 

Idolo

 

La cosa "appassionante" dei video dei neomelodici su YouTube è poter ricostruire in parte la biografia di certi cantanti, ma anche il cambiamento nei toni con cui vengono raccontate le stesse storie. "Grazie Padre Pio" è un film – sì è un vero e proprio film – uscito nel 2001, anche se sembra un instant movie degli anni '80. I registi e attori della clip sono Jo Donatello e suo padre Gigione. I due sono il volto pulitissimo del mondo neomelodico. Per intenderci, hanno scritto e cantato questo pezzo:



Eppure, anche in questo film la tamarraggine e il superomismo sono i lumi che guidano l'agire dei protagonisti. Voi ditemi se c'è soltanto un maschio eterosessuale al mondo che non abbia mai sognato di essere oggetto dei seguenti versi, recitati da questa specie di sosia casta di Cicciolina nello spezzone qui sotto tratto da "Grazie Padre Pio" (a partire dal minuto 05:25). Il film in questione racconta la storia di un giovine ragazzo che, grazie al padre Gigione e - soprattutto - a Padre Pio (non accreditato), riesce a sfuggire dalle spire della malavita organizzata (corse con le macchine, gioco d'azzardo, sosia casta di Cicciolina).

 

 



Grazie Padre Pio. Grazie Papa. E grazie anche a Gigione.

 

 



 

Commenti (19)

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  • Giovanni Continanza 11/07/2012 ore 15:10 @nickwire

    Ti sfugge che è un fenomeno molto più complesso di quanto tu possa pensare. Stratificato, con connivenze più o meno profonde da distruggere. Molto più di un cancro da debellare. E' il sottoprodotto di una disoccupazione e di una totale assenza di stato sociale, che spinge le persone a fare i "pali" nelle piazze di spaccio a Secondigliano, che porta molte persone a cercare da mangiare attraverso le piccole popolarità che la musica neomelodica assicura (matrimoni, comunioni ecc ecc.), ad offrire i propri neonati in pasto agli spot per pannolini, o a ricercare il successo tramite le tv generaliste, umiliandosi ed umiliandoci il più delle volte. Ed è una situazione che è solo peggiorata con l'ultimo quinquennio leghista.
    Io certe cose le vedo e le vivo quotidianamente, non so tu.
    Non a caso, Napoli è il terreno in cui Berlusconi ha attecchito maggiormente con il suo populismo mediatico. Più che nei voti, nelle coscienze.
    Cioè, caro il mio appassionato di voti, è un qualcosa da conoscere sotto più profili, e certamente non è che con le pose da "indignados" che legge Il Fatto Quotidiano a colazione che puoi fare la parte dell'impegnato.

  • feedbaknoise 11/07/2012 ore 21:23 @57088#feedbaknoise

    non sono ne indignados ne impegnato e leggevo sporadicamente "Il Fatto" tempo fa ( mi auguro che tu non legga ancora "Il Manifesto".....) la tua disamina e' apprezzabile ma cio' non toglie che questo articolo che tende a valorizzare la merda mi fa schifo, e penso che almeno su questo siamo d'accordo no ?......

  • Giovanni Continanza 12/07/2012 ore 01:51 @nickwire

    Letto il Manifesto solo una volta in vita mia, e mi è bastato.
    Comunque no feedbak, a me sembra un articolo ironico. Penso sia critica più tagliente, del definirle "merda".
    E comunque parli con uno che spesso si spancia dalle risate davanti a queste cafonate (qui mancano alcune davvero notevoli), ma lo faccio consapevole di non valorizzarle, anzi è un problema che non mi sono mai posto....

  • Massimiliano Giovine 02/01/2017 ore 23:42 @dottormax

    Il TAMARRO non sa di esserlo. Perchè non possedendo gli strumenti culturali per capirlo, non riuscirà mai a cogliere la differenza tra una Persona fine e Se stesso.

  • Francesco Paolo Ardizzone 2 giorni fa @f_paoloardizzone

    ATTO DI GUERRA INTELLETTUALE CONTRO PALERMO N.9


    LA CANZONE NEOMELODICA
    OVVERO L'INFEZIONE SOCIALE DELL'ARTE PARASSITARIA


    La canzone neomelodica, per coloro che l'amano sentitamente e sommamente, è un salvagente psichico, un'emanazione sonora, come di verso d'orca che attraversa vastità di vuoto acquatiche, un lamento profondo che vuole offendere tutti con una rude carezza, il canto terrone di un muezzin irriconosciuto. Che dà il senso intuìto che il proprio sentimento è grande, buono, e non compreso. Nè aiutato. Sentimento interiormente triste, consapevole e rassegnato, a cui non verrà mai concesso di fiorire in forma "accettabile" dalla Civiltà Umana.
    E' la gabbia "FREAKS" dove vengono rinchiusi a vita, per il divertimento e la derisione e scherno, dei cittadini "borghesi", i quali, colpevoli e malvagi, godono di una massa, fatta fuori, di individui in meno con cui dover competere.

    La poetica/estetica neomelodica per coloro che ne fanno opere, é l'espressione isterica di coloro che nuotano nell'incubo di un abisso di conoscenza, che vorrebbero divorare in un sol boccone, sùbito, deviando per la ammiccante "strada più breve". Del sogno dell'"arte facilona", che sfrutta, approfitta, del bacino d'utenza degli "abbandonati a sé stessi dalla società", lasciato "clamorosamente" incustodito. Come "furbo business sfruttabile", in una sorta di "circonvenzione d'incapace" fatta con cuore sincero ed occhi falsi. Essa è solo un'isteria compulsiva che vorrebbe ottusamente semplificare fino al banale, la reale complessa dinamica del senso critico moderno, del necessario cammino verso il senso critico moderno -da conquistare-; dell'Umano, dell'Intelletto e dell'Arte. E', in quanto tale, una sorta di plagio, dannoso alla mente, verso il potenziale delle coscienze, spacciato come droga, per espressione personale legale e lecita. Laddove chi si esprime non entra realmente in "contatto culturale" con altre persone, ma diffonde solo il "sè stessi bloccati istericamente e giranti a vuoto" come un dannoso germe. Ridicolo e patetico. Tutto ciò provoca in tutte le coscienze del mondo liberate dall'istruzione, leali ed, in buona fede lavoratori e creatori pazienti, un grande senso di repulsione, sdegno, indignazione, pena, vergogna ed odio, verso chi produce e chi fruisce di tale plagio deformante. Il Ministero della Pubblica Istruzione dovrebbe perseguire i responsabili di tale malevolo scempio intellettuale, ed impedire in ogni maniera che possa arrivare, soprattutto ai bambini.

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