Neverland - Calusco d'Adda Live report, 02/05/2008

29/08/2008 di

Nel bergamasco, nell'isola di territorio compresa tra i fiumi Adda e Brembo, è improvvisamente sbocciato Neverland, un festival di musica italiana importante e gratuita. Un fiore di maggio che per due giorni ha colorato un esteso spazio d'asfalto tra un parco pubblico e le forme inquietanti di un cementificio. Un evento (passatemi questo termine antipatico) che ha riesumato il gusto "dello stare insieme ad un concerto sotto le stelle" in una landa troppo spesso distratta dalle mille luci delle vicine metropoli diffuse. (Le foto sono di Silva Rotelli)



Venerdì 2 maggio

Il meteo aiuta gli audaci, il weekend sarà soleggiato, Neverland nasce fortunato. Ad aprire le danze i vincitori del concorso per emergenti Green Bricks ed i veterani Gea: i primi intrecciano uno ska senza infamia e senza lode dalle venature folk, i secondi pestano duro all'insegna di un rock in italiano nostalgico degli Anni Novanta. Ma la grande attesa è tutta per i Marta Sui Tubi. Un concerto del trio siculo-lombardo è sempre qualcosa di enigmatico, nervoso e magnetico: Pipitone sgasa sulla chitarra manco fosse uno degli Slipknot (e ci conferma che il nuovo album sarà molto movimentato e potente), il batterista taglia ritmi sincopati dal sapore drum'n'bass, il cantante Gulino alterna raptus di follia vocale Stratos-ferici a momenti di dolcissima poesia. I pezzi classici ("L'Abbandono", "Perchè Non Pesi Niente") coabitano in sintonia con gli inediti del gustoso DVD "Nudi E Crudi" (si passa dal divertente singolo "L'Unica Cosa" all'ottovolante "Pleiboi" dedicato a Ciprì e Maresco). Il gruppo regge il palco tranquillamente per oltre novanta minuti, le cose sembrano andare bene ma a fine concerto Pipitone lancia la chitarra e lascia il palco imbestialito: non ne capiamo il motivo. Come dicevo: enigmatici, nervosi e magnetici (l'impressione è che con il prossimo album i Marta possano spiccare il salto: in termini di numeri e di qualità di scrittura, che è sempre più fantasiosa ma concretamente pop). L'assaggio della prima serata è stato breve, ma molto invitante, la prova del nove è prevista per domani.

Sabato 3 maggio 2008

Si parte nel pomeriggio con Fabrizio Coppola, la vera sorpresa della giornata: conosciamo Coppola come un cantautore acustico dal piglio epicamente sociale, forte e risoluto come Springsteen, allo stesso tempo debole e romantico come tutti noi. Accompagnato da una nutrita formazione rock, Coppola trasforma i suoi piccoli grandi classici in un momento di empatia elettrica notevole: un talento che a mio avviso non si merita tutti quegli ascolti distratti che, forse, ne minano un po' l'autostima ("Respirare Lavorare" è davvero un buon singolo, ascoltare per credere). Malino invece gli Amor Fou, un set sottotono, poco coinvolgente: forse la vista del cementificio non si adatta ai loro ricami emozionali, ma il gruppo appare svogliato e Raina non pare motivato a spronarlo. Verso le 19 si apre il sipario del Teatro degli Orrori: Capovilla gestisce bene birre e il live, il pubblico sempre più folto risponde compatto. Qualcuno si eccita ancora (e giustamente) per "La Canzone Di Tom", invece chi li sente per la prima volta ha una pura folgorazione. Ottimi, davvero: forse sto delirando, ma secondo me una svolta più autoriale potrebbe trasformare in futuro il Teatro in qualcosa di ancora più "diretto", chissà.

E poi scende la sera e arriva l'icona pop consacrata dalla TV nazionale. Morgan è acclamato non solo dai fan, ma anche dai bambini e da una pletora di teenager scatenate che tra un pezzo e l'altro gli dedicano ripetuti "Sei Bellissimo". Accompagnato dal fido Megahertz, Mr. X srotola i nuovi brani e i classiconi dei Bluvertigo (su "Altre Forme Di Vita" hanno ballato anche i tavoli, peccato l'assenza di "Altrove"). C'è da dire che questa sera il Nostro è un po' sfortunato: non gli funziona l'accendino (e per uno che fuma mille sigarette non c'è peggior iattura), in più il suo computerino si impalla un paio di volte, confermando l'effetto un po' karaoke dell'esibizione. Tra pose plastiche uomo-macchina e sculettamenti glam, Morgan circondato dalle sue fide tastiere analogiche improvvisa divertendo sè stesso e il mondo intero. Ma cosa capiranno quelle ragazzine adoranti quando in "Amore Assurdo" Morgan guardandole negli occhi urla spiritato "E finalmente ho ritrovato il disco dei Black Sabbath!"?: forse niente, forse invece che "la notte serve a scrivere romanzi"? Uno spettacolo da consumato intrattenitore, che versa anche qualche goccia di veleno subculturale in quelle orecchie vergini... naturalmente prima di scappare alla volta dello studio televisivo.

Adesso siamo ormai in 12000 (12000!) sotto il palco ad attendere i Marlene. Lo stand della cucina va in palla, nessuno si aspettava tanta gente (grave!) e ci vogliono mesi per una pizza (gravissimo!). L'altoforno del cementificio illuminato a giorno acquista un certo fascino mentre Godano si accomoda con la sua acustica intonando "Stato d'Animo". Lo show ha un sapore antologico: qualcuno si emoziona con "L'Esangue Deborah", altri alzano le braccia al cielo invocando Skin appena sentono quel wah-wah, c'è chi vorrebbe una figa blu, chi urla dall'inizio alla fine dello show "Ape Regina" (rimanendo deluso). I Marlene vanno a ruota libera: fanno "Impressioni Di Settembre" della PFM(!), "Siberia" dei Diaframma (!!), poi ancora "La Libertà" di Gaber (!!!), insomma poche concessioni populiste e tantissima voglia di confrontarsi con i classici di una certa Canzone Italiana d'Autore. Un concerto intenso, solo all'apparenza compassato, che chiude una due giorni musicale ancora imperfetta (su tutto un misterioso "buco" dalle 19 alle 20 sabato sera) ma che lascia tutti con il sorriso sulle labbra (da queste parti una cosa simile non si era MAI vista e sentita prima, credetemi).

Ben venga quindi un'altra edizione di Neverland che, come le piste ciclabili, non ti accorgi di quanto servono finchè non le adoperi: naturalmente le piste devono essere costruite con criterio, così questo festival, che deve crescere in maniera intelligente. Non serve una cattedrale nel deserto che accende le sue luci un paio di sere all'anno, ma un progetto che riesca a coinvolgere a tutti i livelli e per tutto l'anno la creatività giovanile nel territorio (la musica è un ottimo punto di partenza). Il primo passo, il più difficile, è stato fatto, speriamo che il cammino ora sia lungo: facciamo accadere le cose.



Grazie a Silva Rotelli a Rockit e ad Alez per l'efficienza e la disponibilità.

Pagine: Marlene Kuntz Gea Fabrizio Coppola Morgan Marco Castoldi Marta sui Tubi Il Teatro Degli Orrori Amor Fou

Commenti (2)

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  • Faustiko Murizzi 01/09/2008 ore 10:09 @faustiko

    Foto ovviamente spettacolari!!!
    Silva number one!!

  • alez 22/10/2008 ore 09:51 @alez

    decisamente è di un altro pianeta.
    presto organizzeremo una mostra con il suo lavoro completo.

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