Live Report: Carmen Consoli al New Age club - Roncade (TV) Live report, 08/11/2008

18/11/2008 di

(Foto di Maria Guzzon)

Carmen Consoli è in tour per presentare dal vivo "Mediamente Isterica", l'album che pubblicò ormai 10 anni fa. E dal 1998 sono cambiate molte cose: per lei che oggi risuona queste canzoni come per i fan che la conobbero allora e che poi sono cresciuti, disco dopo disco. Dal palco dice che li ha presi in giro per tutti questi anni. Molti non sono d'accordo, Maria Guzzon per prima. Ci racconta.



Correva l'anno 1998: se ne andavano Battisti e Sinatra, Pantani vinceva giro d'Italia e tour de France, nasceva Google...

Carmen Consoli in autunno pubblicava "Mediamente isterica".

Oggi ha ripreso in mano quel disco, forse il più scuro, a tratti glaciale come l'immagine di copertina, ne riassapora le note e le atmosfere, così distanti da quelle degli album più recenti. Lei di nuovo sul palco a celebrare questa sorta di compleanno, noi qui sotto a goderci lo spettacolo.

In dieci anni si cresce, si invecchia, si matura, si cambia faccia. Mutano anche le emozioni, il modo di esprimerle. La rabbia tagliente che permeava molti pezzi si è fatta più rotonda, densa - non meno pericolosa. La "cantantessa" si racconta usando le stesse parole ma riscrivendone il senso, con un tono che non ha più nulla di acerbo, e la consapevolezza di sé che si addice ad una "donna con la D maiuscola". E' la "Geisha" con la chitarra al posto della katana, cattiva come non mai, lucida e spietata, e mi chiedo quanto del rock potente che ci fa ascoltare c'è ancora da aspettarsi dai suoi lavori futuri, al di là dell'occasione discografica. Le parole "cover band di se stessa" fanno in tempo solo ad apparire veloci come un sottotitolo nella mia testa: la musica presto le spazza via, e per stasera non sono più importanti.

La sensazione che mi pervade durante tutto il concerto non possiede un nome preciso, e ha a che fare con il "senso del tempo", con il misurare la distanza che separa il passato dal presente. Non è nostalgia, è quel nodo che ti prende alla pancia quando ti rendi conto di non avere alcun rimpianto di ciò che è stato, ma al tempo stesso capisci che la tua storia ti si è sedimentata addosso, ha costruito il tuo modo di essere - artistico o personale che sia - e ne hai bisogno per comprendere meglio cosa sei diventato.

La scaletta non lascia spazio a fraintendimenti: da "Besame Giuda" al delirio ardente di "L'ultima preghiera" i pezzi sono proposti quasi nello stesso ordine del disco originario, riarrangiati solo in minima parte, eppure le sonorità - e questi dieci anni di vita - scavano una differenza profonda tra l'universo femminile della Carmen di allora e di adesso. Ci sono momenti in cui sembra di guardare vecchie foto a pellicola di quello che si era, gli amori finiti male, le persone che abbiamo conosciuto e che nessun social network ci farà reincontrare, mentre altre storie hanno acquistato significati diversi e quasi più attuali. Quando partono i video che accompagnano "Eco di sirene" penso con un sorriso amaro che oggi non salirebbe sul palco di nessun Festivalbar, con il microfono distorto e le immagini di attentati e bombardamenti che gonfiano lo schermo (siamo noi le Cassandre, qui ed ora, siamo noi a brindare sul nostro stesso sfacelo).

Dice, prima di salutarci suonando "Per niente stanca" e "Amore di plastica", che in fondo ci ha preso in giro per un decennio cantando sempre le stesse storie, le stesse cose. Pensando ai suoi ultimi inediti, non mi sento di darle ragione: quello che ha fatto dopo è altra cosa. Se però le storie restano vive, se conservano intatta la fiamma che le anima, per quanto mi riguarda può continuare a raccontarle per altri dieci anni.



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