Estra - New Age - Roncade (TV) Live report, 22/11/2002

08/12/2002 di Enrico Rigolin



Si va. Un altro concerto degli Estra, l’ennesimo.

Ci sono stati quelli pogati e sudatissimi, quelli pseudo-snob passati al bancone con far distaccato ma l’orecchio ben teso, quelli proprio sotto il palco, quelli con amici che gli Estra già li conoscevano, altri in cui il proselitismo obbligava a spiegazioni su ogni testo o movenza, altri ancora tremendamente etilici e deliranti. Ma è del live che s’ha da parlare, non certo dello stato d’animo di chi v’assiste, no?

Una delle ultime date di supporto a quel “Tunnel supermarket” che è parso ai più un vero e proprio passo falso nella discografia del quartetto trevigiano, in attesa della prossima uscita di un album dal vivo. E quando si hanno alle spalle quattro album da cui attingere, le esclusioni sono inevitabili, quindi inutile stare a soppesare o recriminare su una scaletta che ha indistintamente pescato dai lavori di studio, ad iniziare con la sorprendente apertura con “Nei deserti” per chiudere con l’immancabile “L’uomo coi tagli” senza lasciar da parte brani tratti dal - giustamente - vituperato ultimo album. E proprio questi pezzi traggono giovamento dal live, privi degli orpelli che in studio gli Estra avevano voluto aggiungere, per restituirli alla loro compattezza, grinta e carica originaria.

Il concerto ha dimostrato una band - appunto - compattissima, concentrata, in splendida forma e... unita, a smentire alla prova dei fatti i vari corvi che - elogiando giustamente il cd del reading “Sullo zero” recentemente uscito - presagivano per Estremo un futuro privo dei compagni di viaggio.

Niente di più distante da quanto emerso sotto le luci di un ‘New Age’ non sold-out ma abbastanza gremito, con un Abe in gran lustro e saltellante, la solita sezione ritmica (come si dice in questi casi, ‘granitica’ no?) ed un Estremo invero voglioso di contatto (tant’è che nei due giorni seguenti lo si sarebbe visto al M.E.I. tra la gente), teatrale, carico ma anche poetico come sa essere.

In quello stesso locale, anni fa, lo stesso Estremo si era concesso una sentita, memorabile ed incazzatissima arringa ‘politica’ bersagliando il piattume imperversante, proprio nella tana del leone (ossia: direttamente da un palco del Nordest!): oggi, se da un lato rimangono le alterazioni, dall’altro non c’è più tanta voglia, esigenza o volontà d’indignarsi per lo stato delle cose tra un brano e l’altro - fatto salvo il riferimento a quanto recentemente accaduto al largo delle coste della Galizia -, ma principalmente la semplice e dirompente carica di un concerto. In cui le riletture di brani vecchi e nuovi sono parse ancora vivissime.

Un grande concerto, chè ancora non lo si è detto esplicitamente.



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Il nuovo singolo dei Måneskin è l'ultimo dei loro problemi