Live report: Paolo Benvegnù al New Age di Treviso Live report, 11/03/2011

30/04/2011 di

Dopo avervi fatto ascoltare per intero il suo ultimo "Hermann", dopo averlo recensito e pubblicato una lunga intervista, mancava all'appello solo il concerto dal vivo. Ce lo racconta Stefania Conte, le foto sono di Matteo Crema.



Il debutto del nuovo tour di Paolo Benvegnù, anzi dei Benvegnù, come ormai è ribattezzato il gruppo, a riconoscimento di una creatività organica e pienamente condivisa, si consuma in quel di Treviso in una notte di metà marzo. L'album nuovo, "Hermann", non è un lavoro facile, anzi è quasi un concept. Una riflessione articolata e corale, piena di immagini allegoriche e richiami al mito, densa, letteraria e a tratti ostica. Di sicuro un passo oltre i toni intimi dei lavori precedenti, un salto che mi ci vuole del tempo a metabolizzare. Basti contare quante volte nei testi compare la parola "uomini". Un allargamento speculativo che lascia un dubbio sul diluirsi dell'emozione, e dell'immediatezza, e che solo la verifica del live può fugare.

L'attesa e la curiosità, nel locale che si riempie a poco a poco, mi fanno soffermare su alcune immagini proiettate sul palco. Sono delle frasche verdi, appena mosse dal vento, che ondeggiano. Anche loro sembrano aspettare dissimulando l'impazienza. Hanno un che di ipnotico. Finalmente si comincia, sul palco sono in sei, alle chitarre e alle tastiere si uniscono due fiati. La prima canzone è "La stagione perfetta", parte con una tensione è palpabile, l'emozione dell'esordio che va trascinata con sé. Un inizio cullante e fiducioso, in cui vedo tutti seguire quasi ossequiosi le labbra di Paolo. Come fare dei primi passi assieme, su un terreno poco conosciuto. La scaletta, si capisce presto, seguirà pedissequamente l'ordine delle canzoni dell'album. Le immagini proiettate, nel frattempo sono cambiate: ora rappresentano dei disegni dal sapore freddo e scientifico, disturbanti e pure minacciosi, siano essi scheletri di insetti o più temibili repertori di cannoni o macchine da guerra. Sembrano quasi lo scenario cui si oppone la ricerca di "Hermann", e ben si alternano alle asperità rock di "Moses" quando constata "infliggi le tue regole / distruggere per conquistare". "Love is talking" si conferma trascinante ed epica, anche dal vivo una delle tracce più felici, e mi sorprende "Avanzate, ascoltate", scarna nel suo incedere di chitarra acustica e tastiere, ma ambiziosa nei propositi del testo. Se la gente non canta subito questi pezzi nuovi, non è solo per l'uscita recente, penso. C'è qui uno stile diverso di scrittura che non rende subito assimilabili i contenuti. Io stessa sospendo il giudizio mentre ascolto. Bisognerà attendere altri live, darsi del tempo. Anche la band sembra stia familiarizzando coi saliscendi musicali, e prende convinzione poco a poco con "Io ho visto", un altro racconto dolente di uomini in cammino.

Brani come "Sartre Monstre" perdono l'opacità dell'ascolto su album grazie a una vibrante sessione ritmica, mentre "Good morning, Mr. Monroe!" echeggia i vecchi ritornelli degli Scisma e rompe con la sua linearità il piglio a tratti barocco degli altri pezzi. Episodio da segnalare: il batterista Andrea Franchi che canta "L'invasore" in maniera delicata e credibile, e alleggerisce il finale di un concerto coraggioso e impegnativo come una libagione di molte portate. Solo i bis riportano, dopo pochi minuti di attesa, su un terreno conosciuto: da "Cerchi nell'acqua", a "Rosemary plexiglas", al "Mare verticale", l'atmosfera si surriscalda, l'entusiasmo del pubblico sollecita Paolo e la band in un crescendo che lascia sfiniti e stupefatti a cantare in coro: "E' così che ogni goccia di te scava la mia schiena lentamente". Quale che sia il futuro di "Hermann", resta l'intensità d(e)i Benvegnù, presente e passato.



Commenti (1)

  • Charlotte 02/05/2011 ore 22:10 @charlotte

    La prima canzone sarà stata "Il pianeta perfetto", casomai.. :D

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