A new (re)login: Loser in inglese (con polemiche)

09/12/2004 di



É di questi ultimissimi giorni la notizia che Loser, ormai saldo punto di riferimento per gli amanti della musica indipendente e di qualità, è stato completamente tradotto in lingua inglese e dunque accessibile ad una platea vastissima di utenti. Com'è nata l'idea? Come si è sviluppata?
L'idea è quella di mettere un piede davanti all'altro. Dopo esserci allargati nella rete e, più recentemente, via etere nelle principali città italiane, il salto "estero" sembrava logico. Poi c'è stata la parte più noiosa ovvero quella della traduzione vera e propria per cui ci siamo avvalsi dei vantaggi della nostra temporanea collocazione anche "fisica" londinese. Sarebbe bene che questo fosse solo il primo passo di un percorso che possa permettere a Loser e tutto ciò che in questi anni ha rappresentato in Italia di aprire una pur minima breccia all'estero. Le idee ci sono, i contatti (in parte) pure ma come dice il saggio: "tra il dire e il fare c'è di mezzo E IL".

Tradurre contenuti in lingua inglese non significa però necessariamente che gli utenti stranieri li leggano. Come avete intenzione di promuovere il progetto? Attraverso quali canali Loser tenterà di portare la sua voce all'estero?
Il lancio della versione inglese di Loser è coinciso (non a caso, ovvio) con la promozione della nostra ultima compilation mp3 "Loser: Re-Login" nel portale Tiscali Music Uk ( http://www.tiscali.co.uk/music/features/041122_loser_relogin.html ) che ha dedicato ampio spazio a materiale in parte italiano in parte internazionale.

Da qui abbiamo cercato di coinvolgere la comunità "electro" online che proprio grazie a questo ultimo progetto ci ha imparato a conoscere e seguire (anche senza capire una parola di quanto dicevamo/scrivevamo fino a questa settimana). Una volta assestata la nostra posizione l'obiettivo è sempre quello di scommettere al rilancio, cosa te ne pare dell'idea di trasmettere Loser anche su una radio fm straniera per esempio?

Conosciamo tutti le difficoltà con le quali la musica italiana indipendente tenta di sbarcare in ambito internazionale. Qual è il vostro obiettivo?
Mi piacerebbe dire che non esiste differenza tra musica italiana e internazionale ma mentirei apertamente. Almeno in parte. La differenza c'è ed è nel modo in cui la musica viene gestita più che in quello in cui viene suonata. Per questo Loser si traduce in inglese: per assorbire a mò di spugna il know how di partner "maturi" e divenire magari un giorno capace di importare attivamente queste capacità nel nostro territorio. Loser è in un grande momento di transizione che, nella sua totale indecisione, si potrebbe tradurre nella migliore delle ipotesi in una crescita verso un pubblico extranazionale. Questo non dipende del tutto da noi ma anche da partner con cui collaboriamo. L'entusiasmo e la volontà di "farcela" lo abbiamo messo tutto in questa ennesimo tentativo. Vedremo se sarà sufficiente.

LoserWebRockRadio, oltre che come magazine virtuale, nasce principalmente - appunto come "web rock radio". Avete anche pensato a trasmissioni radiofoniche in lingua straniera? Inoltre, Loser è musica indipendente, al di là dei confini dei singoli stati. Che peso avrà, in questa nuova veste internazionale, la musica italiana?
Ovviamente si. Il problema è realizzarle in maniera credibile e "diversa" così come accade per la versione italiana. Il nostro personale procedimento step-by-step prevede la realizzazione di una prossima playlist dedicata agli ascoltatori stranieri e uno spazio sempre maggiore di musica internazionale nei redazionali audio/web del nostro programma, magari trovando il modo di rendere digeribili e interessanti interviste "in lingua" ai nostri ascoltatori abituali. Sempre meno divisioni dunque tra "Italia" e "Mondo" abbandonando l'atteggiamento (che abbiamo avuto per troppo tempo, ma non siamo i soli) da "riserva protetta" della musica nazionale. Sarà la prova della verità e, come negli spot "da savana" della Pepsi, spero che il tutto abbia le gambe per correre a sufficienza e sopravvivere. Basta però con l'assistenzialismo a tutti i costi.

Augurandovi in bocca al lupo per questo importante progetto, vi lascio con un'ultima domanda: che cosa vi aspettate da tutto ciò?
Difficile prevedere qualcosa quando si naviga a vista. Mi sarei aspettato questo salto oltre la frontiera anche da altri, più potenti e organizzati di quanto lo possiamo essere noi. Ciò non è avvenuto e, oltre piccole ma coraggiose eccezioni, nessuno ha avuto il coraggio di mettere la testa fuori dal recinto. Lo sta facendo la Mescal con una nuova sezione "internazionale", lo fanno altre indies cercando distribuzioni fuori dall'Italia. I tanti altri? Non pervenuti.

Se sembra una coda polemica: lo è.

Mi fa piacere poi che questa intervista arrivi proprio a pochi giorni dalla chiusura del MEI 2004 un'edizione più che mai autocelebrativa e autoreferenziale piena zeppa di premi assolutamente inutili. L'idea di coordinare le proprie forze è encomiabile e Loser stessa ha partecipato anni fa alla manifestazione ma questo andazzo da "pompini a vicenda" mi sembra del tutto eccessivo per un mercato che non riesce, non dico ad entrare in classifica, ma neppure a sopravvivere.

Proposte? Abbandonare la dimensione provinciale (piccolo è bello, stantio invece puzza), tagliare sulla linea delle coppe e targhe e spingere con più convinzione nei confronti di enti come la SIAE e soprattutto lo sviluppo di una nuova classe manageriale capace di gestire la "cosa" musicale in maniera diversa da come è fallimentarmente avvenuto fino a questo momento.

Siccome non vedevo l'ora di poter fare una tirata piena di sentenza come questa ho pensato che la prima cosa da fare fosse quella di pararsi il culo dando il buon esempio e mettere il naso fuori di casa per raccontarvi cosa ho visto.

Per il futuro nulla è certo, intanto però non ci facciamo mancare nulla.



Quando inizia con “ecco le risposte, un po acide”, significa che ha voglia, costruttivamente, di polemizzare. Per chi non lo conoscesse, Andrea Girolami è il deus ex machina di Loser, il portale di musica indie “powered by” Tiscali recentemente tradotto anche in lingua inglese. Essendo amici di lunga data, e apprezzando molto quanto il marchigiano ha sinora fatto sia in radio che fuori, siamo andati ad ascoltare che cosa avesse da dire riguardo questa importante novità. Ciò che ne è venuto fuori, come dice egli stesso, è unintervista le cui risposte arrivano da una “posizione di chi se ne frega quel tanto da poter fare un passo indietro e guardare il panorama con una vista migliore”. Al di là delle possibili (e sbagliate) interpretazioni di snobismo, vi lasciamo alle sue parole. Con un appunto: prima di portare fuori qualcosa, bisogna costruire dentro. Ed è ciò che qui a ROCKIT, da sempre, tentiamo di fare.

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