New Year's Eve Party @ Il Covo - Bologna Live report, 31/12/2004

03/01/2005 di



Polo nera Perry, cravatta gialla ed All Star bianche. Così ci si presenta al Covo per il capodanno 2005; le luci al neon faranno il resto. Prima della solita notte pazza, inutile e furiosa c’è il tempo di pagare multe e supplementi sul treno, incazzarsi con un controllore, fare la fonda al fegato e ai polmoni, mettere il nasu all’insù, rimirare circuendo il pilastro di San Donato, conoscere ubriaconi e disoccupati e delinquenti. E pensare che Bologna ti sembra sempre più un paradiso di specchi per allodole e un tempio mirabile di sfaticati in asilo politico. Una città blindata dal reggae. Che marcia al ritmo dei bonghi di una quantità incredibile di rasta e punkabbestia.

Ma, come ben sai, Bologna è anche il posto dove la musica indie ha trovato casa in Italia. Docile e ospitale, sembra la città in cui ti piacerebbe vivere, dove tutto è fatto a misura d’uomo. I bus rossi, che non inquinano, silenziosi. I palazzi moderati, la strada senza particolare sporcizia (nemmeno un televisore!), l’aria tranquilla, paciosa, quasi vibrante. L’atmosfera borghese. Perfetta. Milano in confronto è l’inferno dei proletari, e forse è per questo che tutti i punkabbestia stanno tutti ai lati di queste strade. Mica in mezzo agli ecuadoregni o ai milanesi, schifosi maestri d’occhiaie.

La strada per il Covo invece è solo un inferno per il freddo. La facciamo a piedi per un pezzo, sostanzialmente perché nessuno ha voglia di sapere quale bus prendere. (Farsi baciare dall’aria, avrei scritto in altri momenti.) Le strade sono deserte. Solo in lontananza si sente qualche petardo scoppiare. L’unico suono che interrompe i nostri passi sono alcuni ragazzi di Brescia che ci chiedono dove si trovi il locale al quale anche noi siamo diretti. Non rispondo io. Li guardo e basta.

Entrati al Covo l’impressione è quella che sia ancora vuoto. Poggio la giacca, e l’impressione è pressochè già svanita. Le danze sono già iniziate, i Disco Drive già esibiti (con lode, dicono alcuni), il pubblico incomincia a rumoreggiare. Nell’attesa dei Settlefish, salutare i conoscenti e abbracciare i vecchi amici è come al solito bellissimo. Si fanno chiacchere e si beve qualcosa. Si incomincia a fare la spola per il locale, come cellula impazzita dentro la tempesta prima ancora della quiete. Quest’anno, al Covo, c’è veramente il mondo (e pure Manuel Agnelli).

Negroni. E tocca ai Settlefish. Le referenze sono ottime (nuovo disco prodotto da Brian Deck e che vede, tra gli altri, Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò tra i guests) e i pareri di chi li ha già ascoltati pure. Ho un aspetto umano, ma mi metto nella posizione del punto esclamativo pervaso di energia venuto dallo spazio (?) e la musica inizia a pompare. Sul palco, i Modest Mouse in chiave emo; gli At The Drive-in in chiave indie. Bologna. Il Covo. In inglese. Bravissimi. Con un finale post di feedback in crescendo a spaccarci le orecchie mentre ci spacchiamo tutto il resto. Benvenuti. Questo è il New Year’s Eve party del Covo di Bologna. Mettetevi comodi. Ora tocca alla miglior band live italiana per iniziare con il botto e confermare le poche certezze rimasteci del 2004.

In realtà, ti voglio raccontare una cosa. Quest’anno ho visto tante volte gli One Dimensional Man dal vivo: credo di attestarmi sulla dozzina, concerto più concerto meno. Qualsiasi situazione, qualsiasi momento, qualsiasi contesto. Mai visto un concerto loro così splendido. Terminare così l’anno è vincere la volata con una spallata di reni, è gettare al vento la stanchezza. Compattare, migliorare, spaccare. È riaffilare le chitarre dopo la pausa dovuta alla stanchezza. È riprendersi il feeling. È veder nascere la colonna sonora d’una vita, legare un disco ad una compagnia di quattro stupidi ragazzi, tre dei quali non hanno a che fare con una malattia che forse anche tu conosci: l’ansia d’ascolto. Finire l’anno così è far scendere il locale. E se questo è un mestiere per pochi, questo è il mestiere degli ODM.

A noi invece, loquaci ascoltatori, non resta che riempire i momenti vuoti fra i concerti, colorare i pre e i post con le nostre maniacali idiozie e le nostre cazzate d’antan che corrono sceme come criceti dentro cerchi di fumo. Non resta che dare un senso alla musica che ascoltiamo, e dunque all’anno che sta per arrivare. Io a volte nella ricerca del senso perdo un po’ il senno, ed esagero. Volevamo scusarmi con te, per averti fatto impazzire, in ogni strana inclinazione dell’asse, già di per sé storto, uomo-donna. Spero che mi capirai. In fondo, ero solo un po’ sbronzo. E avevo addosso delle converse bianche. Fosforescenti. Come la luce del neon.



Migliaia di morti al di là dell'oceano. Qualche botto per le strade di Bologna. Ci si presenta al Covo con polo Perry nera, cravatta gialla ed All Star bianche. Le luci al neon, poi, faranno il resto.

Pagine: One Dimensional Man (ODM) Settlefish Disco Drive

Commenti (1)

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