Che musica ascolta Nicolas Jaar?

Il producer ha regalato parte della sua infinita collezione di dischi alla città di Torino. Un'occasione per scoprire gusti e influenze – dal folk ucraino alla musica da chiesa, e parecchia Italia – di un artista innovativo e magnifico
13/01/2021 11:39

Per un attimo ci ho pensato: "Prendo il primo treno e parto". Fregandomene di zone rosse, arancioni, gialle, quel che è, spendendo un salasso per arrivare a Torino il prima possibile, che nel mio caso vuol dire più di 6 ore. Ed è qua, oltre alla botta di soldi che avrei dovuto sborsare per il viaggio – senza contare l’eventuale multone di accompagnamento per essere uscito dai confini regionali –, un altro pensiero mi ha fatto desistere: "Ma figurati se per quando arrivo è rimasto ancora qualcosa".

L’idea che per circa mezzo secondo aveva scosso il mio animo pigro e casalingo era quella di andare a Isola, locale a 5 minuti a piedi dalla stazione di Torino Porta Nuova – e a 448 km in linea d’aria da casa mia –, e raccattare quanti più dischi possibile per lo speciale giveaway annunciato per lo scorso 11 gennaio. Questo non per taccagneria – anche perché avrei speso ben di più in treno che a comprare 5 dischi nel negozio di fiducia – o per una ossessione smodata verso i vinili, quanto per il nome del benefattore che ha regalato parte della sua collezione per questa iniziativa: Nicolas Jaar.

 
 
 
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La mia previsione si è rivelata azzeccata: nel giro di circa 5 ore, gli oltre 800 album donati da Jaar si sono volatilizzati, portati a casa da quei fortunati torinesi che sono riusciti ad arrivare in tempo. Non ce l’avrei mai fatta, al di là della follia senza senso che sarebbe stata quella di macinare centinaia di chilometri solo per poter dire di avere un disco appartenuto a Jaar. Un po’ per pescare chissà quale reperto introvabile e impreziosire la mia collezione personale, un po’ per menarsela con quei pochi amici che hanno la cortesia di fingere di essere interessati quando inizio a parlare a macchinetta di musica. Ma, soprattutto, per poter mettere mano su quella musica che ha ispirato uno dei producer più importanti degli ultimi 10 anni.

Nonostante la distanza fisica e la conseguente rassegnazione di non poter prendere parte a questa occasione, non demordo e decido di contattare i ragazzi di Isola almeno per farmi fare un resoconto di quello che è successo. "È stato un regalo che Nicolas ha voluto fare alla città di Torino, un gesto di cuore", mi ha spiegato Alessio, uno dei collaboratori del locale. "Lui ama questa città e ha individuato noi come un punto nevralgico per la musica qua".

D’altronde, dopo anni di festival come Club to Club e TOdays, è innegabile che Torino si sia fatta un nome a livello internazionale per quanto riguarda la dimensione elettronica. E se Jaar non è il nome principe della scena in questo momento, poco ci manca: solo quest’anno ha pubblicato due album a nome suo, Cenizas e Telas, e uno con il moniker Against All Logic. Senza contare l’uscita a sorpresa di un live del 2014 e del singolo Liberty Bell col suo progetto Darkside, in coppia con il musicista americano Dave Harrington, ad anticipare l'uscita del nuovo album Spirals, prevista in primavera.

A partire dalle 11:30 di lunedì 11 gennaio, Isola è stata "assediata" – pur mantenendo tutte le norme anti-Covid – da tantissimi fan e curiosi che hanno voluto portarsi a casa un cimelio della collezione di Jaar. La cosa si è replicata in maniera minore la mattinata successiva, con una aggiunta di una quarantina di album per chi non era riuscito a passare il giorno prima, questa volta con il numero limite di un disco a testa.

Ma quali sono gli album che Jaar ha deciso di regalare a Isola? “C’era di tutto, anche dischi di effetti sonori, ma uno di quelli che mi ha sorpreso di più probabilmente è stato vederne uno di Branduardi lì in mezzo", mi ha detto Alessio con una risata. Poi mi manda un elenco con qualche titolo più specifico. Uno di quelli che noto subito è Valentina Plays the Batterie Fragile di Valentina Magaletti, la batterista pugliese trapiantata a Londra con cui avevo scambiato due parole qualche tempo fa, in cui mi aveva casualmente parlato proprio del suo rapporto di amicizia con Jaar e di come lui avesse dichiarato di essere un fan della sua musica.

Per il resto, è impressionante vedere la varietà della collezione del producer newyorchese. Oltre a opere della sua etichetta Other People, c’è musica tradizionale ucraina e indiana, un’edizione limitata di Einsjäger und Siebenjäger dei Popol Vuh, Modern Pop Percussion di Vincent Gemignani – disco di culto oltralpe e non solo –, l’ep Yumegoto del dj giapponese Nao Katafuchi, una registrazione della cerimonia ebraica del Kol Nidre – che l’angosciante voce simil gregoriana di Menysid, seconda traccia di Cenizas, abbia origine da qua? – nella sinagoga di Mosca.

Musica che arriva da ogni angolo del globo, specchio di un’evidente curiosità insaziabile che infesta le orecchie di Jaar, come se non bastasse la varietà della sua produzione a testimoniarlo. E che dovremmo anche noi imparare a seguire, buttandoci senza paura anche negli ascolti più improbabili. Magari non diventeremo Jaar, ma almeno qualcosa di prezioso lo troveremo.

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L'articolo Che musica ascolta Nicolas Jaar? di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 13/01/2021 11:39

Tag: torino - vinili - beneficenza

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