Cristina Donà - "Nido" tour - Riolo Terme (Ravenna) Live report, 03/02/2000

28/02/2000 di



Per la prima nazionale della tournée di Nido Cristina Donà sceglie la terra emiliana e in un ambiente a lei consono (un cinema-teatro) dimostra di essere già in gran forma per la sua avventura live. D’altronde può ritenersi fortunatissima a ritrovarsi con una band assolutamente preparata alla sua musica, ricca di contorni e sfumature difficili da scovare nel panorama rock italiano.

Prima di intravedere la star della serata, le note di Brasil sono il segno evidente che l’attesa è finita ed ecco apparire Cristina; quando si apre il sipario, appena dopo le 22, si presenta abbigliata con un vestito viola, tanto per ricalcare i colori della copertina del disco; seduta su una sedia, attacca subito con la title-track dell’ultimo album, interpretando una versione non dissimile dall’originale. Stessa cosa avverrà per i successivi 5 pezzi: L’aridità dell’aria, L’ultima giornata di sole, Stelle buone, Goccia e Qualcosa che lasci il segno mantengono praticamente gli stessi splendidi arrangiamenti già noti, guadagnando forse in una maggiore carica elettrica. Non mancheranno però le sorprese: quando è il momento di Labirinto la canzone cambia i connotati, assumendo inaspettate sembianze dark per poi trasformarsi, nel finale, in una creatura dalle sfumature jazz. E mentre la band jammava proprio nei momenti conclusivi del pezzo, la Donà si ritirava nei camerini per rientrare con lo stesso vestito delle session fotografiche di Nido e un paio di occhiali ‘rubati’ agli amici Afterhours ai tempi di Hai paura del buio?. Si riprende, e non a caso, con Deliziosa abbondanza, giusto per esseri coerenti al testo; più curiosa, almeno a livello musicale, sarà invece Volevo essere altrove, con la vocalist intenta a maneggiare un piccolo registratorino che sostituisce nel modo migliore gli effetti ottenuti in studio. Sarà poi la volta di Così cara, momento in cui Cristina ci invita a riflettere sul turismo sessuale, Mi dispiace e Terapie, 3 brani in cui gli strumentisti che l’accompagnano (il chitarrista Lorenzo Corti, il batterista Christian Calcagnile e il bassista Marco Ferrara) si confermano ‘spalle ideali’ per le strambe melodie dell’autrice e gli affascinanti arrangiamenti che hanno (ri)pensato assieme per il live.

Da qui alla fine verranno riservate una tiratissima Ho sempre me, Senza disturbare – ovvero la conferma che Tregua è un esordio irripetibile per la magia in esso contenuta – e l’inevitabile finale dai toni malinconici di Mangialuomo. Naturalmente la serata non poteva concludersi così semplicemente, e i quattro tornano per intonare Raso e chiome bionde, a metà strada tra il jazz e la samba, e una cover inaspettata di Brassed in pocket dei Pretenders, quasi a ricordare gli inevitabili trascorsi della gioventù ‘eighties’ della Donà. Ma ce n’è ancora: Risalendo e Tregua sono assolutamente disarmanti per la grande prova esecutiva quanto il secondo bis affidato alla stramba Volo in deltaplano, brano che consta di sola voce e riverse, tanto per dimostrare l’eclettismo di questa piccola grande donna.

Per adesso non mi rimane che tifare a gran voce per questa ‘stella buona’, con la speranza che continui a brillare così tanto da ‘accecare’ i nostri occhi.



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