Nino Saetti meets Bruce Springsteen

C'è qualcosa di meglio per un fan italiano di Springsteen di fotografarlo nella sua "seconda casa", lo stadio di San Siro? Sì, fotografarlo in una maniera davvero unica. Come in questo scatto dal "tetto del mondo"

- © Nino Saetti
26/01/2026 - 14:36 Scritto da Giulia Callino

Dentro ai tuoi occhi è la rubrica di Rockit che propone uno scatto dei maggiori fotografi della musica italiana, raccontato dalla prospettiva dell'autore. Oggi a raccontare è Nino Saetti, che ha scelto di condividere con noi la storia di un suo scatto a Bruce Springsteen.

3 luglio 2016, San Siro

Da fotografo che si occupa di musica da davvero tanti anni, è difficile scegliere un solo scatto da raccontare. Pensandoci a lungo, sono arrivato a due foto per me particolarmente significative e importanti. Sono stato combattuto sulla scelta fino a pochissimi minuti fa: da un lato, uno scatto ad un live di Springsteen, il mio artista internazionale preferito, che ha una profonda connessione con la mia vita; dall'altro, una foto realizzata durante l'evento epocale e da record Modena City Park di Vasco Rossi, altro artista importante e a cui mi lega una storia forte.

Alla fine ho scelto Springsteen. Lo ascoltava mio fratello, io all'epoca ero un bambino: dalla sua camera, sentivo arrivare questa fisarmonica a tutto volume. Con il suo New Jersey, Springsteen rappresentava per me il mito americano, con il gilet in jeans sopra alla giacca di pelle, l'immaginario della motocicletta e ideali rock'n'roll che condividevo anch'io.

Quando venne in Italia per la prima volta ero un ragazzino, ci andai accompagnato da mio fratello. L'ho sempre ascoltato e seguito ancora prima di iniziare a fare il fotografo, inizialmente a livello amatoriale, poi iniziando a lavorare in studi di produzioni televisive. Via via, ho iniziato a unire la passione per la fotografia e quella per la musica e ho cominciato a fare foto ai concerti.

Nel 2016, viene annunciata una doppia data di Springsteen a San Siro: a organizzarla era lo storico promoter Barley Arts, che aveva un lungo rapporto di collaborazione con l'artista e che lo aveva già portato più volte in Italia. Pur non avendo né un accredito né il biglietto, all'ultimo decisi di andarci anch'io, nella speranza che sarei riuscito a partecipare al concerto. È lì che accade una cosa speciale tramite un amico fotografo, Henry Ruggeri, anche lui lì per lavoro. Quel giorno, il management di Springsteen chiese la disponibilità di un fotografo che realizzasse degli scatti dall'alto, perché il concerto prevedeva scenografie molto imponenti e coreografiche, con effetti speciali. Ognuno dei fotografi ufficiali lì presenti aveva un proprio compito: questo non era ancora coperto e venne chiesto a me.

Istintivamente, pensai che fossero pazzi. Il tetto di San Siro è altissimo: oggi non danno più i permessi per salire così in alto e credo che nemmeno all'epoca ci fossero grandi precedenti. Fu anche un piccolo colpo di fortuna: per Springsteen si trattava di un'occasione speciale, perché celebrava gli oltre trent'anni dalla prima data tenuta in quello stadio. Per qualsiasi altro musicista, probabilmente avrei detto di no: in quell'occasione, però, sentii una tale adrenalina e soprattutto un tale amore da superare la paura e cogliere subito la possibilità di fotografare il mio idolo da quella posizione unica. Nell'arco di pochi minuti, passai dall'interrogativo se sarei riuscito ad assistere al concerto ad essere ingaggiato direttamente dal promoter come fotografo ufficiale dell'evento in una veste inaudita, mai vista né prima né dopo.

Arrivare lì in alto fu pazzesco. Salimmo in un ascensore e, dopo vari controlli, attraverso delle piccole scale fino a una passerella reticolata, usata solo dai tecnici per i cambi dei fari. Per fotografare, dovetti indossare un'imbragatura e posizionarmi in ginocchio sulla griglia, con il corpo macchina saldamente legato a me, e, visto che stavo usando un grandangolo, sporgermi un po' per non includere nello scatto i fari. Viste da lì, le persone erano diventate minuscole, dei francobolli.Sentii di essere sul tetto non solo di San Siro, ma dell'evento intero. Assistetti all'inizio del concerto da lì, unica persona così in alto: un'emozione indescrivibile. Una volta conclusi i miei scatti, che riguardavano solo alcuni brani, fu il momento di scendere: fu forse solo a quel punto, quando appoggiai di nuovo i piedi a terra, che sentii scendere l'adrenalina. Una sensazione potentissima.

A un certo punto del concerto, mi chiamano dall'ufficio stampa: c'era bisogno che portassi subito le foto in ufficio perché le inviassero al management per approvazione, per i ringraziamenti di Springsteen a Milano. Lo feci. Poi tornai all'albergo dove alloggiavamo anche con gli altri fotografi, felice ma stanchissimo.

La mattina dopo, il primo tra loro che si sveglia mi chiama, invitandomi a guardare i social di Springsteen: nella sua pagina, aveva usato come primo scatto la mia foto dall'alto, con scritto "Grazie Italia, è stato bellissimo". È incredibile pensare che da ragazzo andavo in edicola a comprare i giornali di musica per vedere le sue foto e che, in quel momento, la mia leggenda, filo conduttore della mia vita, aveva scelto un mio scatto per raccontare quell'evento e ringraziare il pubblico. Un'emozione grandissima, per la quale un ringraziamento va a Barley Arts ed Henry Ruggeri, che hanno reso possibile questa occasione per me indimenticabile.

Ovviamente, ho tuttora una gigantografia dello scatto nel mio studio. Quando la guardo, ci vedoil coronamento di un sogno, un pezzo di me stesso e un senso di unicità e irripetibilità: non solo non ci sono né ci saranno altri scatti di Springsteen dal tetto di San Siro, ma quelli che ci sono li ho fatti io.

---
L'articolo Nino Saetti meets Bruce Springsteen di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2026-01-26 14:36:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia