Perché Kurt Cobain odiava Nevermind

Foto di Charles Peterson - kurt cobainFoto di Charles Peterson - kurt cobain
18/10/2016 di Valeria Sgarella

Ve ne sarete accorti, se avete amato quell’epica fase del rock denominato grunge: è di nuovo il 1991.
Si celebra quest’anno il venticinquesimo anniversario di alcuni indiscussi pilastri portanti del movimento flanellato: "Ten" dei Pearl Jam, il progetto Temple Of The Dog - la band “ponte” tra i Mother Love Bone e i Pearl Jam - "Badmotorfinger" dei Soundgarden e soprattutto "Nevermind" dei Nirvana. Già, Nevermind.

Com’è ovvio, la ricorrenza ha portato pregevoli testate a celebrarne la rilevanza; da “seminale” a “manifesto generazionale”, abbiamo assistito allo snocciolamento di tutti i luoghi comuni possibili. È vero, del resto: "Nevermind" ha incendiato vite e strade. Per dirla con le parole del fotografo Charles Peterson, “ha parlato a intere legioni di ragazzi disagiati”. È uno di quei dischi che, se li incontri da adolescente, poi ti accompagnano per tutta la vita in tutti i tuoi mirabili cambiamenti, ricordandoti cosa eri, e cosa saresti potuto diventare. O di quando avresti potuto schiattare.

Tuttavia, in quel processo di glorificazione che è agevolato dalle ricorrenze, ci si scorda a volte di chi il disco l’ha fatto. Spesso è proprio lui, l’artista, il suo primo detrattore. Kurt Cobain, nella fattispecie, non sarebbe d’accordo, con tutto questo strombazzare di lodi.

Per ovvi motivi, lui non è qui tra noi a ribadire il concetto, ma abbiamo buoni motivi per pensare che "Nevermind" fosse, per Kurt, una spina nel fianco. Per dirla tutta, Nevermind gli stava proprio sui coglioni.
Facciamo un passo indietro; come è accaduto per altri dischi leggendari, "Nevermind" non aveva in sé i germi del successo. Alcune delle sue canzoni sono state scritte nel periodo in cui usciva "Bleach", l’album d’esordio dei Nirvana. Tra questi due album sono intercorsi due anni di fuoco, che hanno visto diversi cambi di formazione, e il passaggio dall’etichetta “locale” Sub Pop alla major Geffen.

(Kurt Cobain nel 1991. Foto via) 

Chad Channing, quel fenomeno di batterista con la faccia che pareva disegnata da un vignettista pazzo, all’inizio andava bene, ma poi si era rivelato non all’altezza dell’evoluzione della band, ed era stato soppiantato da Dave Grohl. Jason Everman, il chitarrista “fantasma” che compare nei crediti di "Bleach", ma che in realtà non c’ha suonato, era stato estromesso per divergenze con Kurt. Però, Everman aveva finanziato le sessioni di Bleach perché nessuno aveva i soldi per pagare i turni di registrazione. Ed è per questo che Kurt aveva voluto che il suo nome comparisse nelle note di copertina: per dirgli, fondamentalmente, “grazie”. Dunque, se i Nirvana hanno pubblicato il primo disco, è grazie a lui, che poi andò in tour con i Soundgarden in qualità di bassista. Ma non divaghiamo.

A Kurt non interessava la grande diatriba sul Seattle Sound -  se dovesse suonare più metal o più punk. A lui piacevano i Beatles, e voleva fare i pezzi come John Lennon. Nella fattispecie, lui voleva fare “dischi per bambini”, suonati come li avrebbe suonati Lennon. Voleva pezzi immediati, diretti, lineari. La Sub Pop, a cui quella diatriba interessava molto, invece, voleva solo band con la chitarra pesante dal vago sentore anni '70, e aveva imposto alla band di scremare i pezzi più pop da "Bleach". Una delle escluse era "Polly".

Le sessioni di registrazione di "Nevermind" cominciarono nel maggio del 1991 ai Sound City Studios, Van Nuys, Los Angeles. In studio, la band portò anche otto pezzi registrati un anno prima agli Smart Studios di Butch Vig, con ancora Channing alla batteria. Di quelle canzoni, "Polly" fu l’unica a passare le selezioni per Nevermind.
Altre canzoni, incluse "Come As You Are" e "Smells Like Teen Spirit", erano in vita da meno tempo, ed erano state provate un po’ di volte in varie occasioni. "Teen Spirit", in particolare, aveva debuttato un paio di mesi prima, durante un live all’OK Hotel, uno dei pochi all-ages club di Seattle, davanti a un centinaio di persone. Il testo era vagamente diverso, ma il cuore del pezzo era già tutto lì. La reazione del pubblico era stata buona.

(Foto via)

Il titolo di "Smells Like Teen Spirit" ha una genesi contorta; una sera dell’agosto del 1990, Kurt era andato con l’amica Kathleen Hanna, leader del collettivo punk femminile Bikini Kill, a imbrattare i muri di un centro antiaborto sorto di recente a Seattle. Per come la vedeva lui, quello non era propriamente un centro antiaborto: era un covo di destrorsi in cui si diceva alle ragazzine gravide che, se avessero abortito, sarebbero andate all’inferno.
Dopo aver messo in scena quell’atto di protesta, ed essersi scolati diverse bottiglie di Canadian Club, i due erano finiti a casa di Kurt, sbronzi come mai, e lei aveva cominciato a scrivere con un evidenziatore frasi a caso su una parete. Una era “Kurt smells like Teen Spirit”. Lui l’aveva letta come “Kurt potrebbe essere un personaggio ispirazionale, un punto di riferimento per la nuova generazione”. Invece lei intendeva dire “Kurt puzza di deodorante”. Teen Spirit era in effetti uno stucchevole spray deodorante, indossato da Tobi Vail, anche lei nelle Bikini Kill, e allora fidanzata di Kurt.

Curioso, dunque: il manifesto generazionale dei Nirvana è nato da un equivoco sul ruolo di Kurt per le nuove generazioni. Si scherza.
Durante le sessioni di "Nevermind", ai Sound City Studios, tutto girava tutto intorno all’umore di Kurt. C’erano giorni molto sì, e giorni molto no; giorni in cui era operativo, e altri in cui se ne stava seduto in disparte, senza dire una parola, per ore. “Non ti preoccupare”- diceva Grohl a Vig, le prime volte – “è fatto così”.
La vera missione di Vig era di riuscire a catturare quel preciso istante magico in cui Kurt avrebbe trovato la chiave di svolta di un pezzo. Come in "Something In The Way", senz’altro il pezzo che ha dato più filo da torcere in studio. Dopo una decina di tentativi andati a vuoto, Kurt, spazientito, era uscito dal booth, e si era messo seduto con la chitarra sul divano, in sala di regia, intonandola. La voce flebile, appena percettibile. “Così. Deve venire così”.
Vig, nella fretta di cogliere quell’attimo prezioso, aveva trasferito al volo tutti i microfoni in quella stanza e fatto tutti i collegamenti necessari per incapsulare quell’istante nell’eternità. E c’era riuscito.



(Foto via)

In generale, il problema più grosso, in studio, era chiedere Kurt di fare il double tracking della voce. Lui odiava il double tracking, pratica richiesta praticamente per tutte le canzoni; in "In Bloom", addirittura, il double tracking di Kurt si sovrappone a quello della voce di Dave. Allora Vig, per convincerlo, gli diceva che anche John Lennon li faceva. Funzionava quasi sempre.

Il mix finale di Butch Vig su "Nevermind" non convincerà i Nirvana, che sceglieranno di affidarsi invece ad Andy Wallace, un signore che aveva lavorato con gli Slayer. Lui darà al disco quella lucentezza e pulizia che avrebbe procurato a Kurt piacere e disagio in dosi uguali. "Nevermind" uscì il 24 settembre del 1991. Il 2 gennaio del 1992 scalzò "Dangerous" di Michael Jackson dalla posizione n. 1 della Billboard 200.
In quel periodo, Kurt dichiarò al biografo Michael Azerrad: “Quest’album suona così meschinamente pettinato; fino a poco tempo fa, mi avrebbe fatto odiare questa band”. Di "Smells Like Teen Spirit disse": “È un perfetto mix di perfezione e di produzione cacasotto. Per chi non c’è abituato può suonare quasi estremo, ma per me personalmente, è loffio”.

Chiaro: non puoi essere contemporaneamente punk e portavoce di un’intera generazione di disagiati, e felice di aver venduto. La Colgate-Palmolive, casa produttrice del deodorante Teen Spirit, incredula di fronte a una tale bordata di visibilità, cavalcò il momento lanciando una linea Teen Spirit di prodotti per capelli. Scelta intelligente: i capelli erano tutto, nell’era grunge.
L’inserzione che i Nirvana, nella loro fase primordiale, pubblicarono sul magazine The Rocket per cercare un nuovo batterista, diceva chiaramente “Hair and attitude a must”.

I prodotti per capelli Teen Spirit debuttarono benissimo, e persero il loro appeal solo quando Smells like Teen Spirit uscì dalle chart. Il deodorante c’è ancora, in due fragranze: Pink Crush e Sweet Strawberry.

 

 

Valeria Sgarella è autrice di "Andy Wood, l'inventore del grunge: vivere e morire a Seattle prima dei Pearl Jam", Area 51 Editore. Un racconto dettagliato e documentato del grunge, prima che si chiamasse così.  

 

Tag: storie

Commenti (9)

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  • Valeria_Sgarella 20/10/2016 ore 19:19 @Valeria_Sgarella

    Ciao MM. Innanzitutto, grazie per "l'articolo è bello". E, tranquillo, ho pazienza da vendere. Che Kurt amasse i Beatles, anche in età adulta, è cosa arcinota. Chiaro, mica solo quelli. Il suo ventaglio di punti di riferimento oscillava tra i Big Black e i R.E.M., per dire. Kurt era affamato di novità. Ma i Beatles li ha sempre amati. Nei suoi diari postumi è scritto chiaramente che John Lennon era il suo "idolo". Scrisse "About a Girl" dopo aver ascoltato per ore "Meet The Beatles". Incise una cover di "And I Love Her". Ma, ecco, se proprio vuoi sapere chi l'ha detto, l'ha detto Butch Vig, produttore di Nevermind. Che sicuramente lo conosceva bene. Non escludo però possa averlo detto anche sua madre. Grazie ancora, e un abbraccio.

  • MacroMuscario 21/10/2016 ore 01:37 @MacroMuscario

    Ah, era Butch Vig in particolare. D'accordo.
    Ti ringrazio per le notizie interessanti, Valeria Sgarella.
    E' ché conosco i fatti su Kurt un po' in maniera mozzata, per così dire.
    Infatti i diari (per esempio) non li ho letti perché non ho potuto. Già. :-(
    Adoro talmente Kurt che mi intristisco e quindi evito di leggere o ascoltare l'ennesimo cd; anzi, lo evito in parte.
    Infatti sull'articolo che hai pubblicato non ho resistito.

    Bellissima anche la prima foto (non l'avevo mai vista) dove Kurt ha gli occhi sorridenti ma una smorfia come fosse disgusto, che non riesce però a rovinargli la bellezza del viso.
    Diciamo che sono un suo Grande, anzi, Enorme Sostenitore (non mi piace il termine Fan e lo evito) ma in modo alterno o discontinuo e anche volutamente come dicevo.

    Ciao,

    Marco Delfino

  • Valeria_Sgarella 21/10/2016 ore 08:53 @Valeria_Sgarella

    Ciao Marco, capisco tutto, anche il bisogno di...evitare. Contenta che apprezzi la foto. Si tratta infatti un'immagine non molto diffusa. Pensa che è stata scattata proprio durante il party di lancio di Nevermind dal grandissimo Charles Peterson, noto e iconico fotografo di Seattle. Grazie ancora.

  • MacroMuscario 26/10/2016 ore 03:52 @MacroMuscario

    David è scappato via per paura credo!
    Ha capito solo dopo di aver sottovalutato Valeria Sgarella, la sua cultura musicale e le sue capacità.
    E poi non c'è nulla da eccepire su questo articolo.

  • Valeria_Sgarella 26/10/2016 ore 16:38 @Valeria_Sgarella

    Ci mancherebbe, i dubbi sono leciti. Evidentemente non ha retto "pettinato". D'altra parte, come dargli torto?:)

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